La resurrezione e la forza.


Entro in macchina e lui mi guarda.
Mi guarda come se fossi la prima della sua vita.
Lui guida e parla molto.
Mi racconta di lui.
Chiede di me. [?]
Ci fermiamo nel nostro posto.
Luci spente e odore della pioggia di Marzo.
Fumiamo una sigaretta, fuori fa freddo.
I finestrini lucciccano d’ attesa.
Ci spogliamo, io mi chino su di lui.
In ginocchio, al cospetto del suo desiderio.
Reverente succhio, grata ed esigente.
Gelosa lecco piano, il ricordo del lattice sulle labbra.
Sfilo le mutande da sotto la gonna.
I tacchi, lo sfregamento caldo del sintetico.
Sulle gambe e lui mi guarda.
Mi prende veloce,
meglio così,
siamo di fretta per smaltire sentimenti.
le ruote si consumano troppo in fretta,
il contachilometri
gli ingranaggi
il respiro catalitico alla menta.
Viene, sembra che muoia.
Io non vengo ma era bello.
Io non vengo e scendo.
Fuori fa freddo, sembra di morire.
50euro.
Aspetto un altro amante.
50euro.
Non sono abbastanza per venire.
Credo.
Non sono abbastanza per amare.
Credo.
Aspetto un altro amore.

Il male, quello buono

Vuoi e vai
Distruggi Caos
ed invece mangi ossa

 

Rivoltare spiriti
assonnati
non è mai una buona mossa.

 

Divori vuoti monoporzione
Spirali di pensieri
Aliti d’incendio caldo
rottami di videoemozioni.

 

Non sai cos’aspettarti
ruoti e salti d’ambizione
cadi e spappoli gli insetti
le antenne di mille
televisioni.

 

La tua antirivoluzione
parte e muore
in innesti artificiali
di carne cuore e sudore.

 

Salti e balzi
Vergine suicida
giù nel nero di te stessa
trovi sangue, solo sangue
la candida maledizione.

 

E ti accorgi troppo tardi
che la sola comunicazione
parte dal quel male antico
assopito tra le arterie
forte tragico e nemico.

 

Cosa vuoi
ora bambina
col tuo pennello secco
disegnare?

 

Vuota e sola
assassina
la tua spada a doppia lama
spingi forte ragazzina
contro il petto
bevi forte, tira forte
succhia ancora che è già mattina.

 

Tira dritto ed abbandona
il ricordo
soffocante di rancore
verso tutti e verso Dio,
la certezza affilata
di non poter lavare un corpo
con le mani insanguinate.

 

Salve o Regina

Quando ti accorgi di essere stato maltrattato dalla vita, inizia il tuo risveglio.

Sono nato in un paese di campagna nella Maremma toscana. Mio padre era il tutto fare del paese, piccoli lavori da idraulico, da muratore, elettricista, piastrellista, imbianchino, traslocatore e, sì, gran scopatore. Erano anni vigorosi i settanta, anni in cui i luoghi comuni si sono creati per le generazioni future. The end of new, recita la mia maglietta troppo lunga e troppo attillata che porto oggi. Mia madre era una casalinga modello, brava cuoca, brava allevatrice di figli, brava donna di casa, remissiva con il marito ma consapevole di tutto. Prendeva ciò che le dava la vita con il sorriso. Il resto diventava gastriti e dermatiti veicolate da due pacchetti di sigarette al giorno, veicolate da una bottiglia di Chianti al giorno. Si stava bene in famiglia, mio padre sempre stanco e rilassato, mia madre nervosa ma taciturna, tutti con una Nazionale senza filtro in bocca. Fissa. Pendente dal labbro, un prolungamento dell’anima nel fumo. Fumavano tutti in casa, sul mio faccino smunto da ipertiroideo, gli occhi sporgenti arrossati. Si fumava in bagno, si fumava a cena, subito dopo colazione. Ricordo quando, per una cena di compleanno di qualche cugino, mia zia preparò dei fusilli con il formaggio fuso. Il mio piatto arrivò coperto di scaglie nerastre. Zia cos’è questa polvere? avevo 12 anni. Noce moscata. Vomitai per due giorni la fottutissima noce moscata. In quei due giorni di prigionia casalinga, capii a fondo le dinamiche di casa. Capii che mio padre, scopandosi una cliente non troppo pulita, si era preso la sifilide, il morbus Sanctae Reginae. La malattia della Madonna in sostanza. Mia madre andò a vivere dalla sorella, lontano da quell’uomo sporco e infetto, e dalla sua macchia violacea sull’uccello, che non sta neanche più su come un tempo. Mia madre sapeva di ogni scopata di mio padre, ma poco le importava, credo. Più che altro, non tutti i panni sporchi si possono lavare in casa. Tanto meno sul collo dell’utero della propria moglie.

Passò un anno sospeso nel tempo, era il 1988 , l’anno in cui fumai per la prima volta, baciai la mia prima ragazza, fui riempito di botte per la prima volta, per quel bacio alla ragazza di un altro. L’anno in cui mia zia fumò più sigarette. In cui comprò meno noce moscata.L’anno in cui mio padre mi iscrisse, senza dirmi un cazzo, a Villa Sora. Un collegio Salesiano a Roma. Villa Sora. Cinque anni di formazione, dedicate alla Madonna. Sacra Regina sifilitica.

Nowadays

Sento timbri Drum n’ Bass
Sigarette in cenere
Serate in polvere
Ragazzini storti in freebase.

Le responsabilità di Facebook
I rapporti es em es,
I forum di scambismo
La fame, la sete
Corpi nudi easy taste

Lo stupro del linguaggio
La violenza delle immagini
La vittoria dello status
Musica e libri lazyness

Voi i miei fanti, io il vostro Re
Rapporti di lavoro feed my back

Ego infranti, sadomaso, hasta el Che.

Rock n’ Roll
Plug n’ Play
Sex n’ Death

I nostri futuri infranti
La mia vita al limite,
la mia normalità con te.

Io ti spacco l’incisivo.

I tuoi denti perfetti
che mi sorridono delinquenti
dei mille occhi chiusi
che ti guardano ballare
al centro della pista a tempo.

I tuoi denti perfetti
che brillano stronzi
al neon nero.

Al neon nero mostri
Tu
scaglie di luna rilucenti intorno
come partorite da un cazzo di live perfetto
di David Bowie e Brian Eno
registrato in un locale minimal di Manhattan
all’inizio dei tuoi anni ottanta.

Al neon nero mostro
Io
scaglie di forfora
su tutto il golf,
che posso strofinare come cazzo di live perfetto
di Steve Vai le corde.
Ma non si stacca.

I tuoi denti perfetti
che vorrei spezzare.
Un fuori campo di Joe di Maggio
dritto ad infrangere i tuoi successi.

Vorrei però scoparti,
ubriaca e sudata
mentre puzzi di sigaretta
io verrei, ingravidarti col demone del fallimento
ma il mio seme
al neon nero, si vergogna e scappa.

Io che sono sconfitto dal cielo di notte
dalle ombre nere sotto gli occhi sottili
dalle mille sigarette, che appestano la lingua, no
dai cento drink che uccidono l’anima, no
mi chiedo
ma tu, tu

come cazzo è che fai?

Come cazzo fai
ad ammantarti della notte come abito da sera
scollato sul petto senza un neo
tagliato sotto la spalla fine, senza un pelo?
Come cazzo fai
a stare in piedi tutto il giorno
a non mangiare mai nulla
a non fumare
a non bere
a ridere sempre coi tuoi denti perfetti? Cazzo!
Ti piace così tanto vivere?

E stamattina penso,
mentre vomito arancio marcio ad ondate
che fighe come te non ci son mai state
mio bel cartellone del Colgate.

La crudele storia dell’essenziale.

La catena di montaggio dell'essere

A me Woody Allen piace molto. In fondo lui è come me, solo che io i film non li faccio, li guardo e basta dopo che torno dal lavoro. Lavoro al supermercato come cassiera part time. Il resto del giorno lo dedico a guardare film sul divano e serie televisive. A volte mi trovo con le mie colleghe e ridiamo dei film di Woody Allen. Le mie colleghe lavorano part time e spesso fanno le pulizie in case di vecchie signore o di donne che lavorano e hanno sposato mariti ricchi. Loro non hanno il tempo di fare le pulizie. Ridiamo perchè le pulizie dobbiamo farcele da noi, da noi e da loro. Non abbiamo più lacrime da piangere e allora ridiamo, davanti allo schermo preso al supermercato. Noi abbiamo lo sconto perchè ci lavoriamo. Woody sono anche dei wurstel da 2 euro e 30, la confezione da tre. A volte le mie colleghe rubano del cibo dalle case in cui fanno le pulizie. Magari una fetta di carne dal pacco da 12. Delle patatine quando sono ancora nella busta della spesa del supermercato in cui hanno appena finito di lavorare. Se vengono accusate dicono che una montagna di roba viene comprata e dimenticata sulle case del supermercato. Nella preparazione prima dell’assunzione, infatti, ci dicono che dobbiamo mettere fretta al cliente, essere efficienti nello stampare lo scontrino e nel passare più velocemente possibile i codici a barre sotto lo scanner. Quando andiamo a dormire dopo 4 ore di turno, io e le mie colleghe, sogniamo il bip della cassa. Così la gente di fretta si dimentica la merce. E loro raddoppiano il guadagno. Noi mangiamo le patatine davanti alle serie televisive come Californication e Lost. Facciamo bollire i wurstel Woody per 4 minuti nell’acqua bollente, li tagliamo a fettine e li afferriamo con gli stuzzicadenti. Ci sono anche quelli farciti al formaggio.

Poi andiamo a dormire.

Bip. Il codice per la carta di credito. Bip. Il rumore della stampante della cassa.

Al mattino mi sveglio e una volta al mese vado dal parrucchiere. Mi faccio la tinta bionda. La mia parrucchiera dice che ho i capelli molto sfibrati e usa l’olio di lino. 19Euro. Però dopo ho dei capelli biondi lisci e morbidi che fanno invidia alle mie colleghe. Noi andiamo a ballare in discoteca la Domenica sera perchè il supermercato e chiuso di Lunedì mattina e possiamo riprenderci dalle sbronze. I capelli biondi mi fanno sembrare più magra. E’ una questione di luce dice la mia parrucchiera. Dice anche che si intona meglio con il mio colore della pelle e con i miei occhi. Dice che probabilmente ho i capelli così sfibrati perchè l’aria condizionata del supermercato li secca molto. Sempre dal parrucchiere, mi faccio fare anche le unghie col gel. La mia manista dice che ho le unghie che si scheggiano facilmente, probabilmente, dice, è il freddo dei frigo che le rovina. Quando ripongo le merci nei giorni prima delle vacanze, quando lavoriamo tutti di più. Solo 40Euro, le unghie, perchè è una ragazza che veniva con me a scuola. Altrimenti costerebbero molto di più. Le faccio o rosa o bianche. Prima o poi vorrei metterci anche un brillantino, così richiamo l’attenzione sulle mani. Ho delle belle mani, dice la mia manista.

Quando andiamo a ballare beviamo Daiquiri frozen alla fragola. Di solito ne beviamo 4 o 5. Per rilassarci un po’. La pubblicità della Bacardi è stupenda, mi fa venire voglia di Bacardi Mohito. Solo che non mi piace la menta. Una volta ho chiesto al barista un Bacardi Mohito senza menta e lui mi ha chiesto se mi andava bene lo stesso un Rumculer. Era buono.

L’altra Domenica ho conosciuto un idraulico che mi ha chiesto il numero. Non mi ha ancora chiamato ma sembrava simpatico, un idraulico poi potrebbe comprarmi degli orecchini nuovi ed aggiustarmi la lavatrice che non funziona più bene.

Dopo la discoteca vado a dormire. Se ho bevuto abbastanza riesco a non sognare il Bip. Il rumore dei carrelli. Il freddo tra le dita. L’aria condizionata sul sudore del collo. Le tessere a punti.

Nei giorni prima delle feste, quando bisogna lavorare di più, a volte ci pagano gli straordinari per posizionare i prodotti. Ci dicono di mettere i prodotti nuovi dietro quelli vecchi, in modo che ci sia un ricircolo della merce in scadenza. Poi, ogni marchio deve essere sul piano giusto e nel punto della corsia determinato. Il capo ci dice che le varie marche pagano le catene dei supermercati per poter essere esposti negli scaffali migliori. I più costosi sono quelli ad altezza spalla. Le signore anziane e le donne in gonna non vogliono o non possono piegarsi per cercare i prodotti più in basso, meno costosi. Scelgono quello più comodo. I dolci e i giocattoli vengono messi sempre ad altezza anca, in modo che siano ad altezza spalla per i bambini che accompagnano le mamme.

A fine corsia vengono messi i prodotti che il mio capo chiama “da acquisto compulsivo”. Il cioccolato, i gelati, le bibite. Lo zucchero da dipendenza. I prodotti più necessari invece devono essere messi in posti difficilmente raggiungibili, dice il capo, perchè ogni minuto che un cliente passa nel supermercato, aumenta la possibilità che poi compri qualcosa in più. Poi le caramelle e i preservativi senza prezzo alla cassa. I primi come compulsivi, gli altri perchè molti non osano chiedere il prezzo che così può essere aumentato.

Bip. Bip. Bip.Bip. Il rumore dei carrelli. Desiderato alla cassa numero cinque. Alla cassa numero diciassette. Al reparto bambini.

Un pomeriggio una mia amica mi ha confidato che il suo ragazzo voleva a tutti i costi avere un rapporto anale con lei. Le aveva detto che magari le sarebbe piaciuto, come poteva saperlo? Io le ho risposto che secondo me, lei, se non sentiva il bisogno di farlo, non doveva farlo. Perchè in fondo crearsi dei bisogni che normalmente non si avrebbero? Questa amica mi ha risposto che se fosse stato bello però si sarebbe persa qualcosa. Che si vive una votla sola. Credo che abbia ragione lei.

Suona il telefono. E’ Mara che mi chiede se sono pronta per stasera. No, sono sdraiata sul divano a bere cocalight e mangiarmi un pacchetto di patatine avanzate dall’altra sera. Muoviti! Ora vado ho ancora tempo. La saluto e riattacco.

Mara è una mia collega del supermercato. Lei è sposata con un muratore-capo, da quanto ho capito. Lavora per arrotondare i conti di casa e pagare i corsi di nuoto ai figli. Le scarpe di hello kitty, dice a volte Mara ridendo.

A volte mi chiedo però di che cosa io abbia davvero bisogno. A volte tutto mi sembra inutile, le mie unghie, i capelli, il fondo tinta, l’ombretto, il profumo, i daiquiri, i cubetti di ghiaccio profumato che servono in quel locale in centro. Spesso io sto bene a casa, con i film, con Sex and the city, con le patatine e una tuta comoda. Non mi interessa mettere i leggins attilati, non mi interessa comprare gli orecchini nuovi, le scarpe con il tacco dodici. Non so neanche se mi servano tutti questi amici, i flirts con i baristi, le sigarette. Il rossetto che sporca le sigarette. Il rossetto che sporca il bicchiere dei daiquiri, il rossetto che sporca le labbra dei flirts.

Il problema è che, come dice la mia estetista, per la ceretta al miele, la depilazione è come il fumo. Una volta che inizi, smettere causa solo problemi. Per esempio sulle braccia. Dovrebbero scriverlo sulla confezione delle strisce a freddo. La ceretta causa un’elevata dipendenza, non iniziare.

Lo stesso per tutto il resto. Non lo metti più quel profumo? Era buonissimo! Con il lucida labbra sei molto più sexy. Hai fatto qualcosa alla pelle? Perchè è liscissima.

Il tuo medico e il tuo farmacista possono aiutarti a smettere.

No, non possono. La cosa più assurda è che io spendo praticamente tutto il mio stipendio riconsegnandolo agli stessi che mi pagano. Però abbiamo gli sconti.

Tra poco dovrò uscire con l’idraulico, non so cosa mettermi. Mi sfilo la tuta dalle gambe, sento la ricrescita ruvida sul polpaccio. La sfioro con la mano, premendo di più verso il fondo. Risalgo verso l’inguine, i peli cominciano ad uscire dal perizoma.

Vado in bagno e mi guardo allo specchio velocemente, mentre scuoto la schiuma da barba e cerco il rasoio nel bicchiere degli spazzolini. Mi siedo sul cesso e metto i piedi nel Bidet, lasciando scorrere l’acqua calda. Tolgo tutto sulla gamba sinista. Sciacquo. Guardo l’ora. Sono in ritardo di almeno 20 minuti, devo sbrigarmi. Alla seconda passata sulla gamba destra mi accorgo che oltre alla schiuma, nel rasoio, è rimasto un lembo sottilissimo di pelle. La gamba comincia a sanguinare per tutta la lunghezza dello stinco. La televisione trasmette un altro di quei servizi sulle armi negli Stati Uniti e io sono in ritardo.

L’acqua si tinge di rosa, sulla gamba compare una striscia sanguinante lunga e stretta come il rasoio, puntinate di piccole chiazze bianche. Mi paralizzo a guardare il mio corpo senza pelle. E’ come se lo vedessi vivere di una vita esterna. Non sono io a far scorrere il sangue.

Prendo dall’armadio una garza e la fisso con dei cerotti sulla gamba. La depilazione uccide. Rido.

Mi vesto velocemente. Pantaloni morbidi perchè la gamba brucia. Una maglietta panna sotto un golf lungo, aperto sul davanti. Decolté nere, tacco 7.

Trucco leggero, fuori fa umido e non vorrei che colasse. Non vorrei sembrare Pierrot dopo l’ennesimo trauma.

Mi viene a prendere. Ristorante semplice più Daquiri frozen alla fragola. Lui prende un godfader. E’ divertente e brillante. Non riesco a fare a meno di notare un enorme neo che ha sul collo. I suoi mocassini viola. La camicia fuori dai pantaloni, la giacca appoggiata sulle spalle. Non riesco a vedere nient’altro. Mi verrebbe voglia di taglirgli un lembo di pelle, per vedere se anche lui sia vivo. Sorrido molto, mi aggiusto i capelli. Mi aggiusto il reggiseno. Lui mi guarda e vuole portarmi a letto. Non pensa ad altro dal momento in cui ha finito il drink. Lo invito da me, in fondo mi piace.

In ascendore mi abbraccia con forza e mi bacia. La sua giacca cade a terra e sembra eccitarsi, probabilmente pensa che l’abbia fatto io di proposito. Sa di sigaretta e del del suo cocktail dolciastro all’amaretto. Apro la porta mentre mi bacia il collo freneticamente, mi annusa i capelli.

La televisione è ancora accesa. Lo trascino velocemente verso la camera da letto e noto di aver dimenticato la luce del bagno accesa.

Ti piace anche da dietro? Il lembo di pelle galleggia nell’acqua a pochi metri da noi, mentre lui mi scopa. Ha ancora le calze addosso. Sono delle Barlington. Lo speaker della televisione comunica che l’80% dei proiettili sparati sul suolo degli Stati Uniti e fabbricato nello stato stesso. Che le fabbriche di armi che finanziano i presidenti armano i criminali del proprio paese.

Posso cambiare lato allora? Ti piace?

Fai pure, se esiste vuol dire che deve essere provato. Spingi, fammi male. Voglio vedere il mio corpo vivere. Voglio sentirlo vivo.

Bip, Bip, Bip, Bip, Bip.

L’Odio di un mercoledì pomeriggio #1

Fanculo la vostra realtà a 12 megapixels. Fanculo i vostri drink fordiani e le ciotole piene di menta e lime, i baristi acrobatici, fanculo a quelle che si infilano gli shorts appena esce il sole. Fanculo il sole. Si fottano i mediocri che come mosche si aggrovigliano al sole nei parchi, chiedendosi il perchè la società voglia pulirsi il culo con la loro laurea breve presa in sei anni.

Fanculo i vostri mozziconi di sigarette sparsi nei prati, le vostre gomme sul marmo dei marciapiedi del centro, la vostra incoerenza. In culo le vostre ville in collina come scusa della mancanza di motivazione, i vostri bilocali in casermoni popolari come giustificativo della violenza e del degrado. Fanculo alla mancanza di meritocrazia, alla selezione all’ingresso, alla mancanza di stile.

Che si fotta la vostra musica senza creatività, le vostre casse da 120Watt in macchine da 150 cavalli. Le vostre cuffie da 15 euro e i vostri telefoni da 600. Fanculo i vostri rasoi a 5 lame, le vostre 5 sigarette al giorno, i vostri due pacchetti di sigarette light addittivate con cloruro di ammonio e idrossido di alluminio. Fanculo le cerette al miele, le creme anticellulite, i riflessanti, le unghie di gel, le tette di silicone, le labbra di ialuronico, le fronti di botox, i lucida labbra e i deodoranti vaginali.

Fanculo le vostre partite di calcio della domenica e il vostro ego infinito che vi impedisce di vivere senza competizione. L’eterna gara a chi ce l’ha più lungo, donne comprese. Fanculo alle vostre idee politiche di un kilometro quadrato, fanculo il cinema d’essai, ad Hollywood e a Woddy Allen. Il ridere per non piangere e la fuga eterna dalle responsabilità, il tagliarsi senza ammazzarsi, i falsi suicidi, i veri nevrotici. Sucate.

Che si fottano i russi suicidi, i russi magnati, l’insalata russa, che si fotta Gurdjief e tutti gli invasati che lo venerano. Che Osho venga inculato da tutta la forza distruttiva della Gabber Hardcore sotto effetto di 30mg di 2c-b. Bruciassero tutti i tossici codardi e le loro debolezze, le loro insicurezze, la loro fragilità. Credono forse che tutto il resto del mondo non si faccia solo perchè borghese e bigotta? Stronzi vampiri dell’assistenza medica e sociale, paternalista nei confronti di chi si è preso a calci in faccia da solo. Siete la spazzatura di un universo spazzatura che mangia respira, produce ed espelle solo e soltanto spazzatura. Avete lo stesso valore del fondo di un prosciutto lasciato al sole del Botswana per 6mesi.

Dio fulmini i propri fedeli borghesi e bigotti pronti ad additare le minoranze, pronti ad innalzare ad assoluto il valore della democrazia. Fanculo la democrazia. Fanculo alla beneficienza per l’Africa servita in drink della Cocacola Company, della Nestlè, trasportati con carburanti Esso, preparati da stronze vestite Nike, Benetton che sono invita solo grazie ai vaccini Novartis e Bayern. Beneficienza efficiente come lo sarebbe affidare la sicurezza dei propri investimenti a Madoff e a Tanzi. Corente come una stronza sedicenne che si autopratica piercing vaginali con una siringa trovata sotto una panchina al parco e poi chiede un test Hiv a tutti i propri partner sessuali.

Ballad of the ancient wars.

Let me live.

Let me tear you apart.

This is the way i can survive.

Have you ever looked at me as a true enemy?

Because this is what i am, like everybody else.

Do you really prefer warm water to drown in?

Get ready to fight for your love

get ready to lose alone.

If you do like bleeding

all over this core,

Let’s bite, this is the way we can survive.

Haiku di piombo a primavera

Labbra sterili

Petali in caduta

Marciamo soli.

Masturbazione acustica bitonale.

Sei l’infamia di sorrisi spenti ad altri

Sei l’amarezza non digerita

del fallimento dell’anima e delle parole.

Sei il fottuto becchino

a far soldi sul cadavere della mia poesia.

Leggi e non capisci,

risuonando in tritono

i tuoi neuroni in una cavalcata

apocalittica, verso il nulla

interatomico

dei nostri giorni.

Verso il niente sporco

dei nostri futuri arroganti e bambini.

Noi, i bambini arroganti.

Solo e solamente solo

maestro dell’assolo assoluto

mi disciolgo nella rabbia

che mi trascina verso

la nostra disfatta ben definita.

Siamo io e te,

assordati dagli altri sordi

e accecati dai lungimiranti

uomini che ignoranti si conoscono.

Che singoli, si bastano.