Elite Suicide Culture

Post da Novembre 2007

Me compreso (un viaggio altilenante tra il sado e le canottiere di cotone) #3

Novembre 19, 2007 · 1 Commento

La nicotina abbassa considerevolmente le possibilità di schizofrenia, di Alzhaimer e del morbo di Parkinson. Uno studio tedesco ha dimostrato che rende l’apparato boccale più resistente alle carie, ed evita il ritirarsi delle gengive a stadi avanzati. La vasopressina aumenta l’aggressività dei maschi tra di loro. L’ossitocina nelle donne aiuta la formazione di legami emotivi esterni alla famiglia.

Siamo perennemente sotto l’effetto di stupefacenti, non siamo liberi neanche per un secondo, e forse per questo che qualcuno, ora, sta bussando alla mia porta.

Periodo – Adolescenza e acquisizione dell’ascesi.

La mia adolescenza inizio sicuramente in maniera brusca e traumatica. Dopo aver concepito di essere davvero vuoto, una vacuità creata dalla solitudine della spersonalizzazione massiva, mi ero sentito davvero diverso. Come in una vera catarsi meditativa ero a contatto con tutto ciò che mi aveva circondato. In contatto con quella massa informe di persone che mi circondava. Ogni mattina sul tram, ogni sera agli allenamenti d nuoto. Tutte le notti attraverso il vetro della tv, collegato in un fascio di elettroni umanitario.

Come gli asceti scoprono se stessi nel confronto con una natura così uguale a loro, venendo in contatto con una verità che accomuna l’atomo alle stelle, l’emozione al vento, io avevo sviluppato una fortissima emptia con le persone. Con tutti gli occhi che incontravo. Da completamente vuoto a completamente sciolto nei pensieri e nelle emozioni degli altri. Un verità che ci accomuna tutti c’è, ed è una maledizione. Ma questo l’ho scoprii solamente anni dopo.

 

Durante il terzo anno delle medie mi accorsi di poter percepire i pensieri e le pulsioni delle persone solamente guardandole negli occhi, studiandone impercettibilmente il linguaggio del corpo.

Cominciai quindi ad intendificare le relazioni interpersonali, dapprima totalmente assenti.

Amici, amiche, conoscenti e professori. Un nuovo mondo si era aperto davanti a me. Migliaia di informazioni nitide e taglienti. Ogni pensiero era un sottilissimo ago conficcato nell’anima. Le persone cominciavano ad affezionarsi a me. Assecondavo ogni loro tensione, ad ogni piccola invasione mi tiravo indietro. Contraevano i dorsali portando indietro il busto, ed io cambiavo immediatamente discorso. Si grattavano il naso e ammoribidivo i toni.

Fino a quando una mia compagna di classe, senza saperlo, mi disse di aver voglia di me. Si sitemava i capelli guardando da un’altra parte, ma sapeva che la stavo fissando dalla postura delle spalle. Si carezzava le labbra quando le passavo vicino. Mordicchiava penne. Dopo un mese riuscivo a vedere il suo stomaco contorcersi quando le poggiavo una mano sul fianco per chiederle i compiti.

Decisi allora di invitarla un pomeriggio di primavera a casa mia. Fuori c’era vento, un verde acido si rifletteva in casa. Ero teso, ma non troppo. Ero consapevole del mio successo.

La ragazzina arrivò con 5 minuti di anticipo, con gli occhi arrossati da almeno 10 minuti di attesa al vento.

Era agghindata con tutto ciò che credeva essere perfetto. Collant scuri e spessi, scarpe basse rosa. Una gonna e una camicetta azzurre. Un golfino rosa pallido. Capelli appena asciugati.

I miei come al solito non c’erano e ci sedemmo sul divano a parlare di scuola e dei compagni. Sparlavamo di tutti, lei cercava di trovare una sintonia con me. Le mani si strofinavano spesso, era impaziente, aspettava. Aspettava me. Accesi la televisione. Il canale era rimasto per sbaglio quello della sera prima. Un film porno soft pallosissimo, li odiavo da ragazzino.

C’era una coppia che stava scopando sotto le coperte. Appena me ne accorsi cambiai subito, chiedendole scusa imbarazzato. Si mise a ridere. Ma dalla velocità della risata, mediamente lenta e ritmata, dall’intonazione non acuta, capii che c’era un retro pensiero. Voleva vederlo, o forse la intirgava la situazione che si sarebbe potuta creare. Rimisi il 707 e le chiesi se voleva fumare un po’.

Avevo preparato delle canne prima, me le ero fatte girare da un amico più grande perchè non ero assolutamente capace.

Annuì, non era convinta. Cominciammo a fumare e lei si ritrovò immediatamente in un mondo molto più morbido. Aveva aspirato per farmi vedere di non essere da meno, ma in realtà era ovviamente la prima erba.

Fissava il film rapita quando la baciai. Era la prima, ma io non ero il primo per lei. Sembrava. Cominciammo a baciraci, e ogni volta che sbagliavo qualcosa, me ne accorgevo. Labbra rigide, via. Lingua troppo in fondo, via. Troppo veloce, troppo lento.

La coscienza dello sbaglio appena lo si commette fa crescere davvero in fretta, credetemi. Il bacio durò a lungo, e imparai a baciarla in quei 10 minuti come non avrei mai imparato a fare in tutta la vita se non fossi stato capace di leggere in lei. Nessuno ti viene a dire se sbagli qualcosa a nell’ambito sessuale. Sembra poco carino.

La timidezza e l’educazione uccidono il perfezionamento estetico. Capisci di aver sbagliato soltanto quando lei non ti richiama il giorno dopo. Credo.

In quel momento era completamente abbandonata a me. Fumata e con il miglior baciatore, conversatore della sua vita. E questo sarebbe capitato in futuro con ogni persona, sono sempre rimasto vuoto, sono sempre stato come gli altri volevano. Fino a pochissimo tempo fa.

Le appoggiai una mano sotto la gonna, sui collant. Era morbida e vibrò impercettibilemente. Capii subito che voleva che la spogliassi, totalmente disinibita dal THC.

Incomincia sfilandole il golfino e aprendola la camicia. Troppo bruscamente, rallentai. Mentre la sbottonavo rideva imbarazzata. La baciai sul collo, imitando i film che guardavo.

Si abbandonò a me, strusciandosi impercettibilemente sulla mia gamba. Mi tolsi i pantaloni velocemente, lei cominciava ad irrigidirsi. Aveva voglia ma era tesa, non sapeva cosa aspettarsi. Leggevo nei suoi occhi puntati alla sua sinistra, i racconti delle amiche più grandi, del male. Chiudeva gli occhi immaginando cosa avrebbe potuto sentire.

Mi tolsi la camicia e lei mi fece capire che la canottiera di cotone non era esattamente sexy. La guardò per un attimo e poi distolse lo sguardo. Volevo urlarle in faccia il mio dusappunto, che mi serviva per il freddo e perchè soffrivo di coliti.

Ma la tolsi senza fiatare. Non ho mai più rimesso una canottiera in vita mia, e periodicamente devo fare cure di fermenti lattici.

Alla fine ci trovammo nudi, uno sopra l’altro, io sopra di lei. Si era immobilizzata, ci stavamo dimenticando l’una dell’altro. I nostri egoismi. Ma per il mio egoismo, per la mia apparenza io avrei fatto tutto quello che mi avrebbe detto, verbalmente o meno.

Mi appoggiai a lei velocemente, senza trovare dove entrare. Si irrigidì e i suoi occhi comunicavano “beh è un buco dovresti poterlo trovare da solo! E’ poco più in basso muoviti”. Entrai di poco, era umida e stretta. Incurvò la schiena di scatto dal dolore, mi fermai. Poi lentamente sempre più in fondo, tanto più veloce quanto mi comunicavano i suoi muscoli della schiena. Caldi e sudati.

Dopo un paio di minuti di immobilità in cui ci guardavamo come ebeti, io in attesa di lei lei in atessa di me mi disse mentre mi baciava “Credo che ora tu possa cominciare, piano”.

Entrai e uscii da lei per 30secondi esatti, lei gemeva piano, le bruciava. In quel momento non mi importava più di tanto. Le venni dentro senza troppi rimorsi.

Un orgasmo trattenuto, non sapevo se potermi lasciare andare. Mi guardò, le palpebre socchiuse mi dicevano che era rilassanta e contenta. Era andata meglio dell’incbo che le avevano raccontato.

Ci accendemmo un altra canna e ci addormentammo.

In fondo è tutta una questione di comunicazione, è l’ipocrisia ce incrina le relazioni profonde. Siamo tutti ipocriti, cerchiamo di tutelare le altre persone ovattando il mondo e noi stessi. Ma a forza di erigere impalcature di zucchero filato tra noi e gli altri, le verità si distrogono sempre di più. Fino a quando vorremmo urlare di rabbia e malcontento, ma ci è impedito. Soffocati in una nevrosi di educazione che ci siamo creati da soli.

Ho sempre preferito le persone che urlano e piangono spesso, che le persone esplosive. Ma per me non c’è differenza, ci sono solo persone che parlano con la voce o con i gesti.

 

Il risveglio non fu altrettanto piacevole.

Categorie: Uncategorized

L’anima e i tovagliolini di carta.

Novembre 13, 2007 · Lascia un Commento

Hai mai avuto le mani così fredde?
Il bicchiere è caldo
e non ho la forza di abbraciarti.

Ho paura,
sui quei tovaglioli
nelle mie veloci parole.

L’aria è fresca
non ho il bicchiere in mano.
Non ho nulla.
Dentro e fuori,
due vuoti che risucchiano.

Quei versi, quei biglietti lasciati tra le salse,
non sono stati letti.
Ho paura e nessuno lo sa,
forse le patatine rimaste.

Ed io nel mezzo. Immobile.
Non ho il coraggio di dirlo,
ma sta succedendo.

Sento freddo,
non c’è il bicchiere,
non ci sono più i tovaglioli,
che sia forse realtà?

Categorie: Uncategorized

L’emblema del ricordo

Novembre 11, 2007 · Lascia un Commento

Sono nell’attesa di qualcosa,

probabilmente il lento sciogliersi del ghiaccio

nel mio Long Island.

Quanti anni erano che non sentivo questa

inutilità

Ubriaco tutti i venerdì e sabati sera.

Una routine verso il basso,

raschiare il fondo,

scoprendo che puoi scendere sempre

più in basso

Finchè anche l’anima

e i pensieri

muoiono.

Ogni passo verso il basso

nel tentativo di cancellarti

sfreccierò nel tempo.

una corsa all’autodstruzione.

Non voglio essere perdonato senza l’espiazione.

 

E’ davvero vita quella che aneli,

Illuminata dal nulla,

coperta di tenebra?

Urlerò alla luce di coprirti

e di lasciarmi solo. Me.

Non voglio la polvere

voglio morire

e poi rinascere.

Categorie: Uncategorized

Me compreso (un viaggio altilenante tra i sado e le canottiere di cotone) #2

Novembre 6, 2007 · 1 Commento

A scuola non riuscivo a relazionare con gli altri. Tutto quello che conoscevo era succhiato dalla psichedelia televisa. Gli unici punti di incontro erano i cartoni animati e le pubblicità. Per quanto riguarda il rendimento ho fatto una fatica immensa fino ai 14 anni. Non studiavo, e nessuno in casa mi diceva nulla. I miei non erano altro che ombre clandestine nella stiva di casa nostra. Usavano le camere soltanto come spogliatoio, mangiavano con me solo la domenica a pranzo.

Per tutto il resto comunicavamo con dei post it attaccati al frigo, in cui rriportavo frasi fatte di film e film tv. Spesso sembravo un bambino forbito e acculturato. Ma di mio c’era solo la grafia storta del bambino disordinato e una strana buffa firma, che uso ancora oggi sui contratti importanti.

 

Penso userò quella per la presa visione della mia vicinissima condanna a morte.

 

Secondo periodo – Pubertà e illuminazione

 

Il primo ricordo che attribuirei ai primi cenni di pubertà si riferisce sicuramente alla visione di un film. Dai 12 anni in poi, i miei genitori hanno deciso di risparmiare sulle adolescenti. Sicuramente per motivi di decoro, dato che ero cresciuto fisicamente in fretta.

Era autunno. Da quanto ricordo tiepido e molto, molto arancione. Una sera girando per i canali della tv via satellite, che mi ero fatto regalare ad Agosto per il compleanno, mi inoltrai verso gli ultimi numeri del 700. Al tempo avevo cambiato anche televisione. Mi avevano preso uno Sharp 24 pollici con retroilluminazione automatica. L’avevo presa piccola apposta per poterla tenere sempre vicino. Me li ricordo ancora scorrere sulla televisione nuova attraverso il telecomando. I numeri rossi cambiavano forma vicino al mio mento. Illuminando debolmente il pigiama azzurro che mettevo sempre dopo cena.

Camminando attraverso varie televendite di televisioni private mi fermai su un’inquadratura dall’alto di un letto matrimoniale. La qualità della ripresa era pessimo e la camera era fissa, come se fosse stato un filmato a circuito chiuso rubato. Era così ma non lo sapevo.

Gli attori erano due ultraquarantenni sovrappeso. Completamente diversi dagli attori a cui ero abituato. Era una sferzata di veridicità e iperrealismo all’interno di una finzione perpetua. Una finzione di cui per altro non mi ero mai accorto prima. Era stata la rottura, l’epifania, l’illuminazione. Ma su questo tornerò più tardi.

I due si buttarono sul letto, si spogliarono e cominciarono a baciarsi ansimando. In modo abbastanza esagerato, cosa che ancora adesso mi fa pesnare che non fosse in realtà un vero amatoriale.

Un rapporto orale maschio a donna della durata di 30secondi massimo, un rapporto orale reciproco di almeno 5 minuti. Una scopata ridicola di massimo 4 minuti. Un orgasmo trattenuto maschile. L’insoddisfazione femminile. Una delle più grandi ingiustizie sociali, genetiche e culturali della storia. La mancata necessità dell’orgasmo femminile ai fini del concepimento. La possibilità di anorgasmia per lo sviluppo definitivo del feto. Esistono donne che non hanno mai provato un orgasmo in vita, ma il dolore devastante di 4 parti, con bambini sopra i 3kg e mezzo. Capisco benissimo la niaprazina, davvero.

Al tempo non capii esattamente cos’era successo. Sapevo come ci si accoppiava, mi masturbavo pensando alle prime compagne di classe, ma ero solamente rimasto colpito da tutta quella straordinaria verità. Un luccichio.

La pubertà è il periodo di minor libertà possibile nello sviluppo umano. Il testosterone rende i bambini ipersensibili alle alterazione emotive. Le bambine con i loro menarca spruzzano ferormoni come innaffiatori giardino. Che fanno muovere i 13enni come automi. Cani antidroga per le donne.

Dato che manca tutta la stuttura adolescenziale di consapevolezza e formazione, si comincia a fumare per mimesi. E per mimesi a 12 anni avevo cominciato anche a fumare erba. Poca erba in realtà, era solo per darmi un tono.

Fumavo alla finestra quanfo i miei uscivano. Usavo una pipa di mio padre, una Charatan Belvedere del ‘63. Bellissima Pipa, ora infumabile perchè bruciata dalla combustione troppo “calda” della marijuana.

Fumavo un paio di grammi e mi stendevo davanti alle trasmissione in prima serata. Più passavano gli anni, più la televisione si allontanava. Non la guardavo più in maniera attiva, ma mi soffermavo a tracciare linee invisibili su ciò che la massa comunica e ciò che è la comunicazione di massa.

In quegli anni avevo assorbito ogni cosa, svuotando completamente me stesso da ogni pensiero. Le pubblicità, i miei manthra di riflessione. I film e i cartoni erano il silenzio del vento, la preghiera Cristiana. La solitudine era la mortificazione corporale. Fino a raggiungere uno spazio liminale, l’illuminazione, l’ascesi, la catarsi.

Una dose di erba da collasso era stata per me la chiave di volta. La presa di coscienza che quel porno aveva aperto in me una lacerazione, dal quale stavo perdendo tutto. Rimanere vuoto, pronto a colmarsi di tutto.

Categorie: Uncategorized

Me compreso (un viaggio altilenante tra il sado e le canottiere di cotone) #1

Novembre 4, 2007 · 4 Commenti

Telefunken

Prova ad immaginare il peggiore dei mondi possibili.

 

Ora. Se guardando un poliziesco in tv, non ti sei mai chiesto come mai, sparando 4 proiettili direttamente nello stomaco di qualcuno, tutto non si riempisse di pranzi non ancora digeriti… Stai immaginando male. Se credi che un uomo possa agire in piena consapevolezza per tutta la sua vita, e che possa vedere i frutti di ciò che ha seminato… Non stai entrando nel mio mondo.

Un’altra cosa. Se non hai mai desiderato concretamente che una persona sparisse dalla faccia della terra, smetti immediatamente di leggere.

 

Questa vuole essere un breve autobiografia, scandagliando le diverse fasi della mia vita. Per capire esattamente come cazzo ho fatto a trovarmi in questa situazione.

 

Primo periodo – Infanzia

 

Credo che la vita non si divida in grandi fasi di sviluppo. Credo che si debba sezionare la crescita di un individuo a seconda degli stupefacenti che si assumono per andare avanti. Ora, chi nonostante le avvertenze stesse continuando a leggere, e si fosse chiesto che droghe può assumere un neonato, stia bene a sentire.

Oltre l’80% dei bambini fino ai tre anni, me compreso s’intende, soffrono di “disturbi del sonno”. Tutto ciò che non è compatibile con la posizione dominante è ”disturbo”, “follia”, “sindrome”. Per cui, circa il 50% dei genitori somministra, dopo la salva-coscienza prescrizione pediatrica, Niaprazina 1mg/Kg per i primi 2 anni e mezzo della vita dell’infante. Quando devono scopare si può arrivare anche a 3mg/Kg e nessuno è mai morto.

La niaprazina non è altro che un fottuto sedativo, che però non ha effetti indesiderati. Un bambino non comunica molto bene e il segreto dei collaterali rimane imrigionato in quei vagiti ubriachi.

 

Il mio primo ricordo risale circa all’età di 3 anni, pochi mesi prima del compleanno. Giocavo davanti allo specchio. Agitato, come sono tutti i bambini lasciati spesso soli. Un bambino che gioca con un altro bambino. Tornano i genitori e lo stroncano di Nopron (nome commerciale della Niaprazina), è il loro anniversario. Gioco ancora qualche minuto quando vedo me stesso, duplicato allo specchio, immobile come un burattino. Non ho visto il mio riflesso, ho visto esattamente “me” specchiato. Due me. Non saprei gestire nemmeno oggi uno stato dissociativo allo specchio, con sensazione di morte apparente. Svenni dolcemente dopo pochi minuti, ritrovandomi il giorno dopo nel letto con la donna delle pulizie a pulire il lampadario in camera . Cristallo di Murano del 1807 che mi ritrovo proprio ora sopra la testa.

Era il modo in cui il mio mondo mi dava il suo “Benvenuto e buon viaggio”.

 

Dopo i 3 anni il bambino, me compreso, comincia ad andare all’asilo. Tanti bambini, pochi anticorpi. Come minimo influenze e tosse.

Dunque per la congestione nasale, chi ha gestito la vita di un bambino di 26 anni fa, preferirebbe goccie di efedrina ai normali “fumenti” o aerosol. Per asma e tosse fa miracoli, gli stessi miracoli che si verificano strofinandosi della cartavetrata sulle palpebre. Hippie idioti che non hanno capito che la medicina cinese è solo un inconsapevole progetto malthusiano. Hanno preso l’efedrina dall’Asia e l’hanno sintetizzata come paraefedrina, direttamente a domicilio nei nostri cassetti dei medicinali. Gente che si cura il mal di testa con aghi nei piedi non può avere il mio rispetto. Codeina e destromorfano sono stati i fedeli compagni della pertosse isterica che mi ha accompagnato per tutti i primi 10 anni. Dopodiché, dopo che 18 bambini sotto i 6 mesi sono morti in 1 anno per arresto cardiaco, gli studi hanno dimostrato che gli oppiacei non sono “esattamente” indicati per la cura dei bambini. Tanti cadaverini, tanti fegatini zuppi di paraefedrina, paracetamolo e destromorfano che hanno fatto impazzire cervello, sistema circolatorio e epatico dei pargoletti.

 

Ho passato i primi 11 anni davanti ad un televisore Telefunken del ‘76, 14 pollici montati su un tavolino di cristallo con le ruote. Una TV che d’inverno dava grandi piaceri e problemi. Come una baita in montagna.

In quel salotto di marmo e finestre al primo piano di una casa in collina, quel cubo era l’unica cosa di dimensioni bambine per me. Lo abbracciavo e lo ascoltavo per ore. Il conforto di un tiepido tubo catodico. Dei colori e dei suoni di una comunicazione massiva senza messaggi.

Per comunicare con lo stronzo però bisognava passare il phon sui tasti ghiacciati, altrimenti i contatti non funzionavano, pena la reclusione nel primo canale a tempo indeterminato. Era come fare petting con una donna ed in quei giorni ho lentamente imparato a trattare le persone.

Prima scaldi, poi possiedi. Il cunilingus non è altro che una captatio benevolentiae muto, un pompino ben fatto per placare un uomo.

Il fatto di aver imparato così presto a manipolare le persone è stato sicuramente il primo passo verso il basso. Verso la merda in cui mi ritrovo. Esattamente fino al collo.

 

Passavo le giornate assorbendo come una spugna ogni cosa piovesse su di me. Ed io mi svuotavo, goccia dopo goccia, perdevo il senso di me.

Categorie: Uncategorized

La poesia dei gradini rivisitata

Novembre 3, 2007 · 1 Commento


[Mille pensieri di un vorticoso passaggio, annebbiano la vista all'afflitto della vita. Troppe ore passate da solo con il proprio mondo collasante. Senza nessuna speranza di volare alto, senza cadere nel fragore sanguigno dello schianto. Albatro. E mentre segue il ridondare pesante dei propri passi, la linea sfuggente del futuro, segnata tra le suole rotte, una risata desta lo sguardo. Illumina quel mondo vuoto, di comunicazione. I pensieri corrono e si accumulano in pieghe della mente piagate, le parole come prigioniere del tessuto cicatriziale si muovono lente. Ma deve, deve rispondere a quel bagliore, parlare, comunicare...]

… E tu che sei una perla

[Perchè sei rara per l'afflitto, che forse non ti ha neanche visto. Lo sguardo è fisso sul cemento. Ma ti sente, unica da tempo.]

…che brilli, illumini… questo, questo mondo

[Quel nero e fuligginoso mondo di cenere e serietà, che rifugge il pazzo. Troppo pesanti i gradini. Troppof erita è la mente, per permettergli di parlare, per abbracciare con le parole quello che gli hai dato. L'ironia che devasta la nebbia, perchè in fondo non conta nulla, se non voi. Se non i suoi occhi che incrociano i tuoi]

…questa città…

[ E mille altri sarebbero i versi che rimangono incastrati in lui. Fiumi di immagini e suoni che si accartocciano su se stessi, e lo prtano via anche dalla perla. Un groviglio di se stesso. Facendolo cadere dove poco prima aveva volato con te. Senza che tu lo sapessi, perchè forse non sei mai salita in cima, a quella scala di gradini, in piedi dall’alto, ad urlare al cielo che vorresti proseguite ancora. Sapendo però che oltre, siperata la ringhiera, ci sono solo poesie, perse nel nulla.[

E stiamo seduti su quei gradoni, senza voltarci, senza ambizione.

Categorie: Uncategorized