Salto, giro e cerco
il meglio. A scrivere
finchè la penna non si usura.
L’ebreo ed il suo peccato.
Scrivo, giro e calli-grafo.
La pagina mia beve versi,
vuole che altro Moet le versi,
ed io, di drink, ne conosco diversi.
E non è
così vero che fan bene
al poeta,
ch’anch’egli sbocca
e perde la penna.
Così lego, trigo e m’ingegno.
Con un legaccino
annodo una cocca,
dalla penna al taschino,
così posso bere
ed esplorare i nuovi drink,
senza che ciò
noccia al poeta.
Perdendo la punta,
nel water di notte
in rigurgito vermiglio di botte,
lambrusco e pasta all’uovo.
Perchè è la prima legge dello scrittore,
“la pagina prossima non offendere”
lasciandola asciutta.
dunque offri un “che” da bere
dopo che hai per primo attinto
dall’ultimo bicchiere.

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