
Sono errori
mosche si appiccicano
al sudore della schiena.
Ed io cavallo a
sventolare ciglia e
occhi sempre più aperti.
Come cacciandole ma
non riesco perchè
non posso imparare
dalle mosche né
dagli errori.
E mi piago e puzzo,
poi mi piego
dal peso che i peggiori
sbagli mi porto.
Sulla schiena.
Più sono più
è difficile, sherpa,
liberarsi dall’oltraggiosa fatica.
Aprimi gli occhi,
con le parole, con i gesti,
perchè no con la fica.
Perchè da solo riesco
a camminare, la fuga,
sai, è mia amica.
Ma se mi volto, a fianco,
i volti a terra voltati
rivoltati dal nulla,
mi lasciano indietro.
Allora non guardo, ch’è meglio,
così non mi accorgo,
degli altri
che si lasciano mosche alle spalle.
I loro paradisi di vetro.

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