E’ come bere napalm
dalla bocca dell’anima.
E poi vacilli, capace
da funamboliche esperienze
tutte uguali,
sul confine tra ustione e sogno.
Mordimi qua
sul collo, sensuale
più forte che puoi
senza farmi male.
No, non stai bene sola,
è proiettarsi nel cielo
dimenticandosi l’ombra.
Soffri, come soffrono tutti
e per alleviare gli strazi
su altre anime strofini
il tuo essere femmina,
il tuo essere sazia.
Da sotto graffi ed impicchi
le risa sottili,
di uomini nudi
vestiti di pelle
cucita da spilli.
Poi bruci e più bruci,
più la pelle s’ indurisce,
intorno alla bocca,
sul fondo degl’occhi
affogando l’anima
che muore
come i violini.
Sbronzi e soli.
Stringi i denti
attorno alla pelle,
non tagliare
non strappare.
Sensuale.
