Time is Mine #3


Salgo in ambulanza e l’infermiere chiude il portellone dietro di me. Il rumore sordo mi fa ricordare che sono tremendamente in ritardo. Ore 12:23. Prendo il cellulare e chiamo il proprietario della Disco per dirgli dell’incidente. Dell’assenza di stasera. Penso che avrei dovuto accettare quel contratto, comprensivo di ferie e malattia pagata. Ma il 15% in meno era veramente troppo. Il cellulare dice “Pronto?”. Rispondo al cellulare che chi lo tiene in mano sono io, David, che mi sono appena slogato una spalla. L’infermiere da dietro mi dice che è più probabile una sublussazione. Il cellulare fulmineo mi suggerisce di ritenermi libero da impegni per i prossimi week-end, “da qui alla mia morte”. Sono appena stato licenziato, da un lavoro che non avevo. Guardo l’ora. 12.29. Il negozio di dischi chiuderà ora, ma che importanza ha? Intanto un altro infermiere sta medicando la mano della ragazza, che mi sta fissando. Occhi dispersi nel nulla, in realtà non so se stia guardando me o l’infinito alle mie spalle. L’infermiere ci sta provando con lei. Ci dice che a breve faremo delle radiografie, mi risistemeranno la spalla e ce ne andremo a casa. L’infermiere-chiudi porta ci crede fidanzati, e nessuno ha la forza di smentirlo. Di dare notizie utili all’infermiere-che ci prova. Arrivati in ospedale fanno una radiografia a me, e a Emily, almeno così ha detto di chiamarsi al dottore, prescrivono d’urgenza una risonanza magnetica. Fatto la lastra mi portano in un piccola sala, bianco ospedale. Uno di quei bianchi che vedi solo nelle pubblicità ritoccate al computer dei dentifrici sbiancati. Al bicarbonato. Io mi alvo i denti con dentifrici normali e ci aggiungo il bicarbonato. Mi ricordo della amncanza dello zaino, lo chiedo sussurrando al emdico che intanto sta guardando la lastra. Mi dice che lo ho appena posato a terra. Non mi ero accorto della sacca perchè l’attenzione del mondo era incentrato sulla spalla lesa, e lo zaino pendeva morente da quella buona. La tecnica degli illusionisti. Tre tentativi dell’ortopedico per risistemarmi la spalla. Tre lancinanti fitte. Scosse elettriche che scavano nell’anima, arando dalla spalla alla coscia, alla nuca, alla natica. Tre insuccessi per chiedermi se voglio l’anestesia totale. Alla parola “totale” mi vengono in mente servizi dei telegiornali, coma e collassi da Mdma. Dico continaure. Al quinto la spalla rientra. Adesso so sopportare il dolore meglio di prima, è così che il mondo mi vuole, bello duro, scalpellato dal dolore.  Pomate, bende, 20 gironi di riposo, 20 giorni di disoccupazione. La riabilitazione la faccio sul vinile. Firmo un foglio e chiedo di Emily. Il dottore, dopo che ho superato il confine tra lavoro e vita, cambia faccia. Mi risponde con saccenza. La mia ragazza è in sala gessi. La legge regola i rapporti, ma li delinea con fossi infuocati, spacca le persone in personalità. Una faccia per ogni fattispecie giuridica. Un volto per ogni ruolo, ed il master non c’è, solo il manuale del giocatore. Ore: 14.56. Seguendo i cartelli casuali dell’ospedale, con freccie in su a dire avanti, a sinistra su, e destra giu, e giu ancora dritto, arrivo in sala gessi. Emily è appena uscita. Il trucco le è colato al bordo degli occhi per il sudore. Ha l’aria afflitta e mi guarda dritto in faccia. Solo i sentimenti, nati dalle emozioni, saltano i confini. Poi sorride. ha in mano due fogli, la dimissione dall’ospedale e quello delle diagnosi. L’altra metà del busto è compresso in una fasciatura rigida che le blocca spalla e braccio, la mano è fasciata. Mi chiede di tenerle i fogli un secondo, ha una bella voce, morbida, in un tono alto. Potrebbe fare la vocalist dal mio prossimo impiego. Prendo i fogli e mi abbraccia. Entrambi ci abbracciamo col braccio sinistro. Mi dice grazie, ma non ho idea di cosa. Mi dice “David mi accompagni a casa, ho bisogno di farmi una doccia”. Le chiedo dove abita. La seguo mentre esce in silenzio. “Rottura della cuffia dei rotatori causata da sindrome da conflitto sottoacromiale di Neel mai diagnosticato“. Ha chiamato un taxi che ci apsetta fuori. L’autoradio esporta un remix electroclash delle Chicks on Speed che non avevo mai sentito. Devo cercarlo in “Singoli electro anno 2007”. La canzone in loop ipnotiche recita “Kaltes, klares wasser”. Emily non sa che col gesso avrà dei problemi. . .

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Una risposta a “Time is Mine #3

  1. Always ensure you choose a method that is proven
    to remove skin tags without causing adverse effects and
    scarring. Once your mole is dry, cut a piece
    of duct tape three times the size of the mole. The essence of natural
    mole removal is the use of herb and folk remedies.

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