Time is Mine #4


Il taxista abbassa la musica e chiede dove ci deve portare. Una via piuttosto centrale. Mentre il taxi proietta sui finestrini frammenti di film, Emiliy mi guarda, questa volta ha un viso buono. Mi si avvicina, mi da un bacio sulla guancia. Max Factor n°4. Devo scostare la spalla per guardarla. Dice “David, non sai cosa hai fatto. Mi hai salvata, sei il principio della natura che mi ha riportato qui”. Mi chiedo cosa cazzo stia dicendo, e le rispondo che non importa, anzi le chiedo scusa per la macchina. Mi sussurra che era rubata. Mi paralizzo sul sedile e guardo fuori: un video simile a quello dei chemical. Non vedo nient’altro. Il taxi si ferma dopo circa 20minuti di viaggio. Guardo l’ora sul cruscotto. Ore:15.47. Faccio per pagare ma Emily ha già fatto. Il conducente ci dice che se è così potevamo dirglielo prima. Non so, la spalla mi fa male e voglio solo andare a casa. Emily esce, prende la borsa con la mano buona, rovista nella borsa e le cadono le chiavi. Si china per raccoglierle, non porta le mutande, alzo lo sguardo imbarazzato. Siamo davanti ad un palazzo del centro di età vittoriana. Fuori dal portone diverse insegne di studi medici, avvocati. Tutti in ottone tranne uno, ma io che cosa sto facendo. ho appena perso il lavoro, dovrei sbrigarmi… Emily mi prende la mano e mi trascina dentro. “Lethra, problem solving“. Entriamo in ascensore. L’odore degli ascensori si mischia a quello del disinfettante della mano, il profumo dei sui capelli. Mi gira la testa e rompo il silenzio con un “Allora chi sei? Perchè mi hai portato qui?” Mi figuro la risposta. Lei mi prende, mi sbatte contro la parete dell’ascensore, mi bacia mentre mi afferra per le palle, ma solo dopo aver bloccato l’ascensore tra i piani. Mi dice che ne parleremo davanti ad un the in casa. Peccato. Arrivati all’ultimo piano, inserisce la chiave per andare al vero ultimo, privato. L’ascensore si apre su un grande salone. Pavimento in travertino, ricoperto da un tappeto marocchino enorme. Guardandolo direi che è ricamato a mano. Aghi d’osso. In centro alla sala un enorme tavolo di cristallo ovale, una 15ina di sedie di noce. Simili a quelle che aveva mia nonnna al mare, su cui non potevo sedermi nudo. E lei non porta le mutande. Ai muri ci sono decine di opere in ceramica Raku rappresentanti, credo, Dei greci stilizzati. Sulla parete di destra un grosso armadio. Un divano di pelle avorio. A sinistra una porta. Emily lancia le scarpe in un angolo, e mi dice di mettermi comodo. Di accendere la televisione se ho voglia di ubriacarmi passivo. Penso sia la solita critica lasciata per scherzo nell’aria. Mi dice che la tele è nella anta dell’armadio in fondo a destra. Davanti al divano, sembra ovvio. Apro le ante e sento che un meccanismo si innesta. Le grosse porte dell’artmadio si ritirano all’interno di fessure nella profondità del mobile. Si accende un televisore da 26 pollici e una mensola piena di alcolici si mostra. Ubriacatura passiva. Emily urlando, sempre più la mia vocalist “Su quel divano sono morte 4 persone”. Non ha il tono di una che scherza. Mi paralizzo per la seconda volta. “Ma non ti preoccupare, erano uomini, quindi niente sangue per loro. Sono codardi sai gli uomini? Aspettami mi metto un paio di mutande e arrivo…”. Ho un’erezione, la tachicardia adrenalinica. Sexy serialkiller? Mi immagino la scena di lei che arriva in sottoveste, con un compelto intimo. La spalla immobilizzata da una parte, ed una pistola, dall’altra. In tasca un rotolo di scotch e un coltello. Urla “Arrivo… solo un attimo che è pronto il the.” Ore: 16.10. E’ presto per il the.

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7 risposte a “Time is Mine #4

  1. Complimenti per il blog… credo che tornerò spesso a leggerti, mi piace il tuo modo di scrivere 🙂
    Condolianze… avere una lettrice come me è sempre una brutta rottura di scatole 😉

  2. Ogni lettore è buono. Se ha qualcosa da riproverarmi:D grazie di essere passata!

  3. Prego 🙂
    Per ora niente da rimproverarti anzi, i miei complimenti. A quando il primo libro? 🙂

  4. EhehEHeheHeheh
    ASpetto di raccogliere abbastanza materiale per poter pubblicare un a raccotla di racconti. Per ora siamo a 5-6 racconti. Me ne servono altrettanti, quindi +Esperienza+pensieri—–>+racconti

  5. Beh, sei già sulla buona strada e questo è un buon punto di partenza direi 😉

  6. complimenti: tutto qui. credo davvero che tu sia bravo e credo davvero in te. tu lasciami aprire l’armadietto e fare i miei sbagli,non mi lamenterò più e sarò cosciente di ogni scelta presa, solo non dirmi basta.

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