Time is Mine #5


Ed arriva. La sottoveste, c’è. E’ un accappatoio ma non cambia. Rosa, legato in vita. Si intravede un reggiseno nero. La spalla fasciata, c’è. Nell’altra mano una pistola. A forma di vassoio-teiera-tazzine e biscotti. Il mio cuore ricomincia a battere, ma l’erezione rimane. Struccata ha un fascino da ragazzina 16enne, ma il suo sguardo è profondo. Devastante. Mi dice di andare al tavolo, “lascia quel patibolo senza boia, ti devo delle spiegazioni, no?”. Dico che mi sembra tutto così strano. E’ come se in questa sala non ci fosse tempo, come se un aria antica si sia depositata sui divani. Le dico che mi spaventa, che mi sta mettendo a disagio. Mi versa una tazza di the bianco, sorridendomi, buona. E comincia “All’entrata hai visto la targa di ottone della Lethra. Ti ho visto guardarla e fare finta di nulla. Bene. La Lethra è l’associazione che gestisco in qualità di presidente fondatore.” Le chiedo di cosa si occupano, non li avevo mai sentiti. Il the mi scalda da dentro, in parte questo dialogo mi conforta. Il silenzio di prima mi aveva fatto pensare troppo. Mi guarda per un attimo, si morde il labbro di sotto si alza e voltandomi le spalle “Suicidi”. Coprono omicidi mascherandoli da depressione. “Ci occupiamo della promozione del suicidio come neccessità umana all’autoselezione. Ci occupiamo della migliore forma di suicidio, stilando profili personali, per ogni singolo cliente, offrendo locations tranquille, mezzi idonei e sicuri. Il più grosso problema di un suicida è la paura di non morire. Di soffrire ancora.” Pausa. accende lo stereo a muro. Inserisce un cd. Android Lust, credo. Si gira sorridendo “Questo è il discorsetto preparato che rifilo ai finanziatori quando vengono a parlarmi. In ogni caso è questo che faccio. Aiuto la gente a morire, e non sai quante persone si rivolgono a noi, con le idee più strane, con le esigenze più assurde.” Le chiedo che tipo di persone si rivolgono a loro, immaginandomi uomini di mezz’età frustrati, e “Ti sbagli. So a cosa stai pensando, alla figura di ometto pelato sul cornicione o la donna abbandonata dal marito alcolista. Stronzate. I suicidi sono per l’80% spiegabili scientificamente. Letrha: Letal thransmittor. Ti dice nulla?” Oscillo la testa mentre porto la tazza alla bocca. “Bene. L’evoluzione ha portato l’essere umano ad essere un abominio ti tensioni. Gli rendono la vita impossibile, ma se da una parte si fanno sempre meno bambini, dall’altra c’è il rischio della sovrappopoloazione. Sembra che ogni elemento del sistema esista per riequilibrarne un altro. Tendi da una parte, tira dall’altra. Ottieni quelle sottili lamine di esistenza che chiami uomini. Ma perchè allora esiste ancora un fenomeno tanto diffuso come il suicidio? Una controtendenza all’eistenza, proveniente dall’intimo. Madre natura ci riserva sempre bellissime sorprese sai?” La ascolto annuendo, distratto a tratti dalla musica. Le chiedo di cotninuare, la trovo affascinante mentre parla. Gesticolando a volte le si scosta, l’accappatoio, ha un bell’ombelico. “Allora perchè non vedere il suicidio come qualcosa di indotto. Un neurotrasmettitore esistente, o ancora da scoprire, invia un impulso al cervello di autodistruzione. Questo segnale sarebbe presente in ogni uomo, ma potrebbe colpire solo coloro il cui istinto di sopravvienza non è abbastanza sviluppato. Cioè, e qui concludo, chi è psicologicamente e fisicamente inadatto a sopravvivere o inutile al sistema. I suicidi di uomini adulti con bambini sono molto pochi, l’istinto di autoconservazione della specie, che tu chiami amore filiale, li tiene in vita. Il Lethra colpisce quando sono adulti. Giovani depressi e vecchi non più produttivi. La grande massa della nostra clientela.” Le confesso di sentirmi un idiota. Mi sento vuoto, avrei voluto pensarle io certe cose. Mille pensieri mi colpiscono, ma il suo collo bianco è come un retropensiero in ogniuno. Dietro, la musica come un lamento. Non ha beat, non ha quasi ritmo. Una cantilena di disagio. Guardandomi si avvicina e mi dice che faccio parte dei normali 99995 su 100.000 che pensa soltanto al suicidio. Il segno che siamo immuni, almeno in quel momento, a noi stessi. Le chiedo se posso fumare. Senza rispondermi si allontana, apre un cassetto e prende una piccola scatola di radica. La appoggia sul tavolo e dice di fumare una delle sue. Dentro alla scatola ci sono imbustinate alla Coffe-shoop-di-Amsterdam, una decina di “Joint of something“. Prendo una white widow, e ridacchiando accendo. tra l’imbarazzato ei l sorpreso le chie… “Il suicidio è spesso impulsivo, altre volte meditato e costruito. Gli stupefacenti, i calamanti e gli alcolici, ci servono a mantenere il più a lungo in vita il cliente. Qui dentro non ci sono leggi, i morti non relazionano, quindi l’assunzione, che il suicida evita per imposizione, è spesso l’evitare una scelta di cui si sarebbe potuto pentire. La mente lucida è una prigione, se il suicidio è Lethra noi operiamo, altrimenti, per il restante 20% dei suicidi cerchiamo di evitare.” Mi si siede sulle ginocchia, mi toglie il filtro di bocca e aspetta che le soffi il fumo tra le labbra…

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Una risposta a “Time is Mine #5

  1. yeahh! d’accordo con la teoria dell’uomoVirus =)

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