Tele Fonia #1

Già visto, già fatto.

Il reggiseno troppo largo, le mutande cadono sui fianchi e null’altro al mondo potrebbe importarmi oggi. Oggi nulla mi sfiora, oltre alle costole sporgenti, alle scapole contro il sedile della macchina. Gli anelli che cadono. Potrei parlare per ore dell’anoressia, dai disagi dell’infanza, dalla dissociazione dei bisogni, dalla paura di relazionare, ma oggi io non odio me stessa. Odio il mondo, il mondo che mi ha portato ad essere sola, bella, magra, brutta, sola e poi ancora. Il medico dice che è un primo passo, io rispondo che non ho più fame di nulla. Non voglio consocere, non voglio incontrare. Lo psicologo replica che dovrei provare con una terapia di gruppo. Gli ho proposto un gruppo di sessodipendenti, dice che il mio disagio non deriva da un problema di tipo freudiano. Penso che anche loro non vogliano avere nulla a che fare con la realtà, se non con labbra e prepuzi si intende. Ogni volta che mi sedevo su quel divano, mi sentivo come una stella che combatte per non essere inghiottita dal mattino. Fino a quando mi propose il corso di comunciazione sociale.

La lezione comincia alle 11, sono le 10,30 e mancano 50minuti di autostrada senza traffico per arrivare. Sono a metà di un modulo di 10 lezioni su 4 settimane per cercare di non bruciarsi le ali al telefono. Un telefono amico, sovvenzioanto da fondi Comunitari, per il supporto di persone sole. Non tutte le persone sole possono chiamare, solo quelle che sono passate da un medico, ottenuto la diagnosi di uno dei disturbi nella lista ed iscritta al gruppo “Amici del Telefono amico”, o qualche stronzata del genere.

Il dolore come lascia-passare mediatico. Già visto, già fatto.

Noi piccole Charlie’s angles, non possiamo permetterci

Di Piangere

Di coinvolgerci.

Di rivelare dati personali.

Di elargire soldi.

Di cadere nel mondo. Merda, tutto ciò che secondo lo psicologo dovrei fare mi è vietato.

10 lezioni per abituarci alla tragicità, cristallizzare emozioni. Come abituarsi alle proprie dita ruvide, ai diuretici, agli svenimenti. Come abituarsi se il sintomo più grande dell’accumulo di scorie umane, siamo noi stessi?

4 settimane per rendere ogni telefonata ignifuga. Già visto, già fatto.

Arriverò in ritardo e non mi convalideranno la lezione, dovrò frequentarla nel prossimo ciclo. Il cielo è blu vuoto, quel blu che regala una mttina allegra. Ma per tutto il giorno ti chiederai quando cesserà il vento, quando cambierà qualcosa, quando potrai sdraiarti e gioire del mondo. Mi sento come una lancia scagliata verso un assembramento. Non so quando colpirò, se colpirò. Se mi spezzerò.

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