Tele Fonia #3

Rifletto un attimo. Mi accascio sulla sedia, porto la tazzina di caffè alle labbra. Vaffanculo. Guardo il caschetto pulitissimo della signorina mi-affetto-le-braccia-per-sentirmi-viva e chiedo “ti è servito a qualcosa?”. “Occupare le giornate” dice. “Non pensare alla merda della mia vita, aiutare gli altri. Si forse a qualcosa è servito”. Fare una doccia ad un altro per non sentire la tua puzza. Proiezioni. E’ come voler perdere a tutti costi l’udito per non sentire il mondo urlare, l’unica cosa che otterremmo sarebbe la totale perdità di controllo della nostra voce. Dimenticare l’odio che si prova per il mondo, ci porta solo in una bella piscina blu cobalto di sabbie mobili. Finsico il caffè, amaro e bruciato. Saluto e ringrazio. “Ci vediamo alla prossima seduta” dico.

Le nuvole sono finalmente arrivate. Il cielo è zebrato di bianco e grigio, l’aria si sta facendo fredda. C’è odore di pioggia e mi devo lavare i capelli. Ho capelli finissimi che in città catturano polvere, smog, catrame, sudore. La meschina ragantela rossa. Dovrebbero farci un film. Una specie di seguito di aracnofobia ambietato durante la guerra del Vietnam.

Aprendo la portiera della macchina mi cade l’anello del mio ex. 14 kili fa mi stava perfetto, ora ha qualche problema di adesione alle falangi. Di solito quando mi capita piango, mi chiedo dove sto portando la mia vita. Urla, lacrime, muco dal naso, piccole crisi d’isteria, sensi di solpa, vado al bar, prendo una brioches alla marmellata e la mangio in un morso. Placo il rimorso, vado in bagno, appoggio due dita al velopendulo ed espello. I sensi di colpa per aver avuto sensi di colpa. Sono questi i processi che ti fanno capire di essere un pochino malato. I sensi di colpa dei sensi di colpa dei sensi di colpa, chiesa, ateismo, istinti, estetica, ginuflessione. Una gara ad essere il capostipite supremo della mia morale.

Metto in moto e la cinghia stride. Dovrei farla tirare, ma ho altre urgenze al momento. Mi guardo il piede mentre premo sull’acceleratore. La caviglia è davvero magra, ma in fondo meglio che uno zampone senza piombino. E’ ora di trasformare la rabbia in un sano e costruttivo odio attivo. Se continuo a tenere tutto tutto dentro non riuscirò mai a trovare lo spazio per una pasta alle vongole. Devo smettere di sfamarmi di ansia, ha un sapore tremendo.

Accelero fino a casa battendo il tempo dei 48 minuti dell’andata. Un traguardo senza rivali. Apro la porta e squilla il telefono. E’ mi a madre “Come stai piccola?” Una merda, ma dico bene. “Ti ho pagato le bollette, ti ho ordinato la spesa che arriva stasera. . .” butterò tutto e terrò gli yogurt, la basta e i dadi per il brodo. ” ho saldato il conto dal benzinaio e dalla lavenderia” Grazie mamma sei un angelo lo sai? Il suo tentativo di riparare ai danni del suo divorzio sono amabili. Vivo da sola in una casa di 120mq, attico in centro. Frigo bar da cui non attingo, televisore 42″ a parete, divani di pelle-che-fa-sudare-le gambe rossa, un bagno in marmo e quarzo rosa. Specchi d’epoca, mobili di modernariato. tutto ciò che una madre potrebbe regalare per chiedere “Scusa amore, sono stata una pessima madre”. Solo perchè non mi ha garantito uno stato di banormalità. “Amore ci snetiamo domani” attacca. Mio padre ha una società che controlla il commercio estero di una fetta del mercato navale. L’altaborghesia occidentale. Gli arricchiti di oggi, i ladri di ieri.

Scrivo una lettera ad un amico giornalista. Lavora per un quotidiano molto diffuso, “uno scagnozzo da cronaca nera” si definisce. Voglio creare uno scandalo a livello nazionale, qualcosa che attacchi la morale comune e i reazionari. Una lettera che possa essere discorso ai tavoli di Natale per almeno due anni. Comincio:

Caro Cole

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