Tele FOnia #5

Ed è così che i miei sogni di vilipendio si spengono. Un buio dimenticato. Alluminio e bachelite. I piedi scalcianti di un capo redattore. Non siamo neanche più liberi di soffrire. Tutto ciò che proviamo deve essere vagliato dal filtro sottile della comunicazione massiva. Devi ridere, stupirti, tenderti, soffrire, piangere e morire a seconda del trend. Altrimenti sei solo quel passato retrogrado e disconosciuto che si riaffaccia, a volte, nei titoli di coda dei telegiornali.

Mi alzo e guardo oltre. Già visto già fatto.

Il ripiano bar, un bicchiere di Moscato passito laziale. Due cantucci dal tovagliolo rosso. Apro la finestra del terrazzo e le tende oscillano lievemente. Mi lancio sulla poltrona aspettando il tonfo. 42Kili non bastano per sfondare nulla, sono fuori da ogni sceneggiatura, novella-romanzo, canzone-strappa-lacrime-emotragico. “Mini size of me” è un titolo impolverato nelle videoteche da 10 anni. Poco peggio stanno i sieropositivi, gli eroinomani, le vittime di stupro e dell’alcol. Gli anni 80 hanno strappato alla nostra generazione tutte le sofferenze migliori verso l’autoglorificazione sociale . Abbiamo cercato solo di esagerare le cose: cominciamo ad abortire a 12 anni, a bere a 10, drogarci a 14, 13 per riempirci di botte nelle scuole, riempire di botte un handicappato, sempre 13 per violentare una ragazzina di 12, che dei 12 ha solo un attestato anagrafico, ma di 20 le esigenze sessuali, il seno, la quantità di estrogeni nel sangue succhiati da galline pompate nella stessa maniera. La rivoluzione tecnologica del nostro tempo ci ha costretti ad esagerare. O sei un record mondiale, un guinnes, o rientri nella normalità-banale-noia di tutti.

Ma io? Io ho bisogno di soffrire agli occhi del mondo per purgarmi. Contagiare gli altri attraverso la porta della pietà. Distruggere e rinascere dalla polvere degli altri. E’ come se sentissi il tg delle 18 echeggiare :” Scoppiata emorragia di sofferenza esistenziale nel Nord Europa” Pausa e pathos “20milioni di vittime”.

Mangio, bevo. Le briciole corrono sul petto fino al ventre. Avere le tette potrebbe essere utile in questi casi. Dov’è il reggisneo? Nessun push-up, nessun pizzo. Non lo indosso per coerenza e sincerità nei confronti del mio fisico.

Un’ambulanza squarcia il silenzio dell’ora di pranzo, corre lontana. Pranzo, cibo catarsi. Quell’ambulanza è viva, tutti sanno che esiste, urla come il mendicante silenzioso all’angolo attraverso il suo cartello di cartone scuro. Ho ancora la forza di urlare? Bevo l’ultima goccia di vino dolce. Docg.

Chiamo il mio analista. Dice “Pronto, qui studio di psicanalisi J&J, chi parla?”. Sibilo “Dottore sono io”. Entusiasta “Ciao Andy! Come va? Sei andata a lezione questa mattina?” “Si certo, ma non ho intenzione di frequentarne una”. Sgranocchio un biscotto alle mandorle. “Come mai? Ma stai mangiando?” Urla doppiamente allarmato, sono calma “Beh, si ti stai già rispondendo da solo, no?” rido piano “Lei è la mia prima vittime”.”La mia cura è la consapevolezza del male del mondo come realtà necessaria. Siamo tutti nella stessa merda, non vale nulla cercare di emergere.”Verso un nuovo bicchiere “Nessuno riesce a trovare abbastanza aria da comunicare il proprio male, a sentirsi meno solo.” Dice “Andy ci vediamo domani per le 11. Ti va bene?” sussurra preoccupato “Ma non dire cazzate, sei il peggior drogato della città e vorresti curarmi” L’illuso si ammazza di whisky e xanax prima di andare a dormire. Seroxat per digerire dopo pranzo, sperando di non essere visto. “Andy adesso basta!” attacco la cornetta prima che dica qualcosa di sconveniente. Non voglio che abbia il sollievo di una risposta.

La mia prima vittima, il mio primo successo. Il mio primo biscotto. Hanno tutti il sapore della prima volta. Amaro.

Mi alzo e vado verso il frigo è vuoto. Metto le scarpe, prendo le chiavi della macchina e decido di andare a fare la spesa, Ero anche andata a letto con J, gli piaceva leccarmi i piedi.

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