Ice Milk #2

G.

“14ore di aereo sono troppe per tutti. Anche se in prima classe senza pagare, quattordici ore seduti senza un film decente sono una tortura. Arrivato all’aeroporto ho visto un autista col mio nome, G, l’ho salutato e seguito. Un signore sulla sessantina, alto, parlava un pessimo italo-americano. Incomprensibile. Salito in macchina, una Mercedes Cl class nera con interni in pelle rossa. Una figata colossale, trovo la valigia dei vestiti, le due di alluminio degli strumenti ed un telefono. A quel punto ho guardato l’ora ed erano le 18” racconto a Monica in camera mia. Questa bambolina non mi sta neanche ascoltando. Ha l’occhio fisso sui miei pettorali mentre annuisce con la testa. Siamo seduti su di un copriletto si seta nero. Lei indossa un abito lungo, albicocca, delle scarpe rosse di smalto allacciate alla caviglia. Nessun reggiseno per lei stasera. Durante lo scorso lavoro con I, stavo per mandare tutto a puttane per colpa sua. Avevo dimenticato un astuccio di “tristi mietitori” in borsa, convinto di averli in tasca. Fortunatamente mettevo in scena un personaggio poco propenso all’azione manuale. “Ti ricordi la scorsa volta G?” mi tocca una coscia “Ci siamo divertiti no?” Ha una voce da idiota, lamentosa e stridula. La bacio. Ha le labbra sottili e calde, sono ubriaco. Ubriaco, ma il ricordo della sua voce mi da noia, un’eco mentale che entra in risonanza con la mia pazienza. Mi ricorda mia madre quando, salendo le scale parlando di idiozie, mi costringeva a buttare via la sigaretta, nascondere i porno, quando rompeva la mia armonia. Una voce così priva di senso da smettere di baciarla. “Che c’è?” dice allarmata. Mi guarda con occhi socchiusi “Ho capito, hai una ragazza questa volta” no, ma sto zitto e abbasso lo sguardo. Mi accarezza i capelli e mi bacia sulla guancia “Non importa, deve essere proprio una ragazza fortunata”. “Grazie” dico muovendo solo le labbra. Si alza, si gira, gambe perfette, ed esce dalla porta. Un organo, un bellissimo organo a 759 canne in bronzo. Scordato e cacofonico, suonato da un monco epilettico. Penso si sia innamorata di me. Mi sdraio sul letto. Apro il cassetto e prendo il dossier. Dentro la cartella c’è una piccola scatoletta d’argento. Circa un grammo di coca che conservo per domani. Apro le pagine ma vengo interrotto da uno sparo silenziato a circa 250metri. Una musica rara, Probabilmente il vibrare di un proiettile 338 Lapua Magnum, sparato da un fucile MOA 0.5. Non sapevo fossimo già al lavoro.

Apro le pagine del dossier e sospiro forte. Vorrei far sentire il mio sconforto a qualcuno, ma come sempre, i gesti non hanno alcun valore se non sono comunicativi.

Così sto fermo, sulla seta liscia, pieno di eccitazione, rabbia e angoscia. Emozioni che non hanno nessun valore. Leggo le pagine delle caratteristiche del prossimo lavoro, sicuramente il mio ultimo lavoro.

 

Monica

Esco dalla stanza sollevata. Il vestito mi rimane impigliato nella porta e cerco di sfilarlo velocemente prima che lui mi richiami dentro. Mi chiedo chi cazzo abbia potuto mettersi insieme ad uno schizzato come quello. I. non sarà contento domani mattina. G. diventa nervoso se non si distende e non tira su un po’ di coca. Speriamo che almeno provveda da solo al suo orgasmo e che si faccia un po’ di polvere comunque. Sento aprire il cassetto e emetto un flebile sospiro di rilassamento. Meno male.

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4 risposte a “Ice Milk #2

  1. Come mai proprio il nome Monica?
    Ok, forse ti saresti aspettato una domanda più intelligente da me, ma sai già che l’intelligenza non è un mio pregio 😛
    A parte gli scherzi, la serie IceMilk mi piace e mi incuriosisce sapere quale ragionamento ti ha portato a chiamare la protagonista col nome Monica, non credo sia stata una scelta causale, o sbaglio?
    Buona serata!!

  2. Errata corrige: causale=casuale
    Sto diventando vecchia, lo so 😀

  3. Ma che vecchia! Monica monica, qui è entrare nei miei piccoli segreti, ma va bene! tanto questo blog lo leggono veramente si e no 5 persone in tutto 😛 Monica deriva da monaca, credo 😉 All’inizio della scrittura doveva essere l’elemento collante tra le tre idee: G(iovinezza),C(inismo) e I(o). Monica sarebbe dovuta essere l’artefice di tutto il gioco, per rimanere sola dalle idee. Il rpoblema che mentre lo scrivevo il personaggio si è un po’ ribellato allo scrittore 😛 chiedendo una parte un pochino più ampia. ET VOILa il personaggio di Monica.

    In ogni caso complimenti davvero, sei già entrata nel mio modo di scrivere! leggi tanto?

  4. Oddio non volevo chiederti una cosa personale, è che Monica è il mio nome (ed ecco svelato il mio più grande segreto da blogger!! 😀 ), per questo mi ha incuriosito vederlo stampato in un tuo racconto. 🙂
    Monica e Monaca derivano entrambe dal greco Monachos (se non sbaglio a scriverlo), che vuol dire ‘solitario’, ‘eremita’.

    Certo, dando al tuo personaggio il nome Monica dovevi aspettarti che prima o poi si sarebbe ribellata 😀
    Se leggo tanto? dai 16 ai 21 anni divoravo un libro ogni 3 giorni/1 settimana (i più lunghi tipo ‘il Signore degli Anelli’, ci mettevo una decina di giorni), adesso tra il lavoro, la casa, il marito, i genitori, i suoceri, la sorella, gli amici…. leggo molto meno, o meglio, leggo solo ciò che mi consigliano e mi ispira tanto.
    Solitamente leggo di notte, non amo leggere di giorno perché non riesco a trovare la libertà che invece mi dà il buio.

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