Ice Milk #4

I.

Quando ti svegli al mattino con un’erezione dolorosa e nessuna voglia di erotismo, significa che hai completamente espresso il tuo desiderio in sogno. E’ come quando ubriaco marcio, dopo il quinto mohito, torni a casa e cerchi di sbucciare un arancia. Tutto quello che ti rimane al mattino è un frutto sfregiato ed un dito pelato.

Questa è una di quelle mattine. Esco dal letto, 5 minuti di stretching, doccia-shampoo e balsamo. Crema per il corpo, schiuma-rasoio-taglio, dopo barba e crema emolliente.

Dal piano di sopra sento provenire dei colpi. Probabilmente Monica ha deciso di fare gli straordinari stanotte. La luce è pallida questa mattina, fredda attraverso i vetri. Latte di ghiaccio cola attraverso le tende. Camicia bianca di cotone, fondine sottoascellari, due Beretta M9 special, giacca Armani di cotone blu notte, jeans con tasche ampliate con doppia cucitura. Fondina alla caviglia e Walther PPK. Portafoglio, cintura, chiavi della macchina e cellulare. Quando sei un addetto del settore devi fare l’elenco di cosa ti metti addosso ogni mattina. A noi non basta toccare le tasche per sapere se abbiamo preso il telefonino. Dobbiamo sapere quale prendere, quante schede, quali numeri. Non è sufficiente sapere quanti soldi si hanno nel portafoglio, dobbiamo dividerli tra cintura con scomparto, portafoglio e fondina, dividere le valute. I documenti, le diverse identità, le lenti a contatto. Se questa volta sbaglio qualcosa non penso che nessuno potrà rimproverarmi. Sorrido.

Esco dalla camera con uno zaino in spalla con i biglietti, alcune foto, qualche coltello.

Entro in cucina e apro il frigo. C‘è odore di stantio. Quello stantio che mi fa venire in mente quanto sia odiabile il mondo in cui vivo. Talmente viziati da dover conservare il cibo per giorni, in ogni casa. Così tanto spazio per il cibo in una casa che necessariamente rifiutiamo o esageriamo col cibo, perennemente in ciclo tra diete e sovralimentazione. Così idioti da seguire le indicazioni delle case farmaceutiche che abbassano gli indici di colesterolo tollerabile nel sangue a seconda del bilancio. E’ come chiedere ad un vampiro se gentilmente possa controllarci la giugulare. In questo sistema di eterni obesi e di sottile denutrizione rendiamo immuni i giudici perché siano imparziali, ma non i dentisti e gli psichiatri.

Prendo la bottiglia del latte. Il vetro è freddo, bianco come gli occhi sotto corticosteroidi e vasocostrittori. Fame chimica. Mi verso un bicchiere, prendo 4 biscotti di riso e li mangio lentamente. Bagnandoli a lungo. Mi sono dimenticato il ristrutturante alla placenta per i capelli. Finisco colazione e squilla il telefono. Lascio che risponda Monica e comincio a preparare la partenza.

 

C.

Mi sveglio prima di tutti gli altri. Il cielo fuori è opaco, appena albeggiante in striature rosa. Per questo lavoro devo essere in forma, lavorerò con i due migliori sicari degli ultimi 50anni. Diverse ottiche, diversi motivi, nessuno migliore di altri. L’importante è lavorare in piena consapevolezza, perché uccidere è istintivo, ma mirare da 300 metri, mimetizzarsi, scegliere i proiettili, no. 250 flessioni, 5 serie da 50. 1000 addominali assortiti e 10 minuti di salto della corda, probabilmente sveglierò I che sta al piano di sotto. Mi infilo una maglietta di cotone verde militare, dei jeans comodi, una fondina alla cintura. Per questo lavoro prendo la S&W .44 magnum rivisitata negli anni ’60. In assoluto la più bell’arma in commercio. Impugnatura in radica di ciliegio.

Mi sciacquo i denti, mi lavo la faccia bagnandomi la maglietta mi infilo degli anfibi ed esco dalla camera. Suona il telefono e sento Monica rispondere. “Pronto? Ora il signore è occupato. Sta partendo per un viaggio di lavoro. Si.” Lunga pausa. “Ah, capisco. Si. Quando è successo?” Pausa. Annuisce da lontano, poi non riesco più a sentire nulla, solo dei sussurri. Scendo le scale e quando metto piedi in cucina vedo I uscire di casa lentamente, sul tavolo un bicchiere sporco di latte e un foglietto. Il numero del cellulare che userà oggi. Mi verso una tazza di schifosissimo caffè americano. Un raggio di sole penetra dalla finestra e mi ferisce gli occhi. Abbagliato sento il rumore di una moto che si avvicina alla casa. E’ la moto di G. Questa sera andiamo verso la selezione del genere umano in direttissima. Il più difficile dei lavori.

G.

Non riesco a dormire. So che il lavoro di domani sarà il migliore della mia vita. Lo so, ma non riesco a trovare vie di fuga dai pensieri ad elica nella mia testa. Mi sembra di non aver vissuto veramente. Vorrei accelerare la vita e vedere cosa potrei fare, consacrando questa notte all’errore. Prendo le coperte e le lancio da parte. Tiro mezzo grammo direttamente dalla boccetta e la poso sul comodino. Il formicolio alle gengive mi rende tutto più chiaro, più genuino. Mi infilo la camicia dello smoking togliendo i gemelli, un paio di pantaloni spessi, neri. Calze e scarpe da ginnastica. Passo in bagno, mi risistemo i capelli con le mani, bevo un sorso d’acqua e la sputo. Prendo il telefono.

Uscito dalla camera mi immergo nel silenzio della casa, tutti stanno dormendo e mi viene in mente di andare in camera di Monica e assecondare il suo amore solo per questa notte. Ma questa deve essere la mia notte, le 7 ore che mi rimangono all’alba saranno la mia sofferenza, il mio errore. Nessun altro dovrà soffrire a causa mia. Torno in camera e mi infilo un serramanico in tasca, il portafoglio che avevo dimenticato e tiro su l’altro mezzo grammo.

Scendo tre rampe di scale e sono in garage. Tra i vari mezzi di I scorgo nell’angolo, sotto un telo di alluminio, la sagoma di una moto. Da quando I guida motociclette? Sarà un regalo di qualche direttore d’azienda al posto di pagamenti troppo onerosi. 12.800 giri sono quelli giusti per i miei sbagli. Ducati Super Sport Cruiser. Pensavo fosse solo una concept.

Non ha le chiavi, si accende con un tasto a lato del serbatoio. Fortunatamente il garage ha un uscita indipendente dalla villa, nessuno potrà sentire l’inferno della combustione. Avvio, inserisco la marcia e apro piano per andare ad aprire il portellone d’acciaio. Un suono profondo e pieno, probabilmente un DO#, riempie la struttura. Sembra che le fucine di Efesto si siano messe in funzione. Esco con calma, la coca mi ha irrigidito le braccia e le vibrazioni sul manubrio sono pesanti. Mi lascio dietro il vialetto d’entrata, il viale alberato, una falce di luna così tagliente che mi ferisce la vista. Mi sento come un adolescente che esce dalla finestra per andare a trovare la fidanzata, solo che fuggo da me stesso, dalla mia coscienza, dal peso delle scelte giuste, fuggo dalla luna per immergermi nel buio dell’uomo. Apro tutta la prima, sembra non finire mai. Un’arpia che frantuma la strada. L’urlo delle marmitte. La seconda mi tira indietro così forte che penso di perdere la presa. La prossima volta la frizione con più delicatezza. Inserisco la terza ai 140 e decido di rallentare per la curva.

Mi sta sfuggendo tutto di mano. Non sono mai riuscito ad innamorarmi di una ragazza, mai di un emozione, continuavo a fuggire dalla quiete per paura che nascondesse sempre una tempesta. La noia come detonatore universale. Sono il sicario che ha sparato meno di chiunque altro. Recitavo parti per facilitare il lavoro degli altri perché troppo codardo per trovarmi di fronte ad una scelta vera, così vile da continuare a correre per non riuscire a fissare l’immagine di me. Nessuna pellicola nei cassetti dei giudizi, solo le considerazione a posteriori di come cambiare più rapidamente. Il film di me stesso con l’avanti veloce, mi fermo solo nelle scene migliori. Il film porno di me.

Nel momento in cui mi accorgo dell’analisi che sto facendo, il critico si trova di fronte al locale a cui sarebbe voluto arrivare. Non sono stato cosciente tutto il viaggio e ora è il momento di scappare più veloce. Perché a breve sarò raggiunto, in ogni caso.

Parcheggio la moto e già quattro ragazzini vengono a sbavare sulle marmitte cromate. Chiamo la polizia e dico che hanno parcheggiato una Ducati davanti all’extreme club senza targa, probabilmente rubata. I ragazzini sentono puzza di bruciato e si allontanano. La polizia ha detto che sarà qua in 30minuti hanno altre priorità. Apro il sellino, sfilo una catena da 2metri. Pesa almeno 15 kili. Fisso per bene la moto ed entro. Mi procuro tre grammi da un coreano ubriaco all’entrata e rubo delicatamente una bottiglia di whisky dal bar, nel momento in cui la 20enne soda e compatta si distrae. La musica è una tecno detroit uscita dall’officina di un carrozziere. E’ buio. Mi siede su un divanetto unto e comincio a consumare, comincio a prendere le distanze da me, lasciando cadere la croce. Correndo verso il Golgota completamente fatto.

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