Rerise #1

Io continuo a sentire un rumore. E’ sottile, tagliente. Un rumore così fine da scomparire quando si parla troppo, quando respiro a pieni polmoni. Forse cessa al passare degli aerei, al piovere scrosciante sulla veranda. Ma forse, è solo un dannato albero che cade nella foresta e nessuno può sentirlo. E’ assillante.

Sono seduto ad un tavolo con 4 persone mai viste prima. Alla mia sinistra ho un ragazzo di 19 anni, abito blu scuro, camicia bianca aperta sul petto con pochi peli. Capelli lisci, castani, in ordine. Ha la voce da ragazzino. Soldi, sicurezza di se e timore reverenziale verso questo ambiente completamente nuovo. Non ha i coglioni abbastanza sviluppati, ma sosterrà le sue posizioni. Tremerà nelle scelte. Ha dei profondi occhi verdi.

Un passo in senso orario e c’è il cowboy. Immancabile in queste situazioni. Gamba larga, pantalone quasi-finta-pelle ma non posso, occhiali grossi, sigaro inglese vecchio di dieci anni e parlata fumosa e aggressiva. I sigari hanno il caratteristico odore dell’urina di gatto maschio adulto in bisogno di sicurezze territoriali. Un cowboy con le orecchie a punta.

A ore 12 mi trovo un’avvenente signora sui 40. Abbronzata, palestrata, cosce che sembrano autostrade di miosina vibrante. Nel complesso è una donna fine e a modo, ma è una maschera fottuta. Non esistono donne eleganti in questo ambiente, non esistono flirt, non esiste amore. Questo sistema è l’estensione della realtà senza il concetto di coesistenza, l’estinzione della collaborazione sociale. Per portarmi a letto la signora, dovrei prima asciugarla del tutto. Poi comprarmela, per ritrovarla ancora a questo tavolo, nella sinusoide della caduta.

L’ultimo collega è quello che ci si aspetterebbe in un film di Spielberg del nuovo millennio. Treccine sottili e capelli biondi. Occhi azzurri senza emozione, ciglia lunghe e fini. Una piccola bocca rosa. Denti bianchi e regolari. Un candore demoniaco. Una stronzetta di nove anni, con un cazzo di QI di 160. Lo Stato le paga la scuola per i bambini dotati. Lei si compra i lecca lecca coi soldi dei suoi gentilissimi compagni di college. 12 anni in più danno esperienza, nessuna capacità di calcolo superiore. Se non hai talento, il canto delle muse sembra il vomitare sordo di un 15enne ubriaco. Non siamo predisposti geneticamente per crederci i migliori. Avrai sempre un arrivo, o una via di fuga dalla sconfitta.

Il ragazzino si mangia le unghie, il cowboy fuma lettiere di gatto continuando a strofinerlo sulle labbra, la puttana è una tricotillomane, la bambina succhia lecca lecca. Nessuno è soddisfatto della propria vita sessuale, nessuno può vincere in una maratona senza traguardo.

80mila sterline sono la tassa d’iscrizione. 400Mila sterline al primo. 400Mila a chi riuscirà a correre più veloce e più a lungo. Per vncere devi essere primo, e gli altri svenuti alle tue spalle.

3. 2. 1. Via. Si nasce aspettando che gli altri muoiano. E poi il buio.

Sembra vibrare da ogni direzione. É come se qualcuno stesse cercando di entrare con insistenza, penetrare in questo mondo. È rabbia, denti artigli. Il ritmo sincopato del cuore. C’è ma appena lo si nota, si dilegua. Tutti sanno che esiste, solo che nessuno può provarlo. Scompare dai ricordi in fuga.

Il giudice è una vecchia conoscenza degli ambienti clandestini del texas no limit. Veronica Colt. Una signora elegante sui 60, gioielli discreti, pelle compatta e un disico asciutto. Veste sempre in lungo scuro in queste occasioni. Sa già che qui non si giocano i diritti televisivi, gli sponsor. Qui si gioca uno, due, tre, quattro anni di stipendio. Le lacrime nere della sconfitta. E’ in lutto.

Consiglio a chiunque non creda nella caos, nella casualità che frulla le tue giornate, spalmando previsioni centrifughe sui muri della nostra esistenza, di giocare ad un texas no limit con un anno di stipendio.

 

Veronica vomita carte a rotazione. Una. Due. Scorrono sulla panno come dischi da hokey.

Alzo il bordo, coprendo con la mano.

 

K e Jack a colore. Cuori. Kojak. 3Mila nel buio di mille. 4Mila. Il ragazzino socchiude gli occhi e lascia, troppo per la prima mano. Deve capire come giochiamo. Idiota. Il cowboy non ha carte immano, ha aspirato il sigaro per 6 secondi filati dopo averle viste. Vede. Sposto gli occhi sulla bionda che mi sta fissando. “Non guardarmi così, che mi viene voglia di invitarti fuori a cena.” Sorride. “Ma non vorrei far pagare te quindi lascia perdere questa mano” Sorrido io e poso gli occhi sulla bimba prodigio. Un bambola di porcellana, con occhi di vetro, dentro i quali vedo solo me stesso. Intermittenza d’identità, allo sbattere delle palpebre. “Preferisco che me la offra tu” dice leccandosi le labbra, lanciando le carte in mezzo al tavolo con un’unghia rossa. Senza scherzare. La ragazzina sposta con le sue piccole mani bianchissime un fascio da 10mila sterline. 400 occhi di quella troia di elisabetta che mi guardano. La bamina sorride con gli incisivi appena cambiati.

Credi che sia il suono a fuggire. La realtà è che siamo noi a scappare. È la concretizzazione del parasosso. È l’incongruità dell’esistenza. Stillicidio delle emozioni soffocate.

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