Me compreso (un viaggio altilenante tra il sado e le canottiere di cotone) #1

Telefunken

Prova ad immaginare il peggiore dei mondi possibili.

 

Ora. Se guardando un poliziesco in tv, non ti sei mai chiesto come mai, sparando 4 proiettili direttamente nello stomaco di qualcuno, tutto non si riempisse di pranzi non ancora digeriti… Stai immaginando male. Se credi che un uomo possa agire in piena consapevolezza per tutta la sua vita, e che possa vedere i frutti di ciò che ha seminato… Non stai entrando nel mio mondo.

Un’altra cosa. Se non hai mai desiderato concretamente che una persona sparisse dalla faccia della terra, smetti immediatamente di leggere.

 

Questa vuole essere un breve autobiografia, scandagliando le diverse fasi della mia vita. Per capire esattamente come cazzo ho fatto a trovarmi in questa situazione.

 

Primo periodo – Infanzia

 

Credo che la vita non si divida in grandi fasi di sviluppo. Credo che si debba sezionare la crescita di un individuo a seconda degli stupefacenti che si assumono per andare avanti. Ora, chi nonostante le avvertenze stesse continuando a leggere, e si fosse chiesto che droghe può assumere un neonato, stia bene a sentire.

Oltre l’80% dei bambini fino ai tre anni, me compreso s’intende, soffrono di “disturbi del sonno”. Tutto ciò che non è compatibile con la posizione dominante è ”disturbo”, “follia”, “sindrome”. Per cui, circa il 50% dei genitori somministra, dopo la salva-coscienza prescrizione pediatrica, Niaprazina 1mg/Kg per i primi 2 anni e mezzo della vita dell’infante. Quando devono scopare si può arrivare anche a 3mg/Kg e nessuno è mai morto.

La niaprazina non è altro che un fottuto sedativo, che però non ha effetti indesiderati. Un bambino non comunica molto bene e il segreto dei collaterali rimane imrigionato in quei vagiti ubriachi.

 

Il mio primo ricordo risale circa all’età di 3 anni, pochi mesi prima del compleanno. Giocavo davanti allo specchio. Agitato, come sono tutti i bambini lasciati spesso soli. Un bambino che gioca con un altro bambino. Tornano i genitori e lo stroncano di Nopron (nome commerciale della Niaprazina), è il loro anniversario. Gioco ancora qualche minuto quando vedo me stesso, duplicato allo specchio, immobile come un burattino. Non ho visto il mio riflesso, ho visto esattamente “me” specchiato. Due me. Non saprei gestire nemmeno oggi uno stato dissociativo allo specchio, con sensazione di morte apparente. Svenni dolcemente dopo pochi minuti, ritrovandomi il giorno dopo nel letto con la donna delle pulizie a pulire il lampadario in camera . Cristallo di Murano del 1807 che mi ritrovo proprio ora sopra la testa.

Era il modo in cui il mio mondo mi dava il suo “Benvenuto e buon viaggio”.

 

Dopo i 3 anni il bambino, me compreso, comincia ad andare all’asilo. Tanti bambini, pochi anticorpi. Come minimo influenze e tosse.

Dunque per la congestione nasale, chi ha gestito la vita di un bambino di 26 anni fa, preferirebbe goccie di efedrina ai normali “fumenti” o aerosol. Per asma e tosse fa miracoli, gli stessi miracoli che si verificano strofinandosi della cartavetrata sulle palpebre. Hippie idioti che non hanno capito che la medicina cinese è solo un inconsapevole progetto malthusiano. Hanno preso l’efedrina dall’Asia e l’hanno sintetizzata come paraefedrina, direttamente a domicilio nei nostri cassetti dei medicinali. Gente che si cura il mal di testa con aghi nei piedi non può avere il mio rispetto. Codeina e destromorfano sono stati i fedeli compagni della pertosse isterica che mi ha accompagnato per tutti i primi 10 anni. Dopodiché, dopo che 18 bambini sotto i 6 mesi sono morti in 1 anno per arresto cardiaco, gli studi hanno dimostrato che gli oppiacei non sono “esattamente” indicati per la cura dei bambini. Tanti cadaverini, tanti fegatini zuppi di paraefedrina, paracetamolo e destromorfano che hanno fatto impazzire cervello, sistema circolatorio e epatico dei pargoletti.

 

Ho passato i primi 11 anni davanti ad un televisore Telefunken del ’76, 14 pollici montati su un tavolino di cristallo con le ruote. Una TV che d’inverno dava grandi piaceri e problemi. Come una baita in montagna.

In quel salotto di marmo e finestre al primo piano di una casa in collina, quel cubo era l’unica cosa di dimensioni bambine per me. Lo abbracciavo e lo ascoltavo per ore. Il conforto di un tiepido tubo catodico. Dei colori e dei suoni di una comunicazione massiva senza messaggi.

Per comunicare con lo stronzo però bisognava passare il phon sui tasti ghiacciati, altrimenti i contatti non funzionavano, pena la reclusione nel primo canale a tempo indeterminato. Era come fare petting con una donna ed in quei giorni ho lentamente imparato a trattare le persone.

Prima scaldi, poi possiedi. Il cunilingus non è altro che una captatio benevolentiae muto, un pompino ben fatto per placare un uomo.

Il fatto di aver imparato così presto a manipolare le persone è stato sicuramente il primo passo verso il basso. Verso la merda in cui mi ritrovo. Esattamente fino al collo.

 

Passavo le giornate assorbendo come una spugna ogni cosa piovesse su di me. Ed io mi svuotavo, goccia dopo goccia, perdevo il senso di me.

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4 risposte a “Me compreso (un viaggio altilenante tra il sado e le canottiere di cotone) #1

  1. Devo ammettere che questo tuo racconto autobiografico mi ha scatenato un mare di ricordi… 🙂
    Il mio primo ricordo risale a qualche mese dopo il compimento del mio secondo anno di età, in campagna, con mia nonna piegata su un campo ad estirpare erbacce e io dentro una cassetta a giocare con una sua collana, una corda legava la mia cassetta alla sua vita e quando lei si spostava, io mi spostavo con lei.
    Ricordo ancora la collana nera della nonna, il mio vestitino giallo e il suo vestito a fiori, colorato, allegro, come sempre era lei prima della morte di mio nonno. Ricordo che mi parlava di storia, letteratura, lei di mattina insegnante e di pomeriggio contadina.
    Io l’ascoltavo per ore, poi è arrivata mia sorella e la sua nascita, la prima volta che l’ho vista sul lettino d’ospedale è il secondo ricordo che ho.
    Io son cresciuta all’aria aperta, a tre anni mi sentivo già la responsabilità che mi era piombata addosso con l’arrivo di una sorella stupenda, che piano piano si attaccava a me e che un’infanzia insieme ci ha unite, per sempre, qualsiasi cosa accada e in qualsiasi posto siamo.
    Ancora oggi se le capita qualcosa io lo ‘sento’ e il suo rispondere al primo squillo mi fa capire che aspettava la mia telefonata, il mio cenno e raramente mi sbaglio.

    Ok, ora basta che altrimenti finisce che ti racconto la mia di infanzia e forse è meglio non farlo, perché oltre al bello dei sentimenti c’era il lato negativo di una vita fatta di sacrifici, cadute e riprese, probabilmente molto diversa dalla tua, ma in un modo o in un altro siamo stati svuotati, come dici tu: goccia dopo goccia…

  2. E’ un racconto aza:D La mia biografia è molto meno interessabte 😀
    Non mi dire anche tu che non mi sporco le mani coi miei raconti, perchè non è vero^^
    Però aspetta il prossimo e capirai perchè non sono io 😉

  3. In ogni caso hai delle immagini stupende. Coloratissime e vivide, frazie mille davvero!

  4. La mia biografia è molto meno interessante

    su questo ho dei dubbi…. 😀
    Cmq è un racconto molto molto realista… sicuro che anche quello sulla pubertà sia solo un racconto??
    Conosco almeno una decina di ragazzi che potrebbero rispecchiarsi perfettamente nella tua autobiografia non autobiografia 😛

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