Me compreso (un viaggio altilenante tra i sado e le canottiere di cotone) #2

A scuola non riuscivo a relazionare con gli altri. Tutto quello che conoscevo era succhiato dalla psichedelia televisa. Gli unici punti di incontro erano i cartoni animati e le pubblicità. Per quanto riguarda il rendimento ho fatto una fatica immensa fino ai 14 anni. Non studiavo, e nessuno in casa mi diceva nulla. I miei non erano altro che ombre clandestine nella stiva di casa nostra. Usavano le camere soltanto come spogliatoio, mangiavano con me solo la domenica a pranzo.

Per tutto il resto comunicavamo con dei post it attaccati al frigo, in cui rriportavo frasi fatte di film e film tv. Spesso sembravo un bambino forbito e acculturato. Ma di mio c’era solo la grafia storta del bambino disordinato e una strana buffa firma, che uso ancora oggi sui contratti importanti.

 

Penso userò quella per la presa visione della mia vicinissima condanna a morte.

 

Secondo periodo – Pubertà e illuminazione

 

Il primo ricordo che attribuirei ai primi cenni di pubertà si riferisce sicuramente alla visione di un film. Dai 12 anni in poi, i miei genitori hanno deciso di risparmiare sulle adolescenti. Sicuramente per motivi di decoro, dato che ero cresciuto fisicamente in fretta.

Era autunno. Da quanto ricordo tiepido e molto, molto arancione. Una sera girando per i canali della tv via satellite, che mi ero fatto regalare ad Agosto per il compleanno, mi inoltrai verso gli ultimi numeri del 700. Al tempo avevo cambiato anche televisione. Mi avevano preso uno Sharp 24 pollici con retroilluminazione automatica. L’avevo presa piccola apposta per poterla tenere sempre vicino. Me li ricordo ancora scorrere sulla televisione nuova attraverso il telecomando. I numeri rossi cambiavano forma vicino al mio mento. Illuminando debolmente il pigiama azzurro che mettevo sempre dopo cena.

Camminando attraverso varie televendite di televisioni private mi fermai su un’inquadratura dall’alto di un letto matrimoniale. La qualità della ripresa era pessimo e la camera era fissa, come se fosse stato un filmato a circuito chiuso rubato. Era così ma non lo sapevo.

Gli attori erano due ultraquarantenni sovrappeso. Completamente diversi dagli attori a cui ero abituato. Era una sferzata di veridicità e iperrealismo all’interno di una finzione perpetua. Una finzione di cui per altro non mi ero mai accorto prima. Era stata la rottura, l’epifania, l’illuminazione. Ma su questo tornerò più tardi.

I due si buttarono sul letto, si spogliarono e cominciarono a baciarsi ansimando. In modo abbastanza esagerato, cosa che ancora adesso mi fa pesnare che non fosse in realtà un vero amatoriale.

Un rapporto orale maschio a donna della durata di 30secondi massimo, un rapporto orale reciproco di almeno 5 minuti. Una scopata ridicola di massimo 4 minuti. Un orgasmo trattenuto maschile. L’insoddisfazione femminile. Una delle più grandi ingiustizie sociali, genetiche e culturali della storia. La mancata necessità dell’orgasmo femminile ai fini del concepimento. La possibilità di anorgasmia per lo sviluppo definitivo del feto. Esistono donne che non hanno mai provato un orgasmo in vita, ma il dolore devastante di 4 parti, con bambini sopra i 3kg e mezzo. Capisco benissimo la niaprazina, davvero.

Al tempo non capii esattamente cos’era successo. Sapevo come ci si accoppiava, mi masturbavo pensando alle prime compagne di classe, ma ero solamente rimasto colpito da tutta quella straordinaria verità. Un luccichio.

La pubertà è il periodo di minor libertà possibile nello sviluppo umano. Il testosterone rende i bambini ipersensibili alle alterazione emotive. Le bambine con i loro menarca spruzzano ferormoni come innaffiatori giardino. Che fanno muovere i 13enni come automi. Cani antidroga per le donne.

Dato che manca tutta la stuttura adolescenziale di consapevolezza e formazione, si comincia a fumare per mimesi. E per mimesi a 12 anni avevo cominciato anche a fumare erba. Poca erba in realtà, era solo per darmi un tono.

Fumavo alla finestra quanfo i miei uscivano. Usavo una pipa di mio padre, una Charatan Belvedere del ’63. Bellissima Pipa, ora infumabile perchè bruciata dalla combustione troppo “calda” della marijuana.

Fumavo un paio di grammi e mi stendevo davanti alle trasmissione in prima serata. Più passavano gli anni, più la televisione si allontanava. Non la guardavo più in maniera attiva, ma mi soffermavo a tracciare linee invisibili su ciò che la massa comunica e ciò che è la comunicazione di massa.

In quegli anni avevo assorbito ogni cosa, svuotando completamente me stesso da ogni pensiero. Le pubblicità, i miei manthra di riflessione. I film e i cartoni erano il silenzio del vento, la preghiera Cristiana. La solitudine era la mortificazione corporale. Fino a raggiungere uno spazio liminale, l’illuminazione, l’ascesi, la catarsi.

Una dose di erba da collasso era stata per me la chiave di volta. La presa di coscienza che quel porno aveva aperto in me una lacerazione, dal quale stavo perdendo tutto. Rimanere vuoto, pronto a colmarsi di tutto.

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Una risposta a “Me compreso (un viaggio altilenante tra i sado e le canottiere di cotone) #2

  1. IO avrei pagato per aver dei genitori ombra… i miei invece erano presentissimi nella mia vita fatta di aspettative e impegni.
    La mamma col pallino per il nuoto e per fortuna il babbo invece aveva il pallino per le moto!
    Pomeriggio nuoto e weekend in giro per circuiti a vedermi delle corse o a imparare a smontare e rimontare una moto, non so se alla fine è meglio starsene davanti a un tv a farsi delle canne o se è meglio aver la nevrosi da ‘impegni’ già a quell’età 🙂
    Per fortuna in un modo o nell’altro siamo sopravvissuti 😀

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