Me compreso (un viaggio altilenante tra il sado e le canottiere di cotone) #3

La nicotina abbassa considerevolmente le possibilità di schizofrenia, di Alzhaimer e del morbo di Parkinson. Uno studio tedesco ha dimostrato che rende l’apparato boccale più resistente alle carie, ed evita il ritirarsi delle gengive a stadi avanzati. La vasopressina aumenta l’aggressività dei maschi tra di loro. L’ossitocina nelle donne aiuta la formazione di legami emotivi esterni alla famiglia.

Siamo perennemente sotto l’effetto di stupefacenti, non siamo liberi neanche per un secondo, e forse per questo che qualcuno, ora, sta bussando alla mia porta.

Periodo – Adolescenza e acquisizione dell’ascesi.

La mia adolescenza inizio sicuramente in maniera brusca e traumatica. Dopo aver concepito di essere davvero vuoto, una vacuità creata dalla solitudine della spersonalizzazione massiva, mi ero sentito davvero diverso. Come in una vera catarsi meditativa ero a contatto con tutto ciò che mi aveva circondato. In contatto con quella massa informe di persone che mi circondava. Ogni mattina sul tram, ogni sera agli allenamenti d nuoto. Tutte le notti attraverso il vetro della tv, collegato in un fascio di elettroni umanitario.

Come gli asceti scoprono se stessi nel confronto con una natura così uguale a loro, venendo in contatto con una verità che accomuna l’atomo alle stelle, l’emozione al vento, io avevo sviluppato una fortissima emptia con le persone. Con tutti gli occhi che incontravo. Da completamente vuoto a completamente sciolto nei pensieri e nelle emozioni degli altri. Un verità che ci accomuna tutti c’è, ed è una maledizione. Ma questo l’ho scoprii solamente anni dopo.

 

Durante il terzo anno delle medie mi accorsi di poter percepire i pensieri e le pulsioni delle persone solamente guardandole negli occhi, studiandone impercettibilmente il linguaggio del corpo.

Cominciai quindi ad intendificare le relazioni interpersonali, dapprima totalmente assenti.

Amici, amiche, conoscenti e professori. Un nuovo mondo si era aperto davanti a me. Migliaia di informazioni nitide e taglienti. Ogni pensiero era un sottilissimo ago conficcato nell’anima. Le persone cominciavano ad affezionarsi a me. Assecondavo ogni loro tensione, ad ogni piccola invasione mi tiravo indietro. Contraevano i dorsali portando indietro il busto, ed io cambiavo immediatamente discorso. Si grattavano il naso e ammoribidivo i toni.

Fino a quando una mia compagna di classe, senza saperlo, mi disse di aver voglia di me. Si sitemava i capelli guardando da un’altra parte, ma sapeva che la stavo fissando dalla postura delle spalle. Si carezzava le labbra quando le passavo vicino. Mordicchiava penne. Dopo un mese riuscivo a vedere il suo stomaco contorcersi quando le poggiavo una mano sul fianco per chiederle i compiti.

Decisi allora di invitarla un pomeriggio di primavera a casa mia. Fuori c’era vento, un verde acido si rifletteva in casa. Ero teso, ma non troppo. Ero consapevole del mio successo.

La ragazzina arrivò con 5 minuti di anticipo, con gli occhi arrossati da almeno 10 minuti di attesa al vento.

Era agghindata con tutto ciò che credeva essere perfetto. Collant scuri e spessi, scarpe basse rosa. Una gonna e una camicetta azzurre. Un golfino rosa pallido. Capelli appena asciugati.

I miei come al solito non c’erano e ci sedemmo sul divano a parlare di scuola e dei compagni. Sparlavamo di tutti, lei cercava di trovare una sintonia con me. Le mani si strofinavano spesso, era impaziente, aspettava. Aspettava me. Accesi la televisione. Il canale era rimasto per sbaglio quello della sera prima. Un film porno soft pallosissimo, li odiavo da ragazzino.

C’era una coppia che stava scopando sotto le coperte. Appena me ne accorsi cambiai subito, chiedendole scusa imbarazzato. Si mise a ridere. Ma dalla velocità della risata, mediamente lenta e ritmata, dall’intonazione non acuta, capii che c’era un retro pensiero. Voleva vederlo, o forse la intirgava la situazione che si sarebbe potuta creare. Rimisi il 707 e le chiesi se voleva fumare un po’.

Avevo preparato delle canne prima, me le ero fatte girare da un amico più grande perchè non ero assolutamente capace.

Annuì, non era convinta. Cominciammo a fumare e lei si ritrovò immediatamente in un mondo molto più morbido. Aveva aspirato per farmi vedere di non essere da meno, ma in realtà era ovviamente la prima erba.

Fissava il film rapita quando la baciai. Era la prima, ma io non ero il primo per lei. Sembrava. Cominciammo a baciraci, e ogni volta che sbagliavo qualcosa, me ne accorgevo. Labbra rigide, via. Lingua troppo in fondo, via. Troppo veloce, troppo lento.

La coscienza dello sbaglio appena lo si commette fa crescere davvero in fretta, credetemi. Il bacio durò a lungo, e imparai a baciarla in quei 10 minuti come non avrei mai imparato a fare in tutta la vita se non fossi stato capace di leggere in lei. Nessuno ti viene a dire se sbagli qualcosa a nell’ambito sessuale. Sembra poco carino.

La timidezza e l’educazione uccidono il perfezionamento estetico. Capisci di aver sbagliato soltanto quando lei non ti richiama il giorno dopo. Credo.

In quel momento era completamente abbandonata a me. Fumata e con il miglior baciatore, conversatore della sua vita. E questo sarebbe capitato in futuro con ogni persona, sono sempre rimasto vuoto, sono sempre stato come gli altri volevano. Fino a pochissimo tempo fa.

Le appoggiai una mano sotto la gonna, sui collant. Era morbida e vibrò impercettibilemente. Capii subito che voleva che la spogliassi, totalmente disinibita dal THC.

Incomincia sfilandole il golfino e aprendola la camicia. Troppo bruscamente, rallentai. Mentre la sbottonavo rideva imbarazzata. La baciai sul collo, imitando i film che guardavo.

Si abbandonò a me, strusciandosi impercettibilemente sulla mia gamba. Mi tolsi i pantaloni velocemente, lei cominciava ad irrigidirsi. Aveva voglia ma era tesa, non sapeva cosa aspettarsi. Leggevo nei suoi occhi puntati alla sua sinistra, i racconti delle amiche più grandi, del male. Chiudeva gli occhi immaginando cosa avrebbe potuto sentire.

Mi tolsi la camicia e lei mi fece capire che la canottiera di cotone non era esattamente sexy. La guardò per un attimo e poi distolse lo sguardo. Volevo urlarle in faccia il mio dusappunto, che mi serviva per il freddo e perchè soffrivo di coliti.

Ma la tolsi senza fiatare. Non ho mai più rimesso una canottiera in vita mia, e periodicamente devo fare cure di fermenti lattici.

Alla fine ci trovammo nudi, uno sopra l’altro, io sopra di lei. Si era immobilizzata, ci stavamo dimenticando l’una dell’altro. I nostri egoismi. Ma per il mio egoismo, per la mia apparenza io avrei fatto tutto quello che mi avrebbe detto, verbalmente o meno.

Mi appoggiai a lei velocemente, senza trovare dove entrare. Si irrigidì e i suoi occhi comunicavano “beh è un buco dovresti poterlo trovare da solo! E’ poco più in basso muoviti”. Entrai di poco, era umida e stretta. Incurvò la schiena di scatto dal dolore, mi fermai. Poi lentamente sempre più in fondo, tanto più veloce quanto mi comunicavano i suoi muscoli della schiena. Caldi e sudati.

Dopo un paio di minuti di immobilità in cui ci guardavamo come ebeti, io in attesa di lei lei in atessa di me mi disse mentre mi baciava “Credo che ora tu possa cominciare, piano”.

Entrai e uscii da lei per 30secondi esatti, lei gemeva piano, le bruciava. In quel momento non mi importava più di tanto. Le venni dentro senza troppi rimorsi.

Un orgasmo trattenuto, non sapevo se potermi lasciare andare. Mi guardò, le palpebre socchiuse mi dicevano che era rilassanta e contenta. Era andata meglio dell’incbo che le avevano raccontato.

Ci accendemmo un altra canna e ci addormentammo.

In fondo è tutta una questione di comunicazione, è l’ipocrisia ce incrina le relazioni profonde. Siamo tutti ipocriti, cerchiamo di tutelare le altre persone ovattando il mondo e noi stessi. Ma a forza di erigere impalcature di zucchero filato tra noi e gli altri, le verità si distrogono sempre di più. Fino a quando vorremmo urlare di rabbia e malcontento, ma ci è impedito. Soffocati in una nevrosi di educazione che ci siamo creati da soli.

Ho sempre preferito le persone che urlano e piangono spesso, che le persone esplosive. Ma per me non c’è differenza, ci sono solo persone che parlano con la voce o con i gesti.

 

Il risveglio non fu altrettanto piacevole.

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Una risposta a “Me compreso (un viaggio altilenante tra il sado e le canottiere di cotone) #3

  1. go to the next level

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