Me compreso (un viaggio altilenante tra il sado e le canottiere di cotone) #4

Cocaine

Avete mai provato a portare una divinità in macchina con voi? Cosa fareste?

Personalmente cercherei di fare l’impossibile per impressionare il divino passeggiero. Curve in controsterzo, salti, limiti e semfaori bruciati. Tutto per dimostrargli che in fondo, a guardar da lassù, non è che si capisca poi molto. Mi sentirei “al sicuro”, in fondo.

E come vi sentireste se prendendo una curva troppo veloce usciste di strada, se la macchina si ribaltasse e a fine corsa trovaste il vostro Dio con una gamba staccata persa fuori dal finestrino rotto? Con magari un occhio spappolato sul parabrezza, “perchè tanto lui la cintura non la mette, cosa gli importa”?

Nel momento in cui i miei entrarono in casa con quattro ore di anticipo perchè “volevamo farti una sorpresa, coglione!”, mi sentii esattamente così. Ma prima di salire in macchina avevo fumato 3 grammi di erba e avevo lasciato i resti sul parabrezza.

Il divano incrostato di sperma, noi nudi abbracciati che dormiamo. La casa piena di fumo e odore di hashish. La televisione accesa su un flm porno hardcore con ragazze giapponesi che giocano in uno swapping continuo. Diciamo che se fossi stato nei miei genitori avrei probabilmente reagito peggio. Avevo distrutto l’immagine del loro bambino in circa 25centesimi di secondo. Il tempo che impiega il cervello ad analizzare un scena complessa e rielaborare un giudizio. Una frazione di secondo in cui tutti i loro errori sono piombati come una pietra dal cavalcavia sulla loro auto troppo veloce in autostrada.

Le reazioni a catena sono state:

  • Fare rivestire la poveretta senza neanche mandarla in bagno e chiuderle la porta dietro. Tutto in silenzio. Io ancora nudo sulla scena del crimine, un patibolo con due boia.

  • Farmi rimettere in mutande e urlarmi contro la rabbia e los conforto. Mi gettavano a mani larghe manciate dei loro sensi di colpa. Non era una rabbia di odio, tenevano le braccia conserte e parlavano troppo veloce. Urlavano solo quando lo stress li portava allo stremo. Non mi guardavano negli occhi. Non avevano il coraggio di fronteggiare la loro creazione e il loro sbaglio.

  • Si chiusero in camera, chiamarono la madre di lei. Raccontarono tutto come se fossero in un confessionale. Cercavano conforto. Ma ovviamente non trovarono appoggio ma solo rabbia. Quella vera. Il discorso droga creò effettivamente un po’ di tensioni, ma la madre dlla ragazzina doveva essere un ex hippie e non fece troppe storie.

  • Non quante me ne fece il padre il giorno dopo con il quale ebbi una conversazione del tipo “Sei un ragazzino sconsiderato, cosa hai fatto a mia figlia?” “Ha ragione scusi, ho sbagliato.” Era davvero incazzato, l’amore della sua vita si era concessa ad un ragazzino come me. Nessun principe azzurro. Un complesso edipico invertito sette volte. Vena pulsante sul collo, muscoli tirati delle braccia, movimenti frenetici. Non sapevo che indicassero quantitativi esorbitanti di adrenalina, ma li sapevo leggere e rimasi, davvero, sottomesso.

  • Un mese di comportamento dei miei non siamo arrabbiati-ma ci-hai davvero-deluso, ora sei pieno-di-sensi-di-colpa.

    La morale cattolica del senso di colpa e del pentimento è perfetta. Anche se il pentimento è vero, assolutamente simulato nel mio caso, gli uomini non imparano nulla. Quel giorno compresi il più grande fallimento culturale dell’occidente. Si impara solamente dalla sofferenza. Dal sangue dell’anima. Il resto è solo un modo per vivere con meno stress.

Tutto tornò normale nel giro di sei mesi. Gli sbagli servono ad imparare, ma la sofferenza si sotterra in fretta. E se non si riescono a seppelire, si seppelisce tutto con il librium.

Dopo quell’evento cambiarono parecchie cose, cambiarono rimanendo nell’alone polveroso della normalità. Mia madre divenne dipendente dallo Xanax prima e dal Lexotan dopo. Non riusciva a superare l’impatto emotivo di vedere ogni due settimane, dai 14 ai 18 anni, una ragazza nuova per casa. Mio padre lavorava sempre più spesso e raddoppiò le sigarette.

Io sviluppai in compenso quello che i medici di un tempo chiamavano “satirirismo”, e che la diagnosi del neuropatologo di tre settimane fa definisce come “ipersessualità, con spiccata dipendenza dalla feniletilamina peptide”. Bene. Questo è il risultato di essere sempre stato un ragazzo di nell’aspetto, di capire quando una ragazza è attratta da me. Ma soprattutto di sapere esattamente cosa pensa una persona, prima ancora che l’idea sia stata verbalizzata completamente nel cervello. I muscoli facciali, i movimenti degli occhi, con l’allenamento, rivelano i desideri ancora prima che li si possa esprimere, o capire. Ho sempre fatto di quell’attimo, la mia forza sugli altri. Che da semplice desiderio di essere accettato, con il tempo si è evoluto. Ma questa è storia recente.

Gli adolescenti sono marionette governate dalle droghe, a differenza delle fasi precedenti, cominciano ad assumerle spontaneamente. Inconsapevolente si accorgono che il mondo non basta, che il loro modo di essere non è fatto per la società in cui vivono.

L’assunzione di alcol comincia dai 14 anni, quando si riesce a scappare dall’occhio dei genitori, cocaina per chi se la riesce a permettere, cannabis al posto delle sigarette. Droghe sintetiche avanzando di poco con l’età. Tutto per ottenere più facilmente l’appagamento degli istinti, il bisogno di altre sostanze. E via come robot a seguire una discesa sintetica verso il fondo, dove l’anima ormai muore, lasciando il posto alla normalità.

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2 risposte a “Me compreso (un viaggio altilenante tra il sado e le canottiere di cotone) #4

  1. Get Ready for the last level. Klint!

  2. Mentre leggevo mi immaginavo la scena e ti dirò che ne è venuto fuori un misto di ironia e tristezza bellissimo 🙂
    Provo tristezza perché forse tutti i figli prima o poi passano da quel momento lì, l’attimo in cui ti accorgi che essere te stesso può causare una bella delusione ai genitori, l’attimo in cui capisci che non sei come loro ti avrebbero voluto e vorresti dirgli che la colpa è solo tua.
    Però, essendo io una persona piuttosto cinica ho riso di gusto nell’immaginarmi le loro facce 😀

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