Chewingum #1

[Youtube=http://www.youtube.com/watch?v=KCFKrRcC5m4&feature=related]

Mi infilo in bocca una gomma alla cannella. Il gusto esplode in bocca, è insopportabile, e poi scema. Qualche minuto di sapore. E poi la lenta masticazione per ore, di un nulla inconsapevole.

Credo che sia lunedì. Ieri sera ero ad un festa pazzesca in un locale sul Tamigi. Eravamo io, Josephine, che è un’amica di Lione di Mary, completamente sconvolte di birra a ballare sui tavoli. Era la mia festa di addio. Ieri sera ho salutato tutta la mia vita in Inghilterra per partire per Berlino. Ho salutato a modo mio, spendendo i miei ultimi soldi offrendo da bere. Abbiamo bevuto, bevuto tanto. Mat mi mancherà, siamo stati insieme 6 mesi. Non sono pochi sei mesi su 18 anni. L’ultima volta che l’abbiamo fatto è stato davvero romantico. Aveva acceso dei piccoli lumi in tutta la stanza, coperto le finestre con delle coperte spesse in modo che non potesse entrare la luce. Aveva tappezzato la stanza di piccoli post-it con disegni, frasi, piccole poesie. Mi sono messa a piangere appena entrata in camera, che cretina! Mi ha lasciata dicendo che prima o poi ci ricontreremo, che gli amori come il nostro attraversano il tempo. Mi è venuto in mente Cime tempestose. Libro di merda per il resto.

Ho spezzato tutto, ho creato un crepaccio con il mio passato, con la vecchia me. Un abisso senza fondo sormontato dal solo ponte dei ricordi. Una struttura fragile, perchè adesso, in questo prato immenso, attraverso i monumenti commemorativi agli ebrei, camminando lungo il muro carezzandolo con il palmo, mi sembra già che stiano svanendo. Evaporando dal grande calderone delle prospettive per il futuro.

Le funi si assottigliano, il legno marcisce, ed io resto sola con una distesa immensa davanti a me, sola. Senza più la consapevolezza di me stessa, pronta ad aprire altri crepacci, spezzando l’esistenza.

Sono arrivata stamattina alle 11. Ho preso un taxi fino all’università di architettura a cui sono iscritta. Solo corsi in inglese ovviamente. Sono andata nelle bacheche e ho preso tutti i numeri di ragazze che cercavano compagne di stanza. Ho avuto paura, voglia di tornare a casa, di chiamare le mie amiche, Mat. Ma questa volta no. Mi sono decisa e ho chiamato subito per la casa. Con il mio tedesco stentato ho chiesto la zona, i prezzi e chi fossero gli eventuali coinquilini. Cerco solo ragazze, per l’ordine, la spesa, le abitudini.

Ho trovato 7 appartamenti possibili, tutti tra i 400 e i 600 euro al mese. Esattamente i prezzi che mi aspettavo. Vicino all’università.

La fortuna mi ha accompagnata. Sono andata subito all’appartamento più vicino, 550euro al mese, due ragazze, appuntamento per le tre sotto casa. Aline e Valentina mi aspettavano con un sorriso a 30denti. Si sono subito presentate, affettuose ed educate. Mentre mi descrivevano la casa, mi hanno anche snocciolato le regole e i turni di pulizia. Il quartiere e le feste, i pub.

1-Nessun ragazzo dopo le 22

2-Scomparti del frigo diversificati. Aline è vegetariana, Valentina, da brava italiana, spende una fortuna in cibo. Pensano che da inglese io amngerò solo patate e carne.

3-Due giorni alla settimana per ordinare la casa, a seconda degli orari delle lezione. La Domenica riposo per tutte.

4-Il bagno lo si pulisce ogni volta che lo si usa.

5-Fumo e alcol ammessi. Niente droge sintetiche. Sigarette in camera propria con la finestra aperta.

6-E poi sembro loro una brava ragazza, quindi non ci saranno problemi.

L’alloggio è all’ultimo piano di un palazzo di Berlino Est. Mitte. Luce tutto il giorno, finestre ovunque, riscaldamento centralizzato. Una camera a testa con scrivania, una zona comune per mangiare, guardare la tv ed un mini cucinino giusto per tre persone. Bagno con doccia e lavatrice. Perfetto. Ho chiesto chi fosse il padrone di casa e Aline mi ha risposto che è di suo padre. Un imprenditore tedesco che ha sposato una francese e che dopo il crollo del muro ha aperto i suoi investimenti immobiliari anche dall’altra parte. Nessun problema. Accetto di buon grado. Non mi sono interessata agli altri appartamenti, in fondo ci si innamora di ciò che abbiamo bisogno ma non bisogna mai chiudere gli occhi. Abbassare la testa credendo che ciò che abbiamo sia il meglio. Questo mi ha detto Mat prima che partissi.

Sputo la terza gomma. Non mi ricordavo neanche di averla in bocca. Mi manca.

Adesso è sera, Vale e Aline parlano perfettamente inglese e tedesco, più l’italiano una ed il francese l’altra. Siamo solo noi inglesi a credere che il mondo si debba adeguare a noi, perchè in fondo abbiamo colonizzato il mondo.

Il mondo fuori dalla finestra è freddo, estraneo. Il fumo della sigaretta alla menta che mi hanno offerto non vuole restarsene fuori, e vola nella mia stanza, nostaglico. Guardo le macchine passare lente. Persone che corrono, come correrò io fra una settimana. Le complicazioni dell’interazione mi uccideranno, me lo aspetto. Spengo il mozzicone sul davanzale e lo infilo in un piccolo foro del cemento, nel muro. Mi annuso le dita che odorano di mia madre. Ha sempre fumato sigarette alla menta.

Una altra gomma, che divorerò.

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