Knife

E quello che voglio è la violenza, una candida e mattutina violenza. Un massacro senza precedenti che mi faccia ricordare il colore del sangue, la densità di una parete intestinale. Uno squarcio devastante che faccia vibrare l’esistenza. Voglio sentire il peso di un’automatica in mano, il grilletto freddo e tagliente fare i tre scatti di sicurezza. E poi il carrello scuotere il baraccio. Come un amplesso eccitare la canna, fino a svuotare il caricatore. 15 grani più uno che volano a 600 metri al secondo verso un cadavere che non potrà mai correre abbastanza veloce. E poi nuvole di sangue, e briciole di ossa. Di chiunque. L’oggetto dell’esecuzione non mi interessa, e non mi interessa nemmeno il fatto che la vita venga spezzata o meno. Quello che mi piace, è la sconvolgente bellezza della sopraffazione, dell’adrenalinica ira immotivata. Autoalimentata dall’atoperfezionamento puro, come solo il peccato può essere. Non ci potrà mai essere una luce senza ombre, ma l’egoismo alto e divino, non lascia bagliori. L’esplosione del vincente, Wagner, il taglio degli sconfitti, atomica.

Davvero in pochi hanno rincorso un ideale tanto perfetto, la violenza a cui siamo abituati è contaminata dall’uomo e dalla suo immondo desiderio. Mentre l’arte, di camminare 700km con la testa di una studentessa sul cruscotto, è ricerca estatica del potere. Non crediate poi che la pazzia sia una buona spiegazione per la violenza. Al 90% è solo povertà e tentativo di mangiare, la violenza e lo stupro non sono altro che l’antropofagia dell’epoca moderna. Il 9% è dovuto a isteria, nevrosi, nevrastenia e sensi di colpa. In linea di massima accuserei le religioni e la loro crociata contro la vera arte. Lo 0.9% della morte nella storia è stata causata da Dio nell’antico testamento. La restante frazione è la lucida ricerca della bellezza purpurea.

Avete mai osservato il sangue uscire da un incisione sotto un occhio, braticata con un bisturi con lama ricurva da 137mm? Armonia, intensità di colori, adeguatezza al mondo. Jack the Ripper. Una sinfonia per lo spirito. Ma gli aghi non mi piacciono, e nemmeno le ustioni. Ora che ci penso è solo il contrasto fluido solido, sangue ossa, cervello cranio, organi interni costato, a farmi sentire davvero appagato. Il fatto che poi il tutto derivi dal rapporto uomo contro uomo, è una condizione necessaria a stimolare gli ormoni capaci di affinare la sensibilità. E’ un fattore sociale, ammazzare e squartare una gallina, macellare un maiale, affettare un tonno, non mi da la stessa sazietà artistica. La forza di un premio sta nella gratificazione di aver combattuto e vinto contro altri, che si sono dimostrati inferiori. Gareggiare da soli significa arrivare irrimediabilmente primi e ultimi ad un tempo.

Ma dopo l’ebbrezza di una vittoria, di un’esplosione di denti e e lingua colpiti da una .45? Non rimane davvero nulla. E spesso piango affondando le mani nella morte della mia vittima. Non per il trapasso dell’oggetto, ma per il mio. Perchè quella perfezione dura solo un istante, lasciando dietro di se assuefazione e distacco. Come tutto il resto, è assimilato dal nostro organismo. Ci si abitua a tutto. Ed il tutto rimane distorto nei pensieri, fotogrammi di vene e gengive, buchi nelle mani e crani dispersi sulle rocce. Evanescente come l’ultimo orgasmo. Evanescente come l’ultimo bacio. Il solo motivo per cui viviamo e dare concretezza istantanea ai ricordi e alle aspettative. Ai desideri e ai rimpianti.

Ci sono solo due differenze tra me e voi. Io non agisco per mimesi, ho creato il mio amplesso. Secondo, l’unica cosa che, nella mia esperienza, sembra rimanere attuale una volta esaurita, è la sensazione che si prova a spezzare una costola con un coltello da bistecca. Non vi illudete di non uccidere, lo facciamo tutti, solo che la domenica io corro il moto con un cuore nel sotto sella, voi andate in chiesa con decine di anime sulla coscienza.

E poi forse Dio ha ucciso per noia.

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Una risposta a “Knife

  1. Sublime. Davvero. I miei piu’ vivi complimenti.

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