Pornomania

Percorro velocemente le strade di Londra nel retro di una Mustang del ’74. L’autista che siede davanti, lavora per me da 17 anni e non ho idea di come si chiami. Di quanto prenda al mese. E francamente non mi interessa. Mi sta portando dalla mia analista, la dottoressa Burton. Una puttana 45enne che ha ereditato lo studio da suo padre. Non so come si chiami, so soltanto che mi succhia 150 sterle all’ora per farsi i cazzi miei. Mi sono sempre posto il problema della scelta tra un’ analista e una prostituta da appartamento. Entrambe risolvono problemi irrimediabilmente legati alla sessualità. La prima facendoti parlare delle tue conflittualità e risolvendole una volta portate alla luce. La troia assecondando le conflittualità, né annichilisce la componente negativa e ti cura, con molta meno fatica. Il prezzo è lo stesso, nessuna ti bacia, nessuna ingoia, la seconda ha il vantaggio di fare pompini nettamente migliori.

Facendomi trascinare dall’immagine della Burton in shorts attillati, calze a rete e reggiseno di raso nero, mi ritrovo una mezz’ora di traffico alle spalle, un’erezione dolorississima nei pantaloni, ed il portone del medico di fronte alle palpebre inconsistenti.

Nell’istante in cui premo il campanello sul citofono d’ottone, la voce della segretaria “La stavamo aspettando dottor Cotter”, Il portone si apre ed io immagino già le due signorine, vestite sado, che vorrebbero farsi scopare anche per tariffa dimezzata.

Vengo fatto accomodare sul lettino da quella segretaria che ad ogni appuntamento si rivela sempre più grassa e vecchia. Ma la fantasia non ha problemi di modifiche consistenti. Più l’energia si concentra su un singolo pensiero, più la realtà si distorce per accomodare quella visione. Ho così tanta energia da aver pensato più di una volta che Madre Teresa potesse essere una Bomba del sesso anale. Stesso meccanismo per il quale da adolescenti si potrebbe trovare attraente anche il cadavere di propria nonna. Nella bellezza le proporzioni conteranno anche, ma la prospettiva. La prospettiva molto di più.

“La vedo sempre più energico Jack” dice la stronza della Burton indicandomi il pacco. Fa l’intellettuale distaccata, ma in fondo vorrebbe solo cambiare lavoro. Passare da sopra a sotto le scrivanie per la stessa tariffa oraria. “Eh si dottoressa. I pensieri si fanno sempre più frequenti, le fantasie più complesse, più dettagliate. Se solo dovessi lavorare sarebbe un bel problema” sorrido consapevole di quanto la mia ricchezza sfacciata infastidisca questa stronza socialista.

“Vorrei regredire un po’ con lei, se non le dispiace.” Impicco un doppio senso sul nascere e annuisco col capo. Insultandomi leggermente. “Vorrei che mi parlasse della prima immagine a cui associa un valore sessuale autonomo della sua infanzia”. No, non sono stato violentato da piccolo. Nessuna carezza, nessuno Zio con le mani lunghe. Niente di niente. Alla lunga le analisi freudiane sembrano risposte a domande che non sono mai state poste. Il tentativo di deduzione partendo da elementi comuni supposti. 150cazzo di sterle per farmi interrogare da un errore metodologico ambulante. 15mila dollari all’anno per un’università che non mi è mai servita. Eurotrash. “Non divaghi con la mente Jack”, risponda alla mia domanda.

Sessomania e sindrome da deficit dell’attenzione. Segaiolo, cinico, pornodipendenza e intolleranza al Glutine. 10mila euro all’anno per sentirmi parte di una minoranza attraverso donazioni. Celiaco.

“Mi scusi Barbara ma è davvero complesso focalizzare l’attenzione di qualcosa di statico, non trova? Ad ogni modo credo che il mio primo ricordo caricato sensualmente si riferisca al mio terzo compleanno. Mia madre che si toglie un costume rosa velato. Mostrando a tutti gli invitati un seno pallido e meraviglioso. La sensazione che provai allora fu gelosia. Quei seni erano miei, e nessun altro poteva goderne. I classici capezzoli che sanno di sigaro.” La vampira succhia tutto sorride alla mia battuta, ma sono sicuro che stia immaginando di farsi leccare i capezzoli da me. Oppure sto solo proiettando. Oppure ho di nuovo sbagliato il suo nome. “Oggi ripensando a quel momento provo solamente fascino.” “Per cosa? Per quel sentimento così innocente?” 150 spese bene, ha capito davvero ogni aspetto di me “Ovviamente per il seno leggendario di mia madre no?”.

Un’altra stronzata. La Burton mi guarda come se fossi un bambino ritardato, scuote la testa e respira forte. “Cosa vuole fare Mike? Le va bene se la chiamo Mike?” Penso che ci sta di nuovo provando, ma accotono il pensiero, lo caccio come una zanzara fastidiosa che punge il mio cervello da dentro. E la cosa strana è che quell’insetto è tanto Mike Cotter quanto lo sono le mie mani, i miei occhi. Anzi, forse lo è molto di più. Guardo la dottoressa spaesato, non so cosa dire, vado da lei per sentirmi impegnato nel mio autoperfezionamento. “Si mi può chiamare come diavolo vuole! Ma mi dica come riprendere il controllo!” La Burton mi guarda come se volesse spogliarmi, ma so che sono sol o a deformare ogni cosa. Probabilmente sta solo pensando, sta scavando per riprendere un idea accantonata da tempo. Una soluzione che rimane l’unica, anche se contro i suoi metodi. Lo vedo da come muove le mani. Lunghe e esili. Le immagino mentre mi masturbano, belle unghie rosa. Ho bisogno di un moschicida. L’analista-seducente Socchiude la bocca “Mike. Lei ha bisogno di concretizzare ogni sua fantasia possibile. Di rendere tangibile la sua tensione psichica. Scusi il linguaggio. Ed il modo migliore per farlo è farsi filmare. Poter continuare a riguardare i propri pensieri, amputando la parte onirica. Mi sta seguendo?” Annuisco con la testa. Sono percorso da brividi freddi, mi gira la testa. “Bene. Il video normalmente da alla finzione una cornice di realtà, un iperrealismo tagliente ed affilato. Lei dovrà togliere alla realtà la componente di finzione, amplificandone l’intensità. Rendendosi più concreto, attraverso uno schermo.” Sarò il regista del suo film, l’interprete di se stesso. La caricatura storta di un pornoattore nei panni di un industriale di Londra. Ho le vertigini “Ma come diavolo faccio? Il mio problema è relazionale, il mio disturbo distrugge ogni ricerca di appagamento reciproco. Io e solo io, il divoratore di feniletilaminapetide, nicotina, caffeina. Dipendente da tutto e da me stesso. La domanda esatta è con chi?” La dottoressa sta pensando sicuramente a se stessa, in una sequenza infinita di orgasmi, tra le mie braccia. “Credo che una attrice del campo possa aiutarla, Mike. Avrà sicuramente un’idea di chi possa aiutarla, e abbastanza soldi per produrre un filmato. Lei un regista e due o tre telecamere.” Sasha Gray, 19 anni appena compiuti. Un fisico che taglia la visuale della scena. Ninfomania accertata e un livello culturale superiore alla media. Ma soprattutto consapevolezza di se. Sasha. Grey.

“Arrivederci, dottoressa Cameron” mi saluta annoiata mentre esco dallo studio. Metto le cuffie dell’Ipod e comincio a fantasticare. Clubbed to death mi conduce alla macchina, i Digialism all’appartamnto in centro, Para-noir di Marylin mi fa trovare il numero dell’agente di Sasha, sul suo sito. Un regista semi-professionista che avevo conosciuto nella mia dipendenza. E’ eccitato all’idea di girare con una star. Io mi muovo come un automa, flash di scene possibili, successe ed impossibili. I fili dell’ossessione mi tengono sospeso in bagno mentre mi depilo. Integralmente. Prendo due xanax con una coca light per calmarmi. Miss Kittin is high. Le droghe non funzionano.

Passo due giorni di frenesia. Dormo poco, mangio poco. Fumo decine di sigarette, bevo litri di caffè. Mi addormento per massimo un paio d’ore, dopo il whisky. E’ un Tallisker 14 anni. Mi sento collassare, ma non ho tempo i fermarmi. Tutta la mia vita ruota intorno a queste ore. Ho chiamato il manager di, mio Dio, Sasha Grey. Ho mandato un anticipo di 6mila dollari. Le riprese inizieranno fra un mese, il regista vuole girare un vero e proprio film, due settimane di filmati. Io, produttore e attore nella scena principale. Guardo tonnellate di filmati porno per capire come fare.

Credo che chi non riconosce la differenza tra pornografia e prostituzione, non sappia neanche distinguere una fava di cacao da un coniglio al cioccolato con contorno di patate alla julienne, dorate al forno con olio e rosmarino. Non sto parlando di amatoriali, spy cam, glory hole e robaccia del genere. Mi riferisco alla pornografia d’autore ad alta qualità. Salieri, Marc Dorcel, Rocco Siffredi. Gli Adult Movie d’autore giapponesi con le censure a coprire cazzi millimetrici nipponici e fighe pelosissime di attrici senza ego.

Ovviamente il tentativo di riprodurre il massimo grado di realismo dell’atto sessuale porta il fruitore della Domenica a credere che le attrici e gli attori siano soltanto esibizionisti pagati per scopare. Niente di più falso, cazzo. Ogni gesto, ogni pompino, penetrazione,è ripresa in maniera tale da eccitare a turno ogni tipo di guardone. Chi si eccita nella coercizione di lei, chi di lui, chi si eccita nella visione dell’espressività del volto o nei semplici genitali. Ogni scena è il prodotto confezionato e imbellettato pronto alla visione. Ci sono porno per coppie, per segaioli, per vecchi impotenti. I porno per gli adolescenti e per i trentenni sfigati. Porno per i poveri e per gli avvocati di Los Angeles, per le vecchie dive del noir. Filmati per cattolici ed ebrei, per mussulmani, indu e shintoisti. Il rituale di osservare l’intimità di altri esiste in tutte le culture del mondo, ed oggi è amplificata, patinata e resa perfetta. L’eccitazione dell’uomo nel contemplare un atto sessuale e l’intimità di estranei, è essenzialmente evolutiva. Quale migliore selezione naturale di un contrasto tra spermatozoi nelle sesse tube, quale miglior violenza di due maschi arrapati per la stessa leonessa.

Mi accendo una sigaretta e ho voglia di scopare. Ho voglia di una perversione devastante, di penetrare con violenza tutto ciò che vedo, sono il concentrato erotico di un sega quarantenne. Il relitto affondato dell’onanismo ossessionato di tutto il mondo. Sono il filtro marcio della sigaretta-universo.

Tutto e pronto. Prendo un Tavor e lo butto giù con un sorso pieno di Tav. Svengo in un sonno chimico.

Sono sull’aereo diretto per la California. Sono in business insieme al mio regista. La troupe è già sul posto. Ho passato le settimane di attesa di una specie di come farmacologico, nico-caffeinico.

L’aereo si stacca dal suolo e si porta dietro la mia angoscia. Per la prima volta sto costruendo qualcosa, inseguendo una meta. La hostess mi guarda passandomi accanto. Sicuramente non porta le mutande e si china per mostrarmi dove e come vorrebbe avermi. Raccoglie un marsupio e lo consegna ad un ragazzino due posti più avanti. Ha un paio di slip rosa ed io sono un idiota. Ed ho voglia di Sasha Grey, e faccio finta che la 25enne poliglotta non mi abbia guardato maliziosa prima di andarsene. E le ordino un Oban distiller edition, e ci diluisco 22 gocce di Lexotan che in viaggio non mi fanno stare male. Sto diventando tutto ciò che non avrei mai voluto essere. Ho il glande che brucia, un ansia corrosiva, il nulla che mi riempie e nessuna possibilità di reagire. Mi sento cadere il mondo addosso e mi stordisco per non accorgermene.

Matt mi stringe il braccio “Ehy, Mike, sulla scena vuoi solo Sasha o anche un’altra attrice?” Cerco di formulare la risposta affermativa al menage a trois “Ma Mike, vuoi anche una decina di vibratori e di…” le parole mi si confondono nella testa. Annuisco con la testa fino ad addormentarmi.

Mi sveglio sentendo Matt che parla con una donna. E’ la hostess. Mentre mi sforzo ad aprire le palpebre e sciogliere il nodo che mi lega la bocca “ Ecco che Mike si sveglia” dice la puttanella mettendomi la mano sulla coscia. Sistemo la poltrona in posizione eretta guardando lo stronzo del mio regista con sguardo interrogativo. “Ehy Mike non incazzarti! Matt mi ha raccontato dove state andando! Una figata!” La guardo per un istante, penso a come sarebbe scoparla in bagno, una completa novità per me, probabilmente una routine per lei “E si..” leggo il cartellino “Caroline, una vera figata” dico in tono piatto. Matt mi guarda con un sorriso a 20 denti “Caroline vuole girare una scena del film con noi! Ha già qualche esperienza sul campo, roba soft. Ma direi che abbia tutte le carte in regola!” dice stringendo una coscia alla hostess che si guarda intorno con i suoi occhini blu.

Reclino la poltrona e sussurro piano “Caro, cosa ne diresti di un provino in bagno. Sai, dobbiamo provare il personale”. Mi fa schifo quasi quanto provo schifo per me stesso. Ma forse a lei essere prigioniera di sbarre proprie non crea problemi.

Mi si avvicina, tutti intorno i passeggeri dormono o guardano il film francese in proiezione su piccoli monitor davanti a loro. Cavie.

Si siede sul bracciolo della mia poltrona schiudendo le gambe. Mi accosta le labbra all’orecchio “Se solo non dovessi lavorare, ti prenderei dentro molto volentieri. Mike.” Farei qualsiasi cosa per scoparmela ora. Qui sul sedile. Ma deglutisco, la guardo, le accarezzo l’interno coscia, e mi giro dall’altra. Sto impazzendo. Mi aveva guardato veramente allora? Cosa distorco e cosa rimane così com’è? Quanto di me stesso devo accondiscendere? Quanto di tutto questo è filmabile, e quanto mi rimarrà dentro? In fondo quello che sto cercando è un coito, un atterraggio veloce. Troppo veloce per goderne davvero.

Guardo fuori dal finestrino. Stiamo sorvolando gli Stati Uniti a più di mille silometri orari, ma tutto sembra muoversi a rallentatore. Un mondo gigantesco, troppo grande per una persona sola. Ma abbastanza ripetitivo da annoiare. Un mondo che creo io ad ogni battito di ciglia, ogni suono che percepisco nasce da me, ed il fatto che lo sentano anche gli altri è questione di opinione. Chi non l’ha sentito fa parte di una minoranza. Metto gli auricolari ed ascolto in shuffle la discografia dei Nine inch Nails.

Chi non nasce nell’occidente vive per i soldi, per comprarsi da mangiare. Chi nasce in occidente vive per i soldi, per comprarsi una macchina. O una macchina più grossa. Chi nasce in Asia vive per i soldi dell’occidente, vendendo loro le proprie macchine. La propria pornografia.

Ed io, creatore del mio mondo, faccio parte della società dell’ultraconsumo. Tutto ciò che produciamo viene consumato talmente velocemente da far si che la produzione di mezzi di smaltimento rifiuti sia triplicata nei soli anni 90. Inceneritori, riciclaggio, tapis roulant e ciclette. Mangiamo tanto e aumentiamo la velocità per consumare calorie come criceti sulla ruota.

Io personalmente divoro così velocemente da non accorgermi dello scorrere del tempo, della fame, delle emozioni. Distruggo filmati porno d’autore più veloce di quanto la pornografia legale giapponese produca. Solo grazie ai film per adulti yakuza a basso costo riesce a starmi dietro.

Il paradosso del mondo è il mio paradosso. Mi inserisco nella catena di produzione per salvarmi il culo. Produttore consumatore. La perfetta autosufficienza.

L’uomo supera se stesso attraverso il viatico della masturbazione ossessiva, eccitato dalla sua immagina riprodotta in fiction.

Non sono altro che lo sperma incrostato sui miei stessi pantaloni.

L’aereo atterra. Scarico i bagagli e fuggo via da Matt e dal chiacchiericcio assillante dell’hostess-che-vuole-fottere. Dico che ci si risente domani mattina per organizzare la trasferta. Mi dico di lasciarmi in pace. Dico a Dio di lasciarmi in pace. Dico al Mondo di lasciarsi in pace.

Entro in taxi e mi facci portare all’hotel. Mi accendo una sigaretta, e il tassista mi dice di spegnerla perché è vietato dal regolamento e se fosse per lui bla bla bla. La getto fuori dal finestrino.

Arrivo allo Cheton, lascio i bagagli al facchino con 5 dollari. Faccio il Check-in in una Hall stile imperial, tra marmi stucchi e mezzi busti. Copie di copie di copie. Mentre la ragazza mi restituisce l’America X facendomi un sorriso Maybelin New York n°5 da “avrei voglia di baciarti, ma non in bocca”, arriva il tassista con il mio pacchetto di DunHill da 30 dicendo che mi erano cadute sul sedile posteriore. Si era preso il tempo di fumarne una e di prendersene un altro paio. Ringrazio e saluto la ragazza, in dubbio sul fatto che ci stesse provando.

Non so più chi sono e dove risieda la realtà. In me o fuori di me?

Entro nella stanza 1234. La trentaquattro del dodicesimo piano. Inserisco la tessere magnetica e la sfilo velocemente. Come dicono le istruzioni sulla parete. La serratura scatta. Mi ricorda una penetrazione ma passo oltre. Sistemo le valige sull’ampia scrivania. Apro la mia valigetta, poso cellulare, occhiali da sole e “Manifesto della donna cyborg” sul comodino. Vado in bagno e mi sciacquo le mani con un profumatissimo sapone al sandalo. Mi arriva un messaggio sul telefono e mi sale in gola un misto di rabbia e angoscia. 25goccie di xanax. Una bottiglietta di whisky e una mini-lattina di soda dal frigo bar. 24 dollari.

Mi sdraio sul letto e apro il libro, cerco il segno. Leggo la fine del capitolo precedente “Anche se intrecciate in una danza a spirale, preferisco essere cyborg che dea”.

Mi ricordo del messaggio e gli ansiolitici attenuano il colpo. E’ la Burton.

“Ciao Mike! Come va? Senti che ne diresti di uscire in settimana a cena. Mi è venuta in mente una soluzione alternativa al film di cui vorrei parlarti. Appena sei libero chiamami, perchè credo che tu debba togliere la parte onirica delle tue riflessioni con qualcuno che ti riallacci alla realtà. Rebecca.”

La differenza tra prostituzione e la pornografia amatoriale è la stessa che intercorre tra una puttana e una puttana che si fa riprendere da una telecamera. La Burton vuole fare il salto in basso alla scrivania. Forse.

Ma a questo punto ho abbastanza elementi per credere che siano le mie perversioni a modificarsi per accomodare questa realtà paradossale. La nevrosi come meccanismo di fuga dalla noia.

Un attrice diciannovenne appassionato del neorealismo di Antonioni saprà aspettare il suo turno, aspetterà il suo numero per entrare nel mio mondo.

E pensando a Rebecca Burton in un completo nero di pizzo, i capelli legati in una finissima coda da un anello d’argento, che balla la lap dance in un locale da 4 soldi di Londra, per poi portarmi nel suo studio e farsi penetrare sul lettino, mi volano alle spalle 12 ore di volo e 1 ora di taxi. Ho un’erezione dolorosissima e il portone del suo appartamento davanti alle palpebre inconsistenti.

Spero si sia depilata e abbia una telecamera.

I don’t need a reason to hate you the way i do.

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Una risposta a “Pornomania

  1. uhm poi l’hai scopata quella troia di sasha gray?
    vedo che sei nel dubbio tra visite psichiatriche e prostitute… anche io quest’anno ho deciso di dedicare 1 volta al mese allo psichiatra e 1 volta al mese a prostitute.
    sempre più convinto che se avessi dedicato 1 volta al mese a prostitute già a 16 anni ora non avrei bisogno dello psichiatra.
    ho buttato parecchio tempo nel cesso.
    se avessi soldi da buttare andrei con tutte le troie pornostar americane ma ancora non li ho.
    cazzo 6 mila euro solo di anticipo per quella troia.. sono decisamente fuori della mia portata.

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