Fondi di bicchiere

Cazzo. Vivo nel tempo in cui se non corri abbastanza cadi. e se corri troppo veloce cadi. Se mi voglio grattare le palle, o l’inguine, semplicemente i peli pubici, devo fermarmi. Perchè correre con le mani in tasca non posso. Mi accendo una sigaretta rilassandomi un attimo, e vengo martellato da quadratini in bianco e nero che mi avvisano che se continuo non avrò più fiato per correre, vedi malattie cardiovascolari, vedi carcinoma, mi dicono che se continuo non arriverò al traguardo. Le sigarette non uccidono, suicidano.

Ma forse è sbagliata l’espressione “vivere nel tempo”. Perchè io non riesco a vivere veramente. Non me ne rendo conto. Arrivo a fine giornata senza fiato, mi faccio una doccia con dei prodotti che, almeno per quanto dicono in Tv, dovrebbero rinfrescarmi la pelle, pulirmi dallo smog, dallo stress, dal sudore, dalla cattiveria e dall’istinto omicida ai semafori. Vedi anche esaurimento nervoso, leggi anche Ansia, Nevrastenia e nevrosi d’Angoscia. Freud. Finita la doccia esco a prendere un aperitivo con un po’ di amici. Per forza, devo pur vedere qualcuno, devo pur trovare il modo di scopare. Devo trovare il modo per sfogare le tensioni accumulate nel giorno. Corro, Corro, Corro. Poi mi siedo al bar alla sera e bevo. Ti fermi un attimo. Ma non sei mai rilassato veramente, anche quando bevi i quadratini in bianco e nero compaiono, trafiggendo il tuo istinto di autoconservazione. Siamo una macchinina lasciata correre in discesa da un bambino stronzo. Conserviamo il moto fino a cadere nel tombino a lato della strada. Dio subdolo infantile e arrogante. Vedi anche Genesei, consulta Sofonia 1-1. Pentateuco.

E quando trovo il modo di scopare, trovo una ragazza che ha voglia di fermare il tempo con me per qualche attimo, mi sento soffocare. Una ragazza richiede del tempo, del tempo che non vorrei ma che mi porto dietro come uno zaino scout. E allora continuo a rotolare sempre più in la. Sperando di fermarmi contro qualcosa. Tiro di coca, tiro giu sempre più drink, tiri sempre più lunghi da sigarette d’isteria pura. Sto andando talmente veloce che non mi ricordo nemmeno quante sigarette fumo al giorno, non riesco a vedere il primo mozzicone nel primo posacenere della giornata. Le sigarette sono l’urina umana. I posacenere sono gli alberi sui quali traccio il mio territorio di caccia. Casa-ufficio-Bar-Club. Un quadratino di 20 minuti in macchine sempre più costose di lato.

Le uniche relazione interpersonali che intrattengo, le affronto in stato alterato di coscienza. Vedi anche sindrome di Asperger. Leggi articoli sulla dipendenza da Social networks. Da sobrio non c’è nulla che mi possa interessare. Il calcio, forse. Le donne, forse. Le moto, le macchine, i vini, i locali, la musica jazz e i libri di Baricco. Se ancora li leggo e non scarico le recensioni come al liceo. Non credo di essere capace ad innamorarmi, non esiste l’amore, non esiste un cazzo. Esisto io ed il mondo in fuga fuori dal finestrino del taxi che mi riporta a casa. La macchina la lascio fuori dal club, con le nuove leggi mi ritirano anche la televisione se mi beccano in questo stato.

Mi sveglio e sembro il catalogo di tutti i postumi in esposizione al banco del macellaio. Il ministero della salute informa. Scivolo dentro un abito che non ho mai avuto il tempo di lavare. Ci pensa una filippina che pago e vedo una volta al mese. Vedi anche alienazione del lavoro, consulta il codice del lavoro sotto la voce abuso domestico. Salgo sullo stesso taxi della sera prima, che avevo già prenotato per il viaggio all’inverso. La vita non è altro che il tracciato che compie una pallina di gomma lanciata con violenza dentro una scatola da scarpe. Puoi macinare tutti i kilometri che vuoi. Tanto non vai da nessuna parte. Pago e non saluto, non ringrazio, non guardo negli occhi. Salgo in macchina e noto con piacevole disgusto che qualcuno mi ha spaccato parabrezza e finestrino per fottermi l’autoradio.

Mi siedo e mi coglie una crisi di panico. Leggi il foglietto illustrativo del bromazepam, prendi anche xanax 0.5. Alprazolam. Striscio tra le infinite code del mattino, come formichine in coda. Sappiamo dove andare soltanto perchè il primo guida la fila e lascia tracce di monossido di carbonio. Il nostro acido formico. Parcheggio e salgo in ufficio. Non sono più padrone delle mie emozioni, non gestisco più nulla se non la consapevolezza di muovermi in qualche direzione. Mi siedo alla scrivania. Ikea serie Galant. L’ho scarabocchiata tutta con un pennarello rosso per cercare di renderla mia. La mia vicina fa la stessa cosa con le foto dei figli orrendi e obesi. Apparecchi per i denti e occhiali spessi, capelli a fungo come la madre. Ma l’importante è che siano ben lavati. Più fai carriera, più guadagni e  maggiori possibilità hai di personalizzare l’interno della tua personalissima scatola da scarpe, nel mondo-grandi-magazzini per la svendita all’ingrosso di scarpe-forza lavoro. Ripassa la teoria della competizione nei sistemi chiusi, distruggi anche il sistema del libero mercato.

Poi pausa caffè, pausa pranzo con buoni pasto che riescono a ridefinire anche un panino ai gamberetti e una birra piccola in termini di busta paga e ritenute fiscali. A volte mi chiedono che birra desideri. a volte rispondo che non credo di avere il tempo, o abbastanza papille gustative per accorgermi della differenza. Rossa, bionda, doppio malto. Ti ricordi l’ultima volta che hai scopato da sobrio? Mi sento vivo anche solo se mi accorgo che i gamberetti sono poco cotti, se nella salsa rosa c’è troppa maionese.

Finisco le 4 ore del pomeriggio riempiendo un foglio excel di nomi, cognomi, numeri di identificazione e conti correnti. Sopratutto numeri e conti correnti. Leggi l’informativa sull’internazionalizzazione dei conti bancari, codice iban. Per tutta la gente che non conosciamo direttamente siamo un numero, di una statistica, di un analisi antropologica, di un sistema filosofico di qualche pensatore americano dell’università della California. Non puoi tirartene fuori. Compri un altro telefonino, una macchina, un prodotto per la pelle. Guardi un programma tv, bevi un bicchiere al bar, un caffè. compri un biglietto per l’ultimo film di Oliver Stone. Ti trasformi immediatamente in una particella degli introiti del botteghino, della crescita dell’industria cosmetica, sei il nulla eterno di un indice di ascolto. Cerca su google il termine massificazione.

Mi alzo, esco dall’ufficio. Mi siedo di nuovo davanti al volante della mia nuova macchina senza parabrezza. Per fortuna è maggio ed è lunedì. L’aria è abbastanza calda. Posso tenere gli occhi aperti e vedere la strada senza avere le cornee asciutte. Senza piangere. Accendo la macchina e cerco in automatico di accendere l’autoradio che mi hanno prelevato sfondando tutto il blocco di plastica che la abbracciava. Automatismi da ripetizione. Gli stessi automatismi degli operai in catena di montaggio. Riprendi la tesina del liceo sul Fordismo. Prendo il cellulare e faccio andare una playlist di mp3 degli IAMX. Lo lancio sul sedile del passeggero e metto in moto.

“You’re dumber than you think you’re deep
Trying your best to sleep at cocaine speed
So watch as I start to smile”

Arrivo trafelato al mio appartamento. Conosco la pendenza, il percorso, la velocità di caduta. E’ come lanciarsi da 4000metri senza paracadute. Sai esattamente quando e come atterrerai. Ma non hai modo di fermarti. Pattini sull’asfalto nero che ti è nemico. I fari rossi, fissi, sempre più intensi di guardano. Sono i tuoi occhi del cazzo che ti aprono in due come una mela acerba. Cosa c’è dentro? Nulla. Neanche i semi ti sono rimasti. Leggi l’articolo su Science sugli organismi geneticamente modificati. Se ci fosse biodiversità saresti il primo a scomparire dalla faccia della terra. Non hai specializzazione, non hai modo di sopravvivere se non scolando gin fizz alla fragola. Sperando di trovare una donna che ne beva uno più di te.  Sperando che la sfiga ti perseguiti e ti dia un erede. Ma i drink ti hanno geneticamente modificato. Adesso quando le donne ti mangiano sono contento che tuo sia senza seme. Il quadratino bianco non ti avvisa dell’impotenza, della sterilità. Puoi pisciare su quanti alberi vuoi. Il tifone umano dell’esistenza ti cancellerà comunque, non lascierà nemmeno l’odore marcio dei tuoi calzini dopo l’ultima notte in discoteca. Passa la palla e non piangere.

Apro la porta e la richiudo velocemente alle mie spalle. Hai sempre la sensazione che qualcuno ti stia seguendo. Silenzio. Accendi al radioe  distruggi la solitudine. Accendi anche la televisione e ti immergi. Non la ascolto, non ascolto nemmeno la musica. Ad occhi chiusi calpesto le ombre sul tappeto. Sempre gli stessi passi. Accendo le luci, ho paura del buio. Ho paura del vuoto, del silenzio, degli spazi troppo grandi e troppo piccoli.  Frequenta un corso per il potenziamento delle risorse umane in campo manageriale. Corro dentro la doccia sfilandomi i vestiti lungo il percorso. E’ ghiacciata, il freddo rallenta i pensieri. Li fa scivolare via senza intorpidire il corpo. Forse meglio dell’Alcion.

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