Distropia #1

 Christus Hypercubus

Christus Hypercubus

Accendo la televisione e metto a fuoco all’infinito.

“Gli Angeli padroni della mia vita, hanno stabilito che è giunto il momento in cui l’umanità possa conoscere il nome del Messia: Il mio Nome, il nome di colui che porrà fine all’attuale Era per cominciare la “Nuova Era”.
Sono molti anni che si parla della nuova età, della second new age, dell’ età dell’Acquario. Sono molti anni che sedicenti Messia proclamano l’avvento di un nuovo ordine del mondo.
Sono molti anni che si presta attenzione a piccoli fatti sperando che da essi possa sorgere la nuova alba della storia umana.
Ma tutto quello che è apparso finora è solo un brusio, un rumore di fondo voluto dagli Angeli, miei padroni, per non far sentire la vera voce del Messia, fino a quando i tempi non fossero divenuti maturi.
E quest’era fulgida l’ho sempre temuta, l’ho sempre evitata nel pensiero disperatamente: ho sempre saputo di essere il Messia, sin dall’età di otto anni, ma ho sempre rifiutato tale ruolo, perché il Messia è solo una vittima sacrificale.
Purtroppo la pazienza degli Angeli miei padroni è finita: ora mi hanno costretto a rivelare la mia posizione nella presente umanità.
Per me comincia il tempo della fine e non mi resta che sperare nella loro pietà.”

Ecco qui un nuovo messia. E’ il terzo stronzo in due anni che è riuscito a sfondare la barriera televisiva e autoproclamarsi “mandato dal signore”, Quelli prima di lui hanno avuto almeno il buon gusto di “volare basso”. Ma l’ossessione messianica è uno degli effetti collaterlai a bassa percentuale degli antipsicotici. Curare male un male con un male diverso.

Sono il numero 7G-NC-56. E’ il mio nome, è il mio indirizzo, il numero di telefono, la targa del mio mezzo, il mio conto bancario, username di tutti gli account online.
Dicono che nel 3012 finirà il mondo, secondo un calendario Maya misdatato di mille anni mancherebbero 3 anni al conto alla rovescia. Stiamo tutti preparando i fuochi d’artificio. I neocattolici vedono l’arrivo di Satana e del terzo Cristo, dopo le comparsate di 3000 e 700 anni fa. I cattolici del primo per la seconda volta. Gli Ebrei del primo. I Cattoislamici prevedono l’arrivo del secondo messaggiero di Allah dopo la comparsata. I Buddisti se ne fregano, tanto tutto ritorna. I Neobuddisti sono talmente presi dalle loro meditazioni Worldwide in interconnessione sotto effetto di droghe sintetiche, che non si accorgeranno di un cazzo. Loro hanno già raggiunto l’illuminazione allo Xeno.

Suona il campanello. E’ Bud. Tutto ciò che nel nostro mondo ha un nome appartiene ad una delle “subunità del multigoverno“. Un modo fantasioso per descrivire la mafia legalizzata che ci governa. La grande Lobby nobiliare delle multinazionali militarizzate di trecento anni fa. Viviamo in un romanzo di Orwell senza le telecamere, se ci s’intende di paleoletteratura.
Alcolici, sigarette, medicine, armi, mezzi di trasporto e fonti di energia esistono davvero. Tutto il resto è smaterializzato in un numero. “Bud”, anche se più simile ad un pacchetto di sigarette inzuppato nel Whiskey che ad un uomo, è in realtà un mio ex compagno di formazione. Il nome è preso in prestito dalla birra.

Bud entra nei miei luminosissimi 35mq. Come tutti vivo in un appartamento a costo “quasizero”. Nel senso che dovremmo avere autosufficienza energetica, alimentare e la quasi gratuità delle connessioni informatiche. In realtà mi rompo il culo tutti i giorni per pagare le bollette al monopolista di turno. Effettivamente ci i vuole una certa qual abilità di analisi e valutazione, per gestire l’unica impresa al mondo che produce antidepressivi e pillole contro il cancro. Bisogna sapere esattamente quanto può essere stretto il cappio senza uccidere la popolazione. Un torturatore cinese massivo, in sostanza.

“Fanculo Lucky” mi chiama come le sigarette che fuma lui. “Hai sentito l’intervista al nuovo Messia?” Annuisco con la testa mentre mi apro una birra e mi lancio sul divano Ikea. “Mi sono guardato tutto il discorso, ma non ho capito un cazzo di quello che dice!” Mi giro verso il monitor. Bud aveva il brutto vizio di farsi di solventi durante le ore di lingua e filosofia. Un fottuto genio in matematica e fisica, è vero, ma per il resto ha delle grosse lacune. Delle bolle al cervello.
“Bud” dico “Lo sai che avresti potuto entrare nel governo se non ti fossi bruciato il cervello fumando il liquido dei fotosupporti?” Mi guarda per un istante con occhio vacuo.
“E tu lo sai, idiota, he se non mi fossi triturato le meningi con quella merda, sarei sotto psicofarmaci antidepressione da monotonia e mancanza di alternativa come l’85% della popolazione mondiale?”
“Beh, loro continuano a bruciarsi” sussurro guardando lo schermo.
“Ma per loro è troppo tardi 7G” Mi chiama così per farmi incazzare.

Secondo me lo ha fatto per oscurare la parte del cervello che gli avrebbe permesso di vedere quanta merda ci sta intorno. Ha completamente lobotomizzato la capacità di interconnessione tra concetti differenti. E’ il compartimento stagno della cognizione umana.

La televisione sta vomitando stronzate in simulazione 3D. L’informazione si segue come una fiction Tv, le fiction Tv sono lo scarto di produzione degli sceneggiatori degli ultimi 50anni. Il fondo dei cestini dei correttori, selezionatori, traduttori registi e assistenti di regia. La creatività non esiste in un mondo statico.
Bud mi avverte che esiste un algoritmo per regolare la retroilluminazione con la luminosità ambientale. Dice che a casa sua si vede nettamente meglio.

Spengo la televisione e mi metto una sciarpa. Bud fa lo stesso e in automatico apre la porta di casa mia e chiama il teletrasportatore al piano. 45esimo piano sotterraneo di 100. Il livello seminterrato dei servizi comuni sta 44 piani sopra di me. Altri 100 piani sopra il livello del suolo. La fortuna di aver trascurato un piccolo problema come quello della desertificazione galoppante e della spartizione delle risorse idriche. Metà della popolazione mondiale a nord, 12 milardi a sud. Il restante pugno di stronzi del governo su una qualche isola sperduta in un bioclima artificiale. Noi le aurore boreali a -40°C. Loro i tramonti viola dell’atmosfera ricostituita. E’ semplice questione di priorità.

Il trasportatore arriva preceduto da un lievissimo fruscio. Saliamo. “Andiamo da Ava vero?” sussurra Bud guardando il tastierino numerico come fosse un boia. qualsiasi cosa prema ci porterà in un posto in cui non vorremmo essere. Stare fermi fa bruciare l’esistenza sotto i piedi, meglio muoversi. Muoversi sempre. Continuare a camminare cercando di non percepire quanta poca voglia si abbia di stare al mondo. “Si direi si, avrà da bere da fumare e magari avrà anche voglia di fare un giro con un uno di noi.” Rido sapendo che Ava scoperebbe con entrambi, contemporaneamente. Lo facciamo da quando abbiamo 14 anni. Non ci sono molte alternative, siamo gli unici giovani di 50mila persone di questo stabilimento. Ava ha subito un paio di tentativi di violenza sessuale in passato. E’ sempre riuscita a scappare in casa, Poi Ava ha comprato una pistola. Ava è il nome di un detersivo.

La cabina di vetro trasparente scivola tra i blocchi di cemento prefabbricato. 400metri in orizzontale, snodo, 60 piani in su passando sopra il livello del suolo. La luce non filtra, è notte. Come l’80% del tempo. Di giorno il sole è così basso e i vetri così spessi che la differenza la notano soltanto i gatti. Si viaggia veloci all’interno dell’edificio, si viaggia in silenzio accompagnati dal lieve fruscio dell’aria tagliata dal vetro. Siamo sospesi magneticamente a 10cm dai binari elettrificati. Bud mi ha raccontato che le leggi di Marxwell su cui si basa il meccanismo di questo aggeggio sono vecchie più di mille anni. La tecnologia stessa è di qualche decennio posteriore. I grandi monopoli non hanno più avuto bisogno di ricerca nella grande corsa alla qualità, la ricerca scientifica senza i soldi della produzione si è arresa agli elevatissimi costi. Stesse medicine, stessi mezzi di trasporto, stessi alimenti, stesso metodo di produzione per il whiskey. E’ un miracolo che la conoscenza stessa si sia mantenuta, ma la formazione è sovvenzionata bene dal governo. L’unico avanzamento si è fatto in materia di sistemi energetici. Nel senso che dopo aver finito legna-carbone-petrolio-ossa dei cadaveri letame piscio di mucca e lavandini usati a qualcuno è venuto in mente di ricercare metodi per l’accumulazione e lo sfruttamento di energie rinnovabili e del magnetismo terrestre.

Viviamo come formiche nel sottosuolo per sfruttare il gradiente geotermico. Lo abbiamo studiato.

La porta si apre veloce davanti all’appartamento di Ava. Corridoio uguale, porta uguale, stessa luce, stesse lampadine. Numeri diversi. Bud bussa alla porta. “Apri Ava, ho bisogno di una birra. Urgente bisogno di una birra e di una sigaretta”. La porta si apre. Ava è completamente nuda. Una sigaretta spenta tra le labbra. Rossetto viola. I capelli bagnati le corrono lungo le spalle precipitando dietro la schiena. “Ehy cazzo potevi anche metterti qualcosa addosso 6F” dice Bud dandogli un bacio sulla guancia e sfilandole dalle labbra la sigaretta spenta. Ava lo guarda storto, dall’angolo dell’occhio dipinto di nero. “Oggi hai gli occhi ancora più blu del solito sai?” le dico sorridendo e abbracciandola piano. Mi accendo una sigaretta e mi siedo al tavolo dove lei stava evidentemente comprimendo polvere di Mdma in pastiglie. Chiude la porta e mi raggiunge. Bud è sdraiato sul divano, e guarda assente un documentario sull’estinzione dei rapaci.

Ava alza lo sguardo che attraversa lo strato di capelli umidi che le copre la faccia. “Ehy Lucky, la pianti di guardarmi le tette?” dice sorridendo. Ho un fremito di erezione. Controllabile. “Veramente mi ero perso tra le tue ciglia.” Cerco di assumere un’espressione seducente, ma con lei non può funzionare. “Ehy 7G, non è che per caso hai di nuovo voglia di portarmi a letto” Bud dall’altra parte della stanza si è addormentato. I pesticidi hanno reso la vita dei rapaci un inferno. Niente più prede, niente più aria pulita.

“In realtà non so, ho solo bisogno di sentirmi un attimo vivo, sai cosa intendo. Stavo pensando di cominciare a prendere ansiolitici. Voglio dire, sono consapevole della mediocrità della situazione, ma cazzo, come faccio a trovare uno stimolo? E’ come se io te e Bud fossimo gli unici superstiti ad una catastrofe cerebrale planetaria!” Ava chiude gli occhi. Annuisce leggermente col viso e mi appoggia la sua mano bianchissima sulla mia. “Vieni” dice alzandosi. Alzandosi si porta i capelli dietro le spalle. Prende due pastiglie. “Prendi l’acqua Lucky”. Le lascio la mano e prendo due tetrapack di frizzante. La seguo in camera con gli occhi incollati al suo culo. Alla piega che si forma tra la natica e la gamba.

Ci sdraiamo tenendoci la mano. buttiamo giù e cominciamo a bere in silenzio. Le aquile si sono estinte 400 anni fa. La sua mano comincia a fondersi con la mia, una microsaldatura cellulare. La camera profuma di incenso e di crema all’avocado. Giro la testa per guardarla. Ma lei mi sta già fissando, mi sta fissando sal momento in cui ho appoggiato il culo sul copriletto di microfibra. “Lucky hai sentito del nuovo messia? Non ha un cazzo di speciale, tranne quell’idea di trumore di fondo. E’ divertente pensare alla storia umana come ad una traccia audio no. Una melodia e un accompagnamento ci sono, una certa armonia evolutiva, oscillatoria se vuoi, ma sono coperti da mille altri strumenti. Il tentativo degli esseri di cercare una propria individualità, di scapapre al coro trainante. Ma nessuno è mai riuscito a coordinarsi con altri a lungo, senza un direttore è impossibile.” Aggrotto le sopracciglia “Ava ti sta già facendo effetto?” e lei scoppia a ridere come se avessi sussurrato la frase più divertente del mondo. Ride felice.

E’ straordinariamente bella. Comincia a salire. Come un’onda calda che preme sulla fronte, le tempie. Il mondo si restringe a questa stanza, ad Ava. Siamo noi.
Mentre cerco di coordinare la bocca per dire qualcosa, Ava si alza a sedere sul letto. E’ bianchissima, un seno perfetto. Si mette una mano in bocca e poi appoggia qualcosa sul comodino.
Mi guarda. “Lucky dov’è Bud ora?”. Credo abbia sputato l’anfetamina. “E’ sul divano che dorme credo, a chiedersi perché l’estinzione delle aquile sia succeduta immediatamente alla totale urbanizzazione delle zone tropicali. Non c’è nesso.” Continua a guardarmi, sono occhi materni, la amo. La amo con l’Ecstasy, ma anche senza forse. Mi accorgo di avere la bocca aperta e la richiudo. “Lucky…” Dice sussurrando accarezzandomi la fronte. “Come fai a sapere tutto sull’estinzione dei rapaci? Lo stava guardando Bud il documentario, tu stavi parlando con me. E poi conosci così bene il tuo amico da sapere addirittura quali domande si sta ponendo riguardo ad un documentario di 60 anni fa?” Mi alzo a sedere, ho sete, la stanza oscilla leggermente, le luci sono intense ma pallide. Il colore è acceso, ma illuminano poco. “Beh c’era il vol…” “Dove hai conosciuto Bud?” mi interrompe. “Eravamo in classe insieme, con te, con Cola, con Asprina e Atari. Con… ma perchè queste domande? Dai, non ti ha ancora fatto effetto?” Prende qualcosa sul comodino, con due dita. E’ la pastiglia. L’ha sputata. La rimette sul comodino. Sono confuso non capisco cosa mi voglia dire. Forse non le piace Bud? Effettivamente è un po’ scorbutico ma in fondo è uno dei pochi rimasti in piedi. Mi sembra di sprofondare nella coperta, nel materasso di sabbia artificiale riciclata. Atossica.
Ava prende un pezzo di carta dal cassetto del comodino. Fa per darmelo ma poi ritira la mano. “Cos’è?” le chiedo piano, fissandole l’incavo tra le clavicole. In mezzo al collo. “E’ un articolo di giornale che ho stampato qualche giorno fa. E’ datato 2998, 6 marzo. Ti dice nulla?” Novantotto, avevamo 12 anni. A marzo. “No, un altro messia?” Allora zitto e ascolta fino alla fine.

Ore 8. La lezione di Storia si preannuncia eccitante per i 7 ragazzini del settimo anno del comprensorio 9. La professoressa ha infatti invitato un Sacerdote multireligioso per raccontare loro la storia della creazione secondo l’interpretazione globale della religione unificata. L’uomo, 54 anni, non sposato, affetto da piccole psicosi per le quali era in cura da anni, è 6*-**U-H* conosciuto dalle cronache per le molestie arrecate a una donna del comprensorio 3.
Tutti zitti i bambini ascoltano la storia. Ma qualcosa negli occhi di quell’uomo non convince. “Aveva gli occhi come con un velo. Le pupille sembravano coperte” così hanno riferito i bambini poi. Nel raccontare la storia di Abramo ed Isacco il Sacerdote mima, utilizzando la professoressa come cavia, la scena in cui il padre lega il figlio sull’altare. I bambini guardano divertiti la professoressa, la sig.na 5*-**R-8*, mentre viene imbavagliata e distesa sulla cattedra. Ma non sanno che la loro insegnante è stata stordita con l’etere e che il suo sonno divertente è in realtà farmacologico. Non si rendono conto che è strano che un uomo giri con un grosso fazzoletto e delle corde. “E’ successo tutto… normale. Non eravamo spaventati”. Tutti i bambini ridono, il criminale deve aver fatto una faccia buffa, o mimato l’espressione del vecchio pastore nell’atto voluto da Dio. Due bambini ridono di più. Sono vicini di banco. Sono anche fidanzati ci riveleranno poi i loro compagni. Ridono forte, ridono felici. Ecco che l’uomo batte una mano sul tavolo di fronte a lui. I due bambini hanno riso troppo. Devono seguirlo nell’altra aula perché sono in punizione. Il finto storico mette la donna seduta alla cattedra con la schiena girata, accasciata su se stessa. Dice ai ragazzi di non far troppo rumore. E porta nell’aula accanto i due ragazzini, che lo seguono mal volentieri. Ed è qui che il cielo si tinge di nero. L’uomo, da quanto abbiamo appreso dalle frammentarie parole della ragazzina, si è sbottonato i pantaloni intimando ai due bambini di avvicinarsi. Il ragazzo ha subito compreso cosa stava succedendo e ha cercato di scappare, trascinando per mano la sua ragazza. Ma la porta era chiusa, la chiave in tasca del loro boia. Il ragazzino viene colpito violentemente in faccia, mentre lei riesce a rintanarsi in un angolo. Momenti in cui la paura è troppo forte per muoversi, momenti in cui la paura dovrebbe funzionare al contrario. Momenti in cui le vite cambiano. Il “disumano”, perché solo così ci si può appellare ad un essere capace di tali crimini, prende il corpo stordito dell’alunno e lo appoggia con lo stomaco in giù su un banco. I suoi capi d’accusa sono stupro, violenza aggrava a danno di minore, sequestro di persona, tentato omicidio. Durante l’abuso, durato più di 20minuti, l’uomo non si accorge di perdere la chiave dell’aula dalla tasca. Gli occhi della ragazza, paralizzati, si muovono lentamente verso il basso. Corre, afferra, apre, scappa. La paura ha finalmente funzionato. La polizia accorre in meno di 5 minuti, insieme a dei paramedici. Colto in flagranza l’uomo e la sua disumanità vengono condotti direttamente in cella. In attesa di giudizio direttissimo. Il ragazzo riporta profonde lacerazioni, contusioni. Ma ci sono ferite che non si possono medicare.

Flash back. La faccia di quell’uomo.
Flash back. Una fitta devastante al culo.
Flash back. Ava mi guarda negli occhi, ho la pancia premuta al bordo di un banco di scuola. Piange. Mi viene da vomitare. Il legno mi fa mancare il respiro. E’ come se il culo si stesse squarciando.
Flash back. Ava scappa urlando aiuto. L’ombra si toglie. E insegue Ava.
Flash back. Ava compra una Glock automatica. Non mi dice il perché.

Mi manca il respiro. Respiro forte, veloce. Ho sete. I capelli neri di Ava mi sfiorano il volto. Con una mano mi accarezza la testa, l’altra appoggiata sulla guancia. Il suo seno caldo su di me.
“Scusami Lucky. Erano troppi 11 anni così”.
Contino a respirare, sempre più lentamente. Mi passa dell’acqua. Scorre giù lungo l’esofago. E come se trascinasse via un peso. Un bolo marcio fermo tra le costole da anni.
Mi addormento.

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Una risposta a “Distropia #1

  1. direi che è perfetta per schiaffo. anche se non descrivi il contesto fuori o la città, mi è sembrato di vedere una città costruita di infiniti comprensori sotto metri di ghiaccio. quasi fosse un racconto cyberpunk.
    quindi direi si, proponila!!

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