Full Moon

– E stai dormendo?

– Si cazzo sto dormendo. Sto dormendo da 4 ore, con l’assorbente che è ovunque tranne dove dovrebbe essere, sto dormendo con un’idiota di ragazzina che assilla cercando compagnia.

Ma E ho il telefono scarico e non posso chiamare nessuno.

L allora fa una cosa…

Sto guidando da 7 ore su una strada provinciale. Ci siamo io, la mia ragazza E, ed una ragazzina che abbiamo raccattato per strada la settimana scorsa in un pub di Amsterdam. L.

L’orologio della macchina lampeggia in verde 23.45. L’aria della Spagna è calda e le mie cuffie stanno urlando gli ACDC come per salvarmi dalle sronzate delle due ragazze. Siamo partiti 2 settimane fa da Berlino. Avevamo 20 grammi di hashish e 15 di erba. Sacchi a pelo, tende e due casse di becks. Io ed E, la nostra prova generale di viaggio di nozze. Come scenografia l’Europa senza contorni della nostra immaginazione.

Togliti le cuffie D.

Mi giro guardano E distrutta dal viaggio. I capelli sporchi, occhiaie profonde. Il piercing al setto che ha infiammato un po’ la pelle e la rende lievemente strabica. Alzo il volume e continuo a guidare. Direzione Madrid. E si gira dall’altra e continua a dormire. L senza farsi vedere da E mi accarezza la nuca attraverso l’appoggia testa della macchina. Mi eccito lievemente ma continuo a guidare. Mi accendo una sigaretta e continuo a guidare, mentre L intreccia le dita tra i miei capelli. Ha le dita stranamente calde, piccole e con unghie curate. Ha il suo zaino, la sua roba, non è un peso. Anzi prima che riprenda la sua strada, arrivati a Madrid, non mi dispiacerebbe farci due salti. Non so nemmeno quanti ne abbia. 18 se sono fortunato. Per il passaggio ci ha regalato 20 grammi di ottimo superskunk e 6 pastiglie di ecstasy. E non era molto contenta all’inizio, gelosa e seccata, ma quando si è resa conto che ci serviva qualche rifornimento per la festa a cui siamo diretti, ha accettato volentieri. Almeno credo.

Fra meno di mezz’ora dovremmo arrivare. Apro il finestrino e un’onda di vento mi avvolge la faccia, spettinandomi e facendomi lacrimare gli occhi. La luna è immensa nel cielo grigio. E tutto il resto, al suo cospetto sembra scomparire. Lasciando solo il vincolo che ci lega. Ma forse è solo la cannabis. Mi incanto a guardarla, quasi esco dalla carreggiata.

D dove cazzo vai? Se non riesci piu a guidare ci fermiamo!

Cerco di concentrarmi sulla strada, ma la linea tratteggiata che scompare sotto le ruote continua a catturare la mia attenzione, vado talmente forte che sembra continua. Forse ho fumato davvero troppo. Accosto, ho bisogno di uscire e camminare un po’. Appena fermi ci catapultiamo tutti e tre fuori dalla macchina, che iniziava a diventare davvero troppo stretta.

E mi si avvicina, vuole un abbraccio e un po’ di tenerezza, alla fine è il nostro viaggio. La prendo tra le braccia e la stringo. Lo sguardo vola, incrocio quello di L che mi fissa e sorride ammiccante. Mi sciolgo dalla stretta di quel corpo e rimonto in macchina.

Sei sicuro di voler già ripartire?

Ripartiamo, voglio scappare dai suoi occhi, occhi che mi conoscono, occhi che non lasciano margine di incertezza nella recitazione. E. I suoi sbalzi di umore, la sua schiena, il suo tatuaggio, le mie mani sui fianchi. Brucia. Cosi chiara da poterle guardare attraverso la pelle trasparente, denti e unghie bianchissimi, occhi eterei, i capelli corvini a contrasto.Urla. Delusa per un abbraccio senza intensità, ferita per la mancanza di slancio in un rocambolesco tentativo di tenerezza. Mi da le spalle e continua a dormire. I suoi occhi sono aperti. Basterebbe un piccolissimo gesto, la mano che dal cambio si posi sulla coscia per rassicurarla. Il mio sguardo torna alla luna. Mi perdo di nuovo e quel gesto diventa una fatica insopportabile. Continuo a guidare.

Era maggio, avevamo appena finito di fare l’amore o avevamo appena finito di scopare, quando non puoi fare a meno di toccarla ma non ditoccarla e basta. Prenderla, farle male con mani, denti braccia e corpo. Quando non c’è tenerezza, solo il desiderio del suo corpo. Sfiniti e appagati dalla semplicità di uno stupro reciproco, abbiamo deciso di partire. L’idea è stata sua. Potremmo fare un viaggio noi due. Non chiede, non dice, lei suggerisce. E io mi lascio suggerire. Non so perchè abbia accettato e non so neanche se esista un motivo per cui avrei dovuto dirle di no, semplicemente non ci ho pensato. Ho annuito e mi sono perso nei suoi capelli, ferormoni e capelli.

Cazzo. Riprendo il controllo della macchina dopo la parentesi harmony del mio sogno in autostrada. Quanto ho dormito? Mi giro verso E, ma sembra non aver notato nulla. Sta dormendo esattamente come L, stessa posizione, le mani strette tra le cosce, la testa ripiegata sulla spalla. 10 anni di più e la consapevolezza che la sua esistenza non le possa garantire che una macchina di merda e una casa in periferia. Rifugiarsi nella contestazione per assimilare la propria incapacità ad adattarsi. Noi non ci abbiamo nemmeno provato. Abbiamo trasformato l’insofferenza nei confronti del mondo in rifuto distruttivo di noi stessi, alla ricerca di qualcosa al di fuori.

Guardo E. Balliamo baby, ma prendi questo, tutto è meglio. E quando torni sono badilate sui denti. L invece, si vuole solo divertire. Forse ha appena finito il liceo, comincierà l’università. La metterà nel culo a tutti noi. O forse semplicemente è il down nella cananbis che sta svanendo.

Arrivato allo svincolo -12km. Madrid. Mi fermo e leggo le indicazioni del messaggio che mi ha mandato J due giorni fa. Le indicazioni della location del Rave. Psytrance per noi sta volta. Drum and bass nei momenti di relax. Zona chill out. Sesso, ketamina, gabber hardcore, psytrance, hardstyle, DnB, EbM, Lsd, Mdma, psilobicina. Lsa, benzodiazepine. E poi ci lamentiamo anche se gli spacciatori tagliano male la merda che fumiamo, inaliamo, mangiamo, diluiamo, polverizziamo, sminuziamo, nascondiamo in sacchetti di plastica sotto vuoto, iniettiamo, e fra un paio d’anni, sono sicuro, assumeremo in supposte o collirio ad assorbimento istantaneo. Come se fossimo tutti laureati in chimica. Vaffanculo. Seguo le spiegazioni di J e dopo 20 minuti mi ritrovo in un campo di terra battuta ai margini meridionali della periferia di Madrid. Un cartello sul lato della strada, scritto a pennarello nero su carta verde mi dice che la festa è domani notte. Che i cessi chimici dovrebbero arrivare in giornata. Di montare la tenda nella parte a sinistra della strada, lasciare la macchina a destra, seguendo le linee. Di camminare 4km lungo la strada per trovare il palco. Penso che in un posto del genere ci si possa anche morire. Per fortuna abbiamo ancora una cassa di birra ed un po’ di cibo in scatola per non diventare cadaveri.

Parcheggio e sveglio le bimbe. Montare la tenda è un bordello. Probabilmente mangiare uno yoghurt dal vasetto senza mani sarebbe lievemente più facile. Le mie accompagnatrici mi osservano, davvero brave a guardare. Sarà il sonno, sarà la fatica, ma mi stanno davvero girando i coglioni. Finisco di montare una tenda grande come il bagagliaio della macchina. Ci sistemiamo dando una parvenza di ordine alle nostre cose nel tentativo inutile di ricreare un’atmosfera familiare, intima. Non ci servirà a niente questo posto. Non servirà ad un cazzo se non a farci perdere del tempo domani, eppure siamo qui tutti e tre nel tentativo di sentirci a casa, anche solo per una notte di passaggio come questa.

E che sistema le sue e le mie cose, quasi fosse una brava moglie in vacanza, le scorte da una parte. La stupidità e la necessità di volersi sentire al proprio posto dall’altra. Ci siamo appena sistemati e mi chiama J. Gli do qualche indicazione su come raggiungerci perche il posto è davvero dispersivo. Un quarto d’ora e arriva. Me l’ha presentato E una decina d’anni fa, la nostra relazione è qualcosa di ben piu vicino a un’amicizia di quanto lo possa essere il rapporto che c’è tra lui ed E, ma a sentire lei hanno un rapporto davvero “speciale”.

J è il mio amico, lo sai, l’unico che si possa davvero considerare tale.

Ed in quanto tale gode di eclatanti manifestazioni di affetto. Ora ha la mia ragazza completamente avvinghiata al suo corpo, le gambe di lei a stringere la sua vita. Non posso frenare un moto di gelosia e istintivamente mi avvicino ad L che sta guardando la scena al mio fianco. Le cingo le spalle con un braccio e prendo una birra. Appena E torna su questo mondo, si volta e mi vede. E’ un po’ come se mi vedessi con i suoi occhi. Un vecchio fattone abbracciato a una ragazzina soltanto perche la sua ragazza ha salutato a un vecchio amico. Mi lancia un’occhiata sprezzante, probabilmente in questo momento le faccio pena. Fanculo.

Mi allonatano da L ma non riesco a trattenere lo sguardo di E. J inizia a parlare con E, scherzando e ridendo, come se io non ci fossi. Non ho voglia di starli a sentire, prendo un’altra birra e mi allontano, ho bisogno di fare due passi. La Luna sembra una voragine enorme nella notte, un buco infinito dai cui margini cola lenta una luce grigia. Cupa. E’ la Luna più grossa che io abbia mai visto. La birra calda scivola in gola ritmicamente, non ho sete, è solo gestualità. Solo un altro tentativo di smorzare lo stress, di comprimere il mondo impossibile che ci circonda in abitudini comprensibili.

Mi accendo una sigaretta e continuo a camminare. Tiro, bevo, cammino. Bevo, cammino, tiro. Infilo le cuffie. INXS. Just keep walking.

Green fields Grass
and earth Broken bottles
Bricks and dirt
Sunshine soothing
Clouds are hazy
Dark street corners
Feeling lazy
Fast car driving
Sleek and modern
Public transit
Photos waiting
Blood and glass
Three points of rain
Carpet lining Seats reclining
Clever words on smooth tongue talking
Shove it brother
Just keep walking.

La strada sterrata sembra essere infinita. Nel prato a lato e davanti a me ci sono centinaia di ragazzi. Parlano di altre feste, di droghe, di viaggi. E mi sento come il riflesso sfuocato nello sfondo di una fotografia che non viene incollata negli album. Sono il residuo polveroso della generazione che ha iniziato tutto questo. Ma in fondo ci credevo e quello che sono diventato lo devo anche a questa vita. Gente interessante, gente che esplora, curiosa, persone buone. In mdma sono tutti buoni e socievoli. Non importa. Sarà probabilmente il mio ultimo evento, non ho più l’età per tutto questo. Facciamo che divertirci di brutto.

Sono a circa metà strada e il vento mi porta i primi rumori delle casse, le luci. Le voci. Finisco la birra e la butto a terra, non voglio pensare ad E. L mi ha seguito per tutto il tempo. Si è tenuta distante aspettando che facessi io la prima mossa. Ma l’unica mossa che vorrei fare con lei sarebbe una catastrofe. E lascio perdere. Un banchetto al mio fianco mi offre a poco della ketamina, delle amfetamine. Delle palline di coca, afgano, ganja, charas e qualche funghetto. Mi fermo a pensare ed L mi si avvicina.

Ehy D, cosa prendi per stasera? Se sei incazzato ti sconsiglio i funghi, bad trip e quelle cazzate lì. Io non li ho mai provati ma ho un’amica che ad Amster…

E’ un discorso che abbiamo affrontato tutti almeno una volta. Non mi interessa. Le dico che gli allucinogeni mi fanno cagare, che la vita è già abbastanza assurda così com’è. Mi prendo un’ anfe sola, 12euro. La prendo perchè ho un sonno fottuto. La spezzo in due e la butto giu con il fondo della birra che L mi porge. Butto di nuovo a terra.

– E l’altra metà?

Le lascio la mezza pastiglia e lei mi ringrazia baciandomi il collo. Si infila veloce sotto il mio mento. La lascio fare per un po’, cerca complicità. E io cerco di bloccare l’erezione. La allontano. Le chiedo sorridendo di che cazzo si sia fatta.

Cazzo è da quando siamo partiti che ci sto provando! Fanculo.

Abbassa la testa tra l’imbarazzato e la malizia. Nabokov. Poi si volta verso lo spaccino.

– E tu che cazzo hai da ascoltare? Trovatene un’altra.

Si stringe alla mia maglietta.

D, per favore, non dirmi che non ti piacrebbe. Un po’ di novità non ti…

Sorride

D sono vergine, e tu mi sembri, uhm, “in gamba”.

Dio cristo, potrebbe essere mia figlia. Sono il riflesso lucente del mio Ego divino e del peccato. Un Ego pesantissimo infinito ed incontrollabile, lei una statuina di cristallo tra le mie mani. La guardo un attimo. E’ davvero bella. Le dico di lasciarmi perdere, conosce la situazione, la distruggerei. Ma… La bacio, dicendole di andare a divertirsi.

E’ come se il sangue mi si fosse coagulato alla bocca dello stomaco. Lei si gira e scappa piangendo.

Potevi fermarmi prima, potevi dirmi qualcosa. Invece di farmi intendere tutto l’opposto. Fanculo D, vaffanculo.

Corre verso la musica. Corre verso una marea di gente che salta e si accorge del proprio vicino perchè spinta dall’Ex socializzerebbe anche con un cane rabbioso. L’umanità che raschia il fondo per cercare ancora qualcosa di giusto, nel barile della storia. La luna è immobile, vibra soltanto l’aria che mi circonda, che mi avvolge. La luna. L’amfetamina sta facendo effetto, sono disinibito e non ho più sonno. Solo un po’. Decido di tornare indietro, di tornare da E. La amo. Penso al passato insieme. Le fughe da casa, le birre, il sesso di nascosto. Le conversazioni infinite in notte senza luna sui gradini della metro. Quando non ci importava del futuro, quando pensavamo di poter vivere senza responsabilità. Quando gli unici doveri erano salvare la terra dall’ignoranza, dall’inquinamento e dal fascismo. Ed ora il presente fagocitato nel tentativo di renderci “normali”. Pensando il tempo si accorcia, le distanze si accorciano. Sembra di camminare meno, più in fretta. O forse è solo la pastiglia. Just keep walking.

Ritorno velocemente alla tenda e sento E ridere.

– Piantala J dai che qui avevo messo tutto a posto.

E esce dalla tenda. Vedo i suoi capelli neri sporgere sopra il nylon scosso. Mi avvicino chiamandola. Sorrido e le chiedo scusa, per prima. Si volta di scatto, come se non mi stesse aspettando.

Ehy! Stavamo solo, non preoccuparti, voglio dire, non è nulla, era che…

Giro intorno alla tenda e vedo E senza reggiseno, con un braccio si copre i capezzoli, con l’altra si tiene su i pantaloni senza cintura. E’ spettinata, forse molto più figa del solito. Il fascino dell’eccitazione nuova, dell’ego nutrito. Ma non reisco a vederla. E’ una figura senza occhi che mi sussurra rabbia, possessività, violenza. Il fotogramma del mio cuore mostra segni evidenti di fratture trasversali da raffreddamento, con esplosione di cristalli di angoscia. Lacerazioni alla bocca dello stomaco. Un morso stretto alla gola. Vi state divertendo vedo, buttando giù la saliva come schegge di vetro per l’esofago.

D davvero, stavo solo cercando di far vedere a J.

Dico a J di rimanere dentro la tenda, per il suo bene. Interrompo la frase idiota di E. So cosa voleva fargli vedere, urlo sputando gli stessi frammenti. Doppio sanguinamento. Ci guardiamo in silenzio per alcuni attimi. Respiro forte. Penso che E debba trovarsi una nuova macchina e una nuova tenda. Le grido ancora in faccia. Io vado a ballare, ci rivediamo domani mattina qui. Con la tenda impacchettata a fianco della macchina. Se vuole lasciare la tenda senza farsi trovare è anche meglio. Buona serata. Mi allontano veloce, svuotando la testa, svuotando gli occhi dalle lacrime. Mi viene da vomitare, mi gira la testa. Forse è l’anfetamina, ma forse no. Un passo dopo l’altro, compro una birra. Ho ancora 60 euro nel portafoglio. Non bastano per tornare a casa, devo ritirare, domani.

Cerco L, non ho voglia di pensare alle conseguenze. Non mi importa. Ho solo voglia di reclamare e colmare le ferite. Sono lo psicodramma televisivo della mia serata di addio alle feste. La musica si alza sempre più forte, è un pezzo degli Infected Mushrooms. Dicono che abbia il migliore build up della musica contemporanea. Mai capito che cazzo voglia dire. Mi verrebbe voglia di tornare indietro, di riprendermi E. Sono sicuro che non si parleranno più. O forse si metteranno insieme. Lo avevano già fatto prima di stasera? La loro sintonia. Non importa. Non importa un cazzo. Siamo soli, Io, la Luna e l’aria che ci avvolge.

Arrivo nella radura in cui hanno montato il palco e l’impianto. Devono essere più di 10000 Watt. Ci saranno circa 600 persone che ballano e saltano a 30 centimentri dalle casse. Psycho a 160bpm.

Tiro giù un sorso di birra e mi accendo una sigaretta. Apro gli occhi per sezionare la folla. Cercare L, cercare la rivincita sulla sofferenza. Passano circa 10minuti, spezzati da venditori di rifornimenti vari e “socializzatori” dell’ Ex. Decido di allontanarmi, di andare ad ascoltare la musica un po’ più in là, di addormentarmi magari appoggiato ad un albero con una canna. Sciogliere l’effetto della robaccia chimica e far scivolare tutto un po’ più in la. Almeno per stasera, e forse domani ancora. Esco dal gruppo. La canzone mi accompagna, mi da un po’ di carica, muovo un po’ le braccia a tempo. Faccio due salti in circolo. Vedo un albero completamente isolato dagli altri, fronde abbastanza rade da lasciare spazio al cielo. Perfetto. Mi sdraio. Prendo un po’ del fumo di L e faccio su. Non c’è troppa gente intorno, non dovrebbero rompermi i coglioni. Accendo e aspiro a lungo, come se dovessi aspirare tutta la schifezza e il dolore. tutto dentro di me, lontano dai miei occhi. La boccata di fumo bianco mi avvolge la fronte, il naso, copre tutta la visuale di dolcezza acre.

– Ciao D, tutto bene?

L è per mano ad un tipo coi capelli verdi. Rasati ai lati. Deve essere di qua, Italiano forse. Mi saluta con un pessimo accento inglese. Non sono mai stato così in alto, rispondo. Lei è ubriaca fradicia. Chiedo loro se vogliono fermarsi a fare due tiri. E poi due salti con L.

– No Grazie! Abbiamo già fumato.

Scoppia a ridere biascicando ad una frase sussurrata da lui nell’orecchio.

– Adesso vado a fumarmi il tu…

Si interrompe ridendo ad un piccolo schiaffo sul sedere. Rido anch’io, rigurgitando pezzi di vetro. Sputacchiando qua e la le stronzate sulla verginità, auguro loro una buona serata. Allontanandosi lui le chiede se io sia suo padre.

– Buona notte D.

Dovrebbe essere uno di quei momenti in cui guardandosi intorno, la voglia di vivere svanisce, lasciando il posto allo sconforto. Ed invece è l’opposto. Comincio a non mettere bene a fuoco le cose e mi gira la testa. Respiro profondo per riprendermi. Rido, i muscoli delle guance tirano la bocca fino al proprio limite. Sto guardando tutto dalla poltrona davanti al televisore. In fondo la mia vita ha una bella trama, bel montaggio. E’ intensa, è variegata, felicità e sofferenze, il troppo e il troppo poco. Il nulla. Mi gira la testa e le parole si cominciano a confondere col sogno. Mi sto addormentando, il portafoglio, non me ne frega un cazzo. Il cellulare, neanche. Questa Luna Piena mi sta guardando, e spero che abbia anche lei, la forza di ridere.

Mi sveglio con la bocca sporca di terriccio, impastata di vomito. Ho una sete infinita. Il sole è ancora basso. La musica continua a suonare e ho un gran mal di stomaco. Ho fame. Il check up completo dei sensi. Sbadiglio, mi viene in mente E. Lo stomaco si contorce su se stesso. Penso ad L, mi viene da vomitare. Sono nel pieno della fiction e non posso più sedermi in poltrona. Portafoglio e cellulare al loro posto. 60euro ancora, non bastano. No, Cellulare al proprio posto.

Due nuovi messaggi.

Apri.

La tenda è piegata sotto alla macchina, io vado via con J. Mi dispiace, ma questo viaggio di prova non ha funzionato e lo sai anche tu. Divertiti e fatti sentire se non sei troppo incazzato con me

Vaffanculo

Ciao D, sono L. Mi servirebbe un passaggio x tornare indietro. Ti aspetto alla makkina. Ps. Avrei davvero preferito farlo cn te.

Vaffanculo.

Infilo le cuffie e cammino verso la macchina. Anne Clark. Non esiste un cazzo.

…the man in the moon
is watching you
and me
and everything we do
life on mars
a stairway to the stars
cheap flights
fast food
flash cars
worlds collide
states divide
choose your site
land slides
a 3rd walk from the sun
it’s only just begun
for you
and me
and everyon.

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