Velcro #2/10

Lei mi si struscia addosso quando sto per ordinare il 4o cuba. Si dimena così insistentemente che mi devo voltare per forza.
Non è alta, ha un bel caschetto corvino. Stivali alti al ginocchio. Collant color avorio, una minigonna nera sotto una canottiera bianca. E’ truccatissima e dal nero sbocciano due occhi verdi cielo al tramonto di monossido di carbonio.
Prendo il Cuba, la prendo per mano e andiamo in pista. Ha un buon odore, deve essere un profumo di Kenzo da adolescenti.
Balliamo avvinghiati per un po’. Lei mi strofina i capelli sul mento, il naso sul collo.
Mi chino per guardarla, non mi lascia il tempo di aprire bocca. Mi incolla le sue labbra rosso ciliegia sulla bocca.
Mi lascio andare, ha la lingua ruvida di sigaretta e un cocktail da donna. Malibù e succo d’ananas. Io ho mangiato una gomma.
Ci sa fare, ha le labbra morbide, saliva il giusto. Mi sembra che stia gemendo piano, strofinandola contro il mio ginocchio mentre mi stringe la nuca.
Ci stacchiamo e le sorrido, lei mi fissa con uno sguardo intenso.
La musica è assordante e senza ritmo, una dodecafonia di Schoenberg in quattro quarti mixati male.
Le chiedo se vuole fumare una sigaretta fuori. Mi stampa un bacio, saluta le sue amiche prende la borsa e mi porta fuori per mano.
Finge che io sia il suo ragazzo, solo così potrebbe scoparmi.
Fumiamo, si chiama S. abita qua vicino, studia filosofia, è di Roma. Non potrebbe interessami di meno. Io le racconto tutto, le mie debolezze, le mie paure. Le dico che mi piacerebbe andare a dormire da lei.
La corrompo con la mia fragilità. Disarmante.
La accompagno a casa. E’ un appartamento di 40 metri per due. Mi dice di aspettare un momento. Prende un asciugamano, lo lega alla maniglia esterna e chiude a chiave, lasciandole inserite.
– Tu fai come se fossi a casa tua, io mi faccio una doccia e arrivo. Se vuoi in fondo al corridoio c’è un bagno di servizio.
Tempo di pisciare, sciacquarmelo nel lavandino con del sapone di Marsiglia e versarmi un bicchiere di vino bianco dal frigo, che lei mi abbraccia da dietro in accappatoio. Ha i capelli bagnati che le si appiccicano alla fronte. E’ molto carina anche senza trucco, ha un volto, come dire, scolpito.
La bacio portandola verso la camera da letto, l’accappatoio si dischiude. Ha un bel corpicino compatto, muscoloso. Non troppe tette, ma una depilazione niente male.
Mi sdraio su di lei, mi accarezza dai jeans. Le faccio scorrere le dita velocemente dal seno all’inguine. Finchè non la sento irrigidire.
– Mettimi due dita dentro. Sussurra piano al mio orecchio, bagnandolo con l’umidità della doccia ferma sul volto. Emana un tiepido calore.
Comincio a masturbarla e mi eccito immediatamente. Un’erezione modesta. Lei è umida e si divincola piano da me.
– Togliti tutto. Mi guarda attraverso gli occhi, puntando l’uccello.
Complimenti standard alla lunghezza, merito della depilazione. Comincia a leccarmelo piano mentre continuo a masturbarla.
Più si eccita, più lo infila in profondità. Quasi avesse il punto G in gola. Deepthroat insegna.
Quando sento le prime contrazioni intorno alle dita la prendo con forza è comincia il rituale delle macchine.
Viene quasi subito, dopo di che si gira.
– Prendimi da dietro, e vienimi dentro. Pronto a ricominciare perché mi sta piacendo un sacco. Sorrido.
– Detto fatto capitano.
Spingo ancora una decina di volte e le vengo dentro sperando che prendesse la pillola e non avesse malattie.
Ci sdraiamo e lei ricomincia a baciarmi il collo. Non mi sono neanche tolto la camicia.
– Vado a prendere dell’olio per lubrificare, dopo la prima volta faccio fatica a bagnarmi subito. Torno presto piccolo. Mi ammicca scherzando.
La macchina prende il grasso per ungere i suoi meccanismi .
Io prendo la mia roba e scappo con lei che mi chiama.
Mi avvolgo l’asciugamano, legato alla porta, in vita.
Mi accorgo di stare correndo solo quando mi scontro contro una delle sue amiche sulla scalinata principale.
– Ehy già finito? ride divertita guardando l’asciugamano.
No, sto andando a prendere il cacciavite, dopo la prima volta mi passa la voglia.

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