Two Kings – I Split #1

King – 1

Mi sveglio con un martello pneumatico che mi tritura il cervello. Lo stomaco aggrovigliato mi suggerisce gentilmente di evitare, almeno per la prossima volta, di mischiare vino bianco in cartone e whisky di 4 scelta. Mi soffio il naso ed il sangue incrostato nel fazzoletto grigio sussurra subdolo di smetterla con i fondi di sigaretta arrotolati nei ritagli di giornale. Tossisco polveri sottili, apro gli occhi.

La giornata mi guarda attraverso un sole pallido, cataratta di nubi leggere. Sorride in una paresi di luna meschina ma pronta a scomparire. Il freddo si congestiona nelle ossa.

Ci si abitua a tutto. Ed era mio padre a dirmi di non sedermi su nulla, che l’abitudine avrebbe ucciso ogni esperienza. L’intensità dell’esistenza si sarebbe spenta nel lento meccanismo della routine. Mio padre non ha mai tirato il collo ad un’oca del parco, tramortita a sassate. Mio padre mangiava solo il fegato. Il pane tostato è un ricordo che ho dovuto cancellare. Ne ricordo solo il suono. Il suono del pane tostato. Solo.

Mi alzo ed infilo le mani nelle tasche lacere. Prendo il mio zaino e mi muovo lentamente verso i bagni pubblici. L’igiene è ciò che ti salva sulla strada. Puoi non mangiare per giorni, puoi non toccare un caffè, una sigaretta per settimane. Ma se smetti di lavarti, non ti rimane neanche il tempo per avere fame.

La crisi finanziaria del nuovo millennio è stata tragica. E con “tragica” intendo: la peggiore e veloce sciagura antropofaga che possa colpire un piccolo borghese dipendente, senza moglie, ma con un mutuo 20ennale per un appartamento. 38mq non sono un appartamento. Un “cesso con poltrona” è decisamente più preciso.

Le macchine passano rumorose nelle prime catastrofi di congestionamento urbano. Un ragazzo incravattato mi guarda assente, attaverso i finestrini oscurati del suo taxi da 30 euro a corsa. L’assenza come mancanza da se stesso è l’unica risorsa possibile che gli rimanga. L’ultima possibilità di continuare a licenziare persone per volere di altri. L’egoismo è la prima forma di difesa, per non bruciarsi le ali.

King – 2

La campanella di Paganini mi sveglia attraverso la radio. Mi sussurra che le 6 e 45 sono già arrivate in tutta la loro forza dirompente. Attraverso il il cristallo della finestra, il sole pallido esplode in spicchi di riflesso. Sembra freddo fuori, la luce è lenta.

Il mio sonno di Lexotan è stato senza sogni. Più che un sonno, il mio, è uno sbadiglio della morte in una vita troppo veloce per morire davvero. Un’esistenza in cui tutto è un rituale delle macchine. L’assenza di automatismo porta alla rottura della catena. Secondo programma la sveglia suona la seconda volta. Mi sveglio. Forse.

Mi sciacquo la bocca con un nuovo colluttorio sbiancante, mi strofino i denti con un dentifricio erboristico a base di Salvia, Triclosan, Fluoro, sale marino e timo. Il presente è così pieno, così distorto che non vivo mai veramente. E’ la proiezione nel futuro che mi da la forza di tirarmi in avanti. L’appiglio. E’ la consapevolezza del passato che mi da la concretezza necessaria a non sfaldarmi nel flusso. L’autoritratto. E’ solo il sapore delle erbe medicinali che mi ricorda di essermi preparato.

Mio padre mi diceva sempre di cancellare ogni esperienza negativa. Non si ha il tempo di risolvere tutto. strappare la pagina è molto più facile che girarla. Fai prima, fai presto. Tutto è veloce.

Il taxi mi fa precipitare in ufficio come goccia di un rubinetto che perde. Mi convinco che io sia libero di cadere, che sia una scelta. Le illusioni non fanno male, sono meglio delle altre medicine che si prendono per rimanere in piedi. Mentire sulla propria forza equivale a due pastiglie di taurina ogni mattino. Mentire sull’esistenza della propria libertà: 25 gocce di Lexotan prima di andare a dormire. Mentire sulla capacità di vivere senza gli altri: una vita dall’analista. Le illusioni costano sicuramente meno. Come un mutuo subprime.

Le strade scorrono di tragedia, la crisi ha rabbuiato le facce, spezzato le gambe a chi non era abbastanza in alto da poter vedere la marea alzarsi, senza preparare la muta. Un barbone mi guarda attraverso i suoi occhi piccoli, attraverso il finestrino, attraverso i miei occhiali Gucci, attraverso il suo Odio. Innalziamo barriere, così vicini e lontani ad un tempo.

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Una risposta a “Two Kings – I Split #1

  1. molto molto belli entrambi, scorrono rapidi.
    rock&roll

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