Lettera monocromatica per una generazione futura a scelta #2

Eravamo la generazione di mezzo. Eravamo giovani. Una massa tagliente fatta di cocaina e sigarette. Troppe sigarette e tanta cocaina. Avevamo dimenticato la sensazione della paura, troppo veloci per accorgerci che il mondo intorno a noi stava cadendo a pezzi. Le guerre si vivevano attraverso i film e i libri. Il passato era solo un romanzo, perfino la nostra stessa storia era così lontana da sembrare di plastica. Inferni artificiali. Dimenticavamo la traccia lasciata alle nostre spalle, non pensando alle conseguenze. Nessuna bava opalescente di lumaca a ricordare cosa fossimo. Il Vietnam era un’ambientazione per videogames, gli anni di piombo un fenomeno cagato da una filosofia nata e morta sui libri, Cuba era un cocktail. Anzi, due. Non avevamo sviluppato nessun rapporto con la fine dell’esistenza. E quando cominciò a colpire, con la furia e la rabbia di cui solo la vera fine è capace, fummo così sorpresi da non capire. Continuammo a fuggire nonostante tutto.

Privi e privati di qualsiasi coscienza politica e storica, vuoti della consapevolezza della fine eravamo puro e perfetto presente. I nostri rapporti interpersonali erano lo scimmiottare mimetico di una tradizione ormai scomparsa, che non descriveva più nulla. Il sesso, quello sì, era l’incarnazione del nostro subito, del nostro adesso. Il nostro personalissimo Dio a due ci rallentava per i minuti necessari a perdere la percezione del tempo. Siamo tutti costretti a respirare, prigionieri per questo.

Prendi fiato.
Ancora.
Ricomincia a leggere.

Di una cosa eravamo certi. Della nostra infinita solitudine. Senza passato e futuro, con le cuffie premute a fondo nelle orecchie, nascosti dietro occhiali da sole tatuati sulle orbite, vivevamo intensamente lo scorrere dell’asfalto fuori di noi. Fuori dal finestrino anche la Mole era sola, abbandonata, ma lei, con tutti gli occhi addosso, non poteva cadere. La vera solitudine è la certezza della caduta infinita, verso un fondo inesistente, al di là del limite oltre il quale l’anima ed il corpo di scindono. Ed è sempre e solo la prima a rimanere indietro.
Non sei solo se sai di poter cadere, se sai che qualcuno, prima o poi, verrà a prenderti. Camminavamo veloci, sì, ma ben attenti a non volare troppo in alto.

Avevamo gettato le basi della nuova Era Glaciale.

Persone nascoste dietro chilometri di difese, affogati da se stessi e nella spersonalizzazione atomica delle proprie città. Il grande abbraccio delle piazze sovraffollate, così sottile ed invisibile agli occhi, culla le proprie bambole di plastica. Parole svuotate, cadaveri di poeti agli angoli delle strade, musicisti dimenticati che scavano sotto terra e che urlano, esangui di speranza, il loro messaggio. Pittori che stracciano tele e annichiliscono cavalletti, perché il pennello non sa più cosa ritrarre. Il cielo di notte, grande protagonista di quest’era, ci guarda ora pieno di sè, sapeva bene che il suo momento sarebbe arrivato, come luce c’inchiostro che non cade.

Tutto è candido.
Tutto è bianco.
Attraverso il fondo del bicchiere.
e quando il sorso finisce, il ghiaccio emette un suono.

Spero che abbiate le forze, di rompere questi specchi.

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Una risposta a “Lettera monocromatica per una generazione futura a scelta #2

  1. “Il cielo di notte, grande protagonista di quest’era, ci guarda ora pieno di sè.”

    rockandroll.

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