La crudele storia dell’essenziale.

La catena di montaggio dell'essere

A me Woody Allen piace molto. In fondo lui è come me, solo che io i film non li faccio, li guardo e basta dopo che torno dal lavoro. Lavoro al supermercato come cassiera part time. Il resto del giorno lo dedico a guardare film sul divano e serie televisive. A volte mi trovo con le mie colleghe e ridiamo dei film di Woody Allen. Le mie colleghe lavorano part time e spesso fanno le pulizie in case di vecchie signore o di donne che lavorano e hanno sposato mariti ricchi. Loro non hanno il tempo di fare le pulizie. Ridiamo perchè le pulizie dobbiamo farcele da noi, da noi e da loro. Non abbiamo più lacrime da piangere e allora ridiamo, davanti allo schermo preso al supermercato. Noi abbiamo lo sconto perchè ci lavoriamo. Woody sono anche dei wurstel da 2 euro e 30, la confezione da tre. A volte le mie colleghe rubano del cibo dalle case in cui fanno le pulizie. Magari una fetta di carne dal pacco da 12. Delle patatine quando sono ancora nella busta della spesa del supermercato in cui hanno appena finito di lavorare. Se vengono accusate dicono che una montagna di roba viene comprata e dimenticata sulle case del supermercato. Nella preparazione prima dell’assunzione, infatti, ci dicono che dobbiamo mettere fretta al cliente, essere efficienti nello stampare lo scontrino e nel passare più velocemente possibile i codici a barre sotto lo scanner. Quando andiamo a dormire dopo 4 ore di turno, io e le mie colleghe, sogniamo il bip della cassa. Così la gente di fretta si dimentica la merce. E loro raddoppiano il guadagno. Noi mangiamo le patatine davanti alle serie televisive come Californication e Lost. Facciamo bollire i wurstel Woody per 4 minuti nell’acqua bollente, li tagliamo a fettine e li afferriamo con gli stuzzicadenti. Ci sono anche quelli farciti al formaggio.

Poi andiamo a dormire.

Bip. Il codice per la carta di credito. Bip. Il rumore della stampante della cassa.

Al mattino mi sveglio e una volta al mese vado dal parrucchiere. Mi faccio la tinta bionda. La mia parrucchiera dice che ho i capelli molto sfibrati e usa l’olio di lino. 19Euro. Però dopo ho dei capelli biondi lisci e morbidi che fanno invidia alle mie colleghe. Noi andiamo a ballare in discoteca la Domenica sera perchè il supermercato e chiuso di Lunedì mattina e possiamo riprenderci dalle sbronze. I capelli biondi mi fanno sembrare più magra. E’ una questione di luce dice la mia parrucchiera. Dice anche che si intona meglio con il mio colore della pelle e con i miei occhi. Dice che probabilmente ho i capelli così sfibrati perchè l’aria condizionata del supermercato li secca molto. Sempre dal parrucchiere, mi faccio fare anche le unghie col gel. La mia manista dice che ho le unghie che si scheggiano facilmente, probabilmente, dice, è il freddo dei frigo che le rovina. Quando ripongo le merci nei giorni prima delle vacanze, quando lavoriamo tutti di più. Solo 40Euro, le unghie, perchè è una ragazza che veniva con me a scuola. Altrimenti costerebbero molto di più. Le faccio o rosa o bianche. Prima o poi vorrei metterci anche un brillantino, così richiamo l’attenzione sulle mani. Ho delle belle mani, dice la mia manista.

Quando andiamo a ballare beviamo Daiquiri frozen alla fragola. Di solito ne beviamo 4 o 5. Per rilassarci un po’. La pubblicità della Bacardi è stupenda, mi fa venire voglia di Bacardi Mohito. Solo che non mi piace la menta. Una volta ho chiesto al barista un Bacardi Mohito senza menta e lui mi ha chiesto se mi andava bene lo stesso un Rumculer. Era buono.

L’altra Domenica ho conosciuto un idraulico che mi ha chiesto il numero. Non mi ha ancora chiamato ma sembrava simpatico, un idraulico poi potrebbe comprarmi degli orecchini nuovi ed aggiustarmi la lavatrice che non funziona più bene.

Dopo la discoteca vado a dormire. Se ho bevuto abbastanza riesco a non sognare il Bip. Il rumore dei carrelli. Il freddo tra le dita. L’aria condizionata sul sudore del collo. Le tessere a punti.

Nei giorni prima delle feste, quando bisogna lavorare di più, a volte ci pagano gli straordinari per posizionare i prodotti. Ci dicono di mettere i prodotti nuovi dietro quelli vecchi, in modo che ci sia un ricircolo della merce in scadenza. Poi, ogni marchio deve essere sul piano giusto e nel punto della corsia determinato. Il capo ci dice che le varie marche pagano le catene dei supermercati per poter essere esposti negli scaffali migliori. I più costosi sono quelli ad altezza spalla. Le signore anziane e le donne in gonna non vogliono o non possono piegarsi per cercare i prodotti più in basso, meno costosi. Scelgono quello più comodo. I dolci e i giocattoli vengono messi sempre ad altezza anca, in modo che siano ad altezza spalla per i bambini che accompagnano le mamme.

A fine corsia vengono messi i prodotti che il mio capo chiama “da acquisto compulsivo”. Il cioccolato, i gelati, le bibite. Lo zucchero da dipendenza. I prodotti più necessari invece devono essere messi in posti difficilmente raggiungibili, dice il capo, perchè ogni minuto che un cliente passa nel supermercato, aumenta la possibilità che poi compri qualcosa in più. Poi le caramelle e i preservativi senza prezzo alla cassa. I primi come compulsivi, gli altri perchè molti non osano chiedere il prezzo che così può essere aumentato.

Bip. Bip. Bip.Bip. Il rumore dei carrelli. Desiderato alla cassa numero cinque. Alla cassa numero diciassette. Al reparto bambini.

Un pomeriggio una mia amica mi ha confidato che il suo ragazzo voleva a tutti i costi avere un rapporto anale con lei. Le aveva detto che magari le sarebbe piaciuto, come poteva saperlo? Io le ho risposto che secondo me, lei, se non sentiva il bisogno di farlo, non doveva farlo. Perchè in fondo crearsi dei bisogni che normalmente non si avrebbero? Questa amica mi ha risposto che se fosse stato bello però si sarebbe persa qualcosa. Che si vive una votla sola. Credo che abbia ragione lei.

Suona il telefono. E’ Mara che mi chiede se sono pronta per stasera. No, sono sdraiata sul divano a bere cocalight e mangiarmi un pacchetto di patatine avanzate dall’altra sera. Muoviti! Ora vado ho ancora tempo. La saluto e riattacco.

Mara è una mia collega del supermercato. Lei è sposata con un muratore-capo, da quanto ho capito. Lavora per arrotondare i conti di casa e pagare i corsi di nuoto ai figli. Le scarpe di hello kitty, dice a volte Mara ridendo.

A volte mi chiedo però di che cosa io abbia davvero bisogno. A volte tutto mi sembra inutile, le mie unghie, i capelli, il fondo tinta, l’ombretto, il profumo, i daiquiri, i cubetti di ghiaccio profumato che servono in quel locale in centro. Spesso io sto bene a casa, con i film, con Sex and the city, con le patatine e una tuta comoda. Non mi interessa mettere i leggins attilati, non mi interessa comprare gli orecchini nuovi, le scarpe con il tacco dodici. Non so neanche se mi servano tutti questi amici, i flirts con i baristi, le sigarette. Il rossetto che sporca le sigarette. Il rossetto che sporca il bicchiere dei daiquiri, il rossetto che sporca le labbra dei flirts.

Il problema è che, come dice la mia estetista, per la ceretta al miele, la depilazione è come il fumo. Una volta che inizi, smettere causa solo problemi. Per esempio sulle braccia. Dovrebbero scriverlo sulla confezione delle strisce a freddo. La ceretta causa un’elevata dipendenza, non iniziare.

Lo stesso per tutto il resto. Non lo metti più quel profumo? Era buonissimo! Con il lucida labbra sei molto più sexy. Hai fatto qualcosa alla pelle? Perchè è liscissima.

Il tuo medico e il tuo farmacista possono aiutarti a smettere.

No, non possono. La cosa più assurda è che io spendo praticamente tutto il mio stipendio riconsegnandolo agli stessi che mi pagano. Però abbiamo gli sconti.

Tra poco dovrò uscire con l’idraulico, non so cosa mettermi. Mi sfilo la tuta dalle gambe, sento la ricrescita ruvida sul polpaccio. La sfioro con la mano, premendo di più verso il fondo. Risalgo verso l’inguine, i peli cominciano ad uscire dal perizoma.

Vado in bagno e mi guardo allo specchio velocemente, mentre scuoto la schiuma da barba e cerco il rasoio nel bicchiere degli spazzolini. Mi siedo sul cesso e metto i piedi nel Bidet, lasciando scorrere l’acqua calda. Tolgo tutto sulla gamba sinista. Sciacquo. Guardo l’ora. Sono in ritardo di almeno 20 minuti, devo sbrigarmi. Alla seconda passata sulla gamba destra mi accorgo che oltre alla schiuma, nel rasoio, è rimasto un lembo sottilissimo di pelle. La gamba comincia a sanguinare per tutta la lunghezza dello stinco. La televisione trasmette un altro di quei servizi sulle armi negli Stati Uniti e io sono in ritardo.

L’acqua si tinge di rosa, sulla gamba compare una striscia sanguinante lunga e stretta come il rasoio, puntinate di piccole chiazze bianche. Mi paralizzo a guardare il mio corpo senza pelle. E’ come se lo vedessi vivere di una vita esterna. Non sono io a far scorrere il sangue.

Prendo dall’armadio una garza e la fisso con dei cerotti sulla gamba. La depilazione uccide. Rido.

Mi vesto velocemente. Pantaloni morbidi perchè la gamba brucia. Una maglietta panna sotto un golf lungo, aperto sul davanti. Decolté nere, tacco 7.

Trucco leggero, fuori fa umido e non vorrei che colasse. Non vorrei sembrare Pierrot dopo l’ennesimo trauma.

Mi viene a prendere. Ristorante semplice più Daquiri frozen alla fragola. Lui prende un godfader. E’ divertente e brillante. Non riesco a fare a meno di notare un enorme neo che ha sul collo. I suoi mocassini viola. La camicia fuori dai pantaloni, la giacca appoggiata sulle spalle. Non riesco a vedere nient’altro. Mi verrebbe voglia di taglirgli un lembo di pelle, per vedere se anche lui sia vivo. Sorrido molto, mi aggiusto i capelli. Mi aggiusto il reggiseno. Lui mi guarda e vuole portarmi a letto. Non pensa ad altro dal momento in cui ha finito il drink. Lo invito da me, in fondo mi piace.

In ascendore mi abbraccia con forza e mi bacia. La sua giacca cade a terra e sembra eccitarsi, probabilmente pensa che l’abbia fatto io di proposito. Sa di sigaretta e del del suo cocktail dolciastro all’amaretto. Apro la porta mentre mi bacia il collo freneticamente, mi annusa i capelli.

La televisione è ancora accesa. Lo trascino velocemente verso la camera da letto e noto di aver dimenticato la luce del bagno accesa.

Ti piace anche da dietro? Il lembo di pelle galleggia nell’acqua a pochi metri da noi, mentre lui mi scopa. Ha ancora le calze addosso. Sono delle Barlington. Lo speaker della televisione comunica che l’80% dei proiettili sparati sul suolo degli Stati Uniti e fabbricato nello stato stesso. Che le fabbriche di armi che finanziano i presidenti armano i criminali del proprio paese.

Posso cambiare lato allora? Ti piace?

Fai pure, se esiste vuol dire che deve essere provato. Spingi, fammi male. Voglio vedere il mio corpo vivere. Voglio sentirlo vivo.

Bip, Bip, Bip, Bip, Bip.

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