Prologo #1

Queste sono le ultime parole che scrivo.

Immaginate di ascoltare la Sonata al chiaro di luna di Beethoven. Non di Mozart. Immaginatela suonata da una donna. Una donna arrabbiata e piena di rancore. Di quel risentimento profondo e radicato che si può solo provare nei confronti di qualcuno che non potrà mai rispondere. L’odio di Dio, l’odio del futuro, l’odio di un passato troppo lontano per poter essere cambiato. La furia ceca di chi non ha nulla da perdere. Immaginatela suonata da Lisitsa.

Ecco, immaginate che questo racconto inizi cavalcando quel sentimento.  Sarebbe romantico, sarebbe evocativo, sarebbe pieno di significato profondo. Sarebbe. Immaginate dunque, perché non sarà affatto così.

Ciò che state invece per leggere è veloce, è superficiale, è un colpo di revolver sparato sulla superficie del mare che violenta le onde senza fermarsi. E’ la marcia a testa alta, ad occhi ben aperti di chi non sa nulla del mondo e ha poco tempo per imparare. E’ la condizione esasperata di ognuno di voi, fermi e morenti nelle vostre città che vi fanno da culla, da letto per scopare la prima, la seconda e la terza volta. Quelle città che vi fanno da primo e secondo nido familiare. Da carcere d’asfalto e smog. Che vi chiedono la vita, in cambio della sicurezza. Quelle città che fanno da tomba ai vostri corpi, svuotati da tutto, così simili ai vivi.

Rifacciamo lo stesso esercizio, andate su youtube, e scrivete “noisia machinegun – amon tobin remix”. Seguite il flusso del pezzo, sentitelo distorcersi, assaporatene la quiete che piano piano si contamina. Ora fate un salto nel vuoto e dimenticate tutto. State cadendo in un baratro di cui vedete perfettamente il fondo. Lontano, ma non troppo. Non c’è silenzio, i vostri timpani nel vuoto sibilano, il sangue spinge forte dall’interno assordandovi, rendendovi pienamente consapevoli della vostra solitudine. Sta per accadere.

Lo schianto è imminente, volete dilatare lo spazio o deformare il tempo. Impossibile. I secondi passano. Tutto si restringe. La roccia è a poche spanne dal vostro corpo. Pieno di sangue che pulsa assordandovi.

Semplice.

Dovete essere più veloci, più agili, avere gli occhi più aperti e le orecchie ben tese. Dovete essere voi stessi moltiplicati per un milione di volte.

Vivere mille volte nel poco che vi resta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...