Salve o Regina

Quando ti accorgi di essere stato maltrattato dalla vita, inizia il tuo risveglio.

Sono nato in un paese di campagna nella Maremma toscana. Mio padre era il tutto fare del paese, piccoli lavori da idraulico, da muratore, elettricista, piastrellista, imbianchino, traslocatore e, sì, gran scopatore. Erano anni vigorosi i settanta, anni in cui i luoghi comuni si sono creati per le generazioni future. The end of new, recita la mia maglietta troppo lunga e troppo attillata che porto oggi. Mia madre era una casalinga modello, brava cuoca, brava allevatrice di figli, brava donna di casa, remissiva con il marito ma consapevole di tutto. Prendeva ciò che le dava la vita con il sorriso. Il resto diventava gastriti e dermatiti veicolate da due pacchetti di sigarette al giorno, veicolate da una bottiglia di Chianti al giorno. Si stava bene in famiglia, mio padre sempre stanco e rilassato, mia madre nervosa ma taciturna, tutti con una Nazionale senza filtro in bocca. Fissa. Pendente dal labbro, un prolungamento dell’anima nel fumo. Fumavano tutti in casa, sul mio faccino smunto da ipertiroideo, gli occhi sporgenti arrossati. Si fumava in bagno, si fumava a cena, subito dopo colazione. Ricordo quando, per una cena di compleanno di qualche cugino, mia zia preparò dei fusilli con il formaggio fuso. Il mio piatto arrivò coperto di scaglie nerastre. Zia cos’è questa polvere? avevo 12 anni. Noce moscata. Vomitai per due giorni la fottutissima noce moscata. In quei due giorni di prigionia casalinga, capii a fondo le dinamiche di casa. Capii che mio padre, scopandosi una cliente non troppo pulita, si era preso la sifilide, il morbus Sanctae Reginae. La malattia della Madonna in sostanza. Mia madre andò a vivere dalla sorella, lontano da quell’uomo sporco e infetto, e dalla sua macchia violacea sull’uccello, che non sta neanche più su come un tempo. Mia madre sapeva di ogni scopata di mio padre, ma poco le importava, credo. Più che altro, non tutti i panni sporchi si possono lavare in casa. Tanto meno sul collo dell’utero della propria moglie.

Passò un anno sospeso nel tempo, era il 1988 , l’anno in cui fumai per la prima volta, baciai la mia prima ragazza, fui riempito di botte per la prima volta, per quel bacio alla ragazza di un altro. L’anno in cui mia zia fumò più sigarette. In cui comprò meno noce moscata.L’anno in cui mio padre mi iscrisse, senza dirmi un cazzo, a Villa Sora. Un collegio Salesiano a Roma. Villa Sora. Cinque anni di formazione, dedicate alla Madonna. Sacra Regina sifilitica.

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